La chiamata alle armi

La definivano “chiamata alle armi” ed era così che venivano scelti i vincitori del concorso nazionale per l’abilitazione all’insegnamento del diritto tributario.

L’inchiesta è partita dalla denuncia di un ricercatore, al quale sarebbe stato intimato di fare un passo indietro e ritirare la propria domanda di partecipazione al concorso per lasciare spazio ad un altro candidato che, pur avendo un curriculum più scarno, risultava favorito secondo il criterio di valutazione prediletto dai Baroni della “chiamata alle armi”.

Non sono poche le luci e le ombre che in questi giorni sono affiorate. L’inchiesta, avviata dalla procura di Firenze, ha condotto all’arresto di 7 docenti universitari tra i quali spiccano nomi di rilievo collocati nelle più influenti università italiane.

I sette professori ai domiciliari sono: Giuseppe Zizzo, della libera università Carlo Cattaneo di Castellanza; Fabrizio Amatucci, professore a Napoli; Alessandro Giovannini dell’università di Siena; Giuseppe Maria Cipolla dell’università di Cassino; Adriano Di Pietro dell’università di Bologna; Valerio Ficari, ordinario a Sassari e supplente a Tor Vergata a Roma; Guglielmo Fransoni, professore a Foggia.

Gli arresti, però, non sono stati l’unica conseguenza per i Baroni. Basti pensare che sono ben 59 gli indagati che conta l’inchiesta e che alcuni di loro sono stati interdetti dallo svolgimento delle funzioni di professore universitario e di quelle «connesse ad ogni altro incarico assegnato in ambito accademico per la durata di 12 mesi».

«Voglio andare fino in fondo», ha detto il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. La Fedeli, però, ha anche annunciato che entro ottobre arriverà un vero e proprio di codice di comportamento sul quale il Miur sta ragionando in collaborazione con l’ Anac.

Lo scandalo è sotto gli occhi di tutti e non sono mancati i commenti delle varie Università coinvolte. “Un danno per tutta l’università, per gli studenti, per il Paese: non è questa l’università che vogliamo”. Queste le parole di Eugenio Gaudio, rettore dell’Università La Sapienza di Roma. Non è questa l’università che vogliamo, ma ci ritroviamo intrappolati come insetti nella fitta rete di menzogne tessuta da abili e corrotti ragni. Chi è la vittima? Chi è il colpevole? Sono più le vittime o i colpevoli? Troveremo, andando avanti, altri colpevoli che faranno, nel loro cammino, altre vittime. Allora ci saranno nuove vittime e nuovi colpevoli. Non è più possibile camminare tra le rovine e fare la conta dei danni. Non è più possibile prendere passivamente atto del disastro. Bisogna fare di più contrastando il fenomeno con intelligenza e forza d’animo.

Ilaria Di Blasio

MALATO, TORNA SULLA BOCCA DI TUTTI

Proprio in un periodo in cui l’università è nuovamente in fermento, a causa dei suoi recenti attriti con la giustizia, torna di moda un professionista del settore.

Infatti, è di pochissimi giorni or sono la notizia che fa ritornare agli onori della cronaca il Prof. Luca Sgarbi, docente associato di diritto del lavoro presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino. Il professore infatti era seminfermo di mente quando, nell’estate del 2016, pretese favori di carattere sessuale da una studentessa, in cambio di un buon voto alla tesi di laurea. A stabilirne la seminfermità mentale è stata una perizia psichiatrica redatta da uno specialista di Genova, su incarico del GUP Stefano Vitelli.

Il docente è sotto processo per tentata concussione e detenzione di materiale pedopornografico: l’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Gianfranco Colace, era partita nel momento in cui una studentessa di 22 anni, iscritta a Giurisprudenza, aveva denunciato il professore per averla ricattata. La ragazza si è rivolta al garante degli studenti dell’Ateneo, poi il rettore ha fatto partire la segnalazione alla Procura il 19 luglio 2016.

I legali del docente, Simona Grabbi e Mauro Ronco, sottolineano che: “la chiusura delle indagini evidenzia come il fatto è rimasto del tutto isolato, nonostante altre studentesse siano state sentite dai magistrati. Fin dall’inizio il professore ha spiegato agli inquirenti come alla base della vicenda ci sia stato un equivoco circa i rapporti con la studentessa.

Luca Sgarbi, quarantasettenne avvocato bolognese, era giunto a Torino nel 2001, vincendo un concorso da ricercatore, con un curriculum di tutto rispetto: in passato ha collaborato con numerose riviste ed è stato commissario in molti concorsi.

La Procura di Torino auspica che altri eventuali simili episodi, allo stato sconosciuti, siano resi noti agli inquirenti: le mura del Campus Luigi Einaudi tremano dai tempi del caso Musy, in cui fu il Professor Monateri a finire su tutti i giornali, il più recente caso Sgarbi sconvolge nuovamente l’Ateneo piemontese (anche se il docente è stato dichiarato seminfermo di mente).

Non ci resta dunque che attendere e sperare affinché l’impervia questione che coinvolge il Professor Sgarbi e l’ancor più recente scandalo concorsuale fiorentino, che pare coinvolgere anche docenti torinesi, si concludano per il meglio.

Fabrizio Alberto Morabito