Compatibilità tra la confisca “allargata” ex art. 12 sexies d.l. 306/92 e il delitto tentato. La parola alle Sezioni Unite.

L’istituto della confisca “allargata” di cui all’articolo 12 sexies è stato introdotto come misura di contrasto alla criminalità organizzata nel periodo immediatamente successivo alle gravi stragi di mafia che hanno caratterizzato gli ultimi anni del secolo scorso.

Il legislatore, tuttavia, nulla aveva previsto relativamente all’estensione di tale particolare ed incisiva misura di sicurezza alle ipotesi soltanto tentate dei delitti elencati nella suddetta fattispecie.

L’interpretazione di tale silenzio legislativo ha caratterizzato il panorama giurisprudenziale degli ultimi dieci anni, tanto che è possibile distinguere contrastanti prese di posizione della Corte di legittimità, tutte volte a dare un diverso significato al contenuto della disposizione in commento.

Secondo una lettura più risalente, valorizzante sia la natura autonoma del delitto tentato rispetto alla corrispondente fattispecie consumata sia il principio cardine del divieto di analogia “in malam partem”, il silentio legis sarebbe da intendersi nel senso di limitare l’applicabilità dell’articolo 12 sexies soltanto alle ipotesi criminose che avessero raggiunto lo stadio di piena consumazione.

Analoghe conclusioni sono state riaffermate da una più recente pronuncia del Giudice di legittimità, specificando, questa volta, che il generico riferimento, nel testo del decreto, alla sola categoria del “delitto” doveva indurre a ritenere che la disposizione facesse riferimento alla mera fattispecie consumata.

Un terzo filone interpretativo, d’altra parte, si poneva in contrasto con tali letture ermeneutiche, evidenziando, non soltanto l’irragionevolezza della distinzione tra l’ipotesi tentata e quella consumata, considerata la ratio dell’istituto di colpire genericamente i beni presumibilmente derivanti dalla complessiva attività illecita del condannato, di fronte ad un fatto-reato indice della particolare pericolosità soggettiva dello stesso, ma anche il dato testuale della norma che, a contrario, non facendo alcuna distinzione espressa tra l’una e l’altra ipotesi, non discriminerebbe il delitto tentato da quello consumato.

Alla luce del suesposto contrasto interpretativo, la Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza 5378 del 2018, dovendo pronunciarsi sulla legittimità di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca “allargata” nell’ipotesi di una tentata estorsione aggravata dall’utilizzo del “metodo mafioso”, ha rimesso la questione alle Sezioni Unite, facendo un “obbligato” richiamo alla recente novella legislativa 161/2017, che, procedendo ad una risistemazione dell’articolo 12 sexies, sarebbe da leggersi, a detta della sezione remittente, a favore dell’ultimo filone interpretativo citato, considerato che il delitto tentato costituirebbe “una forma di reato comunque allarmante e indice di una capacità criminale, che pur arrestandosi prima della consumazione, può ritenersi connotata da disvalore analogo o addirittura superiore rispetto a taluni reati consumati”.

Gianlorenzo Franceschini

Assessore a tutti i costi

La pratica del porn revenge è di matrice anglosassone. Il fenomeno nato tra U.S.A. e Inghilterra consiste nel pubblicare online video hard raffiguranti il proprio partner in attività di autoerotismo o durante rapporti sessuali. Lo scopo di questi video è la semplice e pura minaccia di discredito che si vuole lanciare, tendenzialmente, nei confronti del proprio ex compagno/a per compiere contro di lui/lei ancora un ultimo dispetto, se così si può chiamare.

La pratica è approdata anche nel nostro paese e i fini sono sempre gli stessi: deridere e ferire il proprio ex partner; derisioni compiute senza pensare, oltretutto, alle conseguenze sulla psiche e sul fisico della persona sbeffeggiata ai quattro venti.

Alle volte la forma della “vendetta porno” assume contorni leggermente differenti: sempre più in voga è, infatti, l’utilizzo di Skype, il noto programma per compiere videochiamate in rete. Sempre più persone si trovano su queste chat create appositamente per condividere del sesso online.

I rischi non sono pochi e, ormai spesso, capita di sentire di persone ricattate da compagni sessuali poco intenzionati a condividere momenti di piacere tecnologici e più interessati ad ottenere vantaggi ed utilità attraverso la minaccia della divulgazione dei video, a dir poco, personali.

Succede anche che alcuni possano essere minacciati non solo per far sì che paghino una somma di denaro, ma che vengano minacciati a lasciare la loro carica di assessore in Comune. Questa è la vicenda di un assessore del Comune di Potenza, il quale si è trovato incastrato nella scomoda storia di un video hard che gli è stato minacciato di pubblicare se non avesse lasciato il proprio incarico nell’amministrazione comunale.

Il fatto narra di due abili complici: da un lato un noto editore della città di Potenza interessato alla carica comunale e dall’altro un’attrice appositamente retribuita dal primo per ghermire e porre in una situazione scomoda l’assessore davanti alla webcam del computer.

Il pubblico funzionario, però non si è scoraggiato e ha denunciato i due.

La sentenza non è stata leggera: “tentativo di estorsione” recita la sentenza definitiva della Cassazione (Cass. sent. n.44408/2016) e pena degli arresti domiciliari inflitta ai due complici.

Secondo la Corte il requisito dell’idoneità degli atti, necessario per il tentativo, è rispettato dato che la minaccia della pubblicazione era più che sufficiente per far sì che l’assessore si dimettesse.

Infine, è ravvisabile il reato di tentativo di estorsione e non quello meno grave di violenza privata, proprio perché il colpevole per ottenere un ingiusto profitto ha fatto uso di violenza o minacce affinchè il soggetto passivo facesse qualcosa che gli infliggesse un danno economico e qui il danno economico sono certamente i compensi e le indennità che il soggetto avrebbe perso se si fosse dimesso.

Mi viene da dare due semplici consigli: all’imputato proporrei come via più semplice e meno rischiosa per diventare assessore quella della candidatura e per la vittima di fare molta (!!!) attenzione la prossima volta a mostrare sè stesso in certe situazioni davanti ad una telecamera.

Ma penso che, ormai, questi signori abbiano imparato la lezione.

 

 

Alberto Lanzetti