Riforma Fornero, niente modifiche

La vituperata riforma delle pensioni voluta nel 2011, nel pieno della crisi economica, nel pieno del Governo tecnico presieduto dal Professor Mario Monti, potrebbe essere modificata, ma solo leggermente, ed a sei anni da quelle famose lacrime che contraddistinsero la presentazione della riforma delle pensioni è proprio lei, Elsa Fornero, la protagonista di una delle riforme più discusse e meno amate dal popolo italiano., ma, ancora oggi, stando alle sue parole è un vero e proprio salvagente per l’intero Paese, costituendone un “salvadanaio” (come da lei definito).

Quando lei la presentò, come detto, pianse, oggi invece, con una situazione economica nettamente migliorata, afferma che “cambiamenti a quella legge sono ancora impossibili” e lo sono perché, secondo la professoressa, “tornare indietro sarebbe un gravissimo rischio per il Sistema Paese”, invocando, ancora una volta, pericoli per la fragile ripresa italiana. Non solo, per l’ex Ministro, “rinunciarvi costituirebbe un gravissimo errore anche agli occhi dei partners europei che ce l’hanno chiesta”. Finalmente, a quanto pare, abbiamo questa normativa, con tutte le problematiche del caso però: il problema degli esodati, che ogni anno aumentano, nonostante i fondi che vengono stanziati con ogni legge di bilancio per tentare di risolvere questo problema che ormai, dal giorno di entrata in vigore della riforma, ci portiamo avanti. L’unica concessione che viene fatta, non è uno smantellamento completo, come chiede la Lega Nord di Matteo Salvini, ma piccoli aggiustamenti concernenti l’uscita anticipata dal lavoro, esattamente come avviene oggi con l’APE social, con la quale, è vero che puoi uscire dal lavoro, ma solo se paghi un mutuo, soldi che lo Stato ti presta ma che devi restituire negli anni.

La Fornero plaude agli aggiustamenti che sono stati introdotti nella legge di bilancio 2017, infatti afferma che “bene ha fatto il governo Renzi a proporre qualche aggiustamento”, ma rinunciare alla sua riforma sembra al momento per l’Italia solo una chimera.

Dott. Alessandro Pagliuca

“Voglio solo lavorare tranquillo”

Gli incidenti sul posto di lavoro sono molto ricorrenti e le conseguenze possono essere molteplici: dall’infortunio meno grave, fino a quelli più gravi che causano anche handicap permanenti, se non addirittura la morte.

Il numero di tali incidenti non accenna a diminuire: secondo l’Osservatorio Indipendente di Bologna sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali le morti sul lavoro nel 2016 ammontano a 641. Il settore agricolo è quello dove si paga il prezzo maggiore, infatti, è qui che vi si trova il 31% di tutte le morti sui posti di lavoro. Subito dopo si trovano il settore edilizio con il 19,6%, l’autotrasporto con il 9,3% e l’industria con l’8,2%. Infine ci sono tutti gli infortuni di coloro che hanno una partita IVA, i quali non sono stati tenuti in conto nella statistica, ma che ci sono e ancora tutti gli infortuni dei lavoratori c.d. “in nero”, i quali, per ovvie ragioni, non sono stati calcolati.

Il Governo si è deciso di prendere provvedimenti ed introdurre i nuovi artt.589-quater e 590-quinquies, rispettivamente rubricati “omicidio sul lavoro” e “lesioni personali sul lavoro gravi o gravissime”.

I progetti sono stati presentati sulla falsariga di quello che, poi, si è concretizzato con la l.41/2016 per l’omicidio stradale. Si è ritenuto che introdurre questi reati fosse necessario, in quanto l’intervento apportato in materia con la l. 125/2008, “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica”, non è stato ritenuto sufficiente.

Giovanni Barozzino, parlamentare che ha presentato il progetto, ha ritenuto che si dovessero prendere provvedimenti per infliggere una “punizione più severa nei confronti di chi sul lavoro cagiona la morte di vittime innocenti, per distrazione, disinteresse, o peggio per un’assoluta non curanza delle normative sul lavoro dimostrando di dare la precedenza ad altri interessi e valori rispetto alla tutela massima della vita umana in ogni manifestazione sociale”.

Il reato di cui al 589-quater punisce con la reclusione da 2 a 7 anni l’omicidio commesso in violazione delle norme sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali. Inoltre il datore di lavoro deve preoccuparsi della nomina di un responsabile della sicurezza e della prevenzione, pena un inasprimento della pena.

Il 590-quinquies, invece, prevede la reclusione da 3 mesi a 1 anno per le lesioni gravi e da uno a tre anni per le lesioni gravissime. La pena viene aggravata se il datore di lavoro abbia causato lesioni personali al lavoratore se non ha adempiuto alla valutazione di tutti i rischi o non ha designato un responsabile del servizio di prevenzione e protezioni.

Con l’introduzione di nuove fattispecie criminali si spera di acuire la punizione di quei datori di lavoro che omettono di prendere le dovute precauzioni sul posto di lavoro e cercare di, almeno, far scendere quei dati che sono sempre più spaventosi.

 

Alberto Lanzetti