Il processo penale minorile e le sue peculiarità

Il processo penale minorile è un processo a sé stante, ovvero si tratta di un processo che, considerata la particolarità della questione inerente l’età degli imputati, prevede punti di specialità, sia per quanto riguarda la personalità, sia per quanto riguarda le esigenze rieducative del minorenne.

Gli organi adibiti al procedimento per i minorenni sono: il Procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni, il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale dei minorenni, il tribunale per i minorenni, il procuratore generale presso la corte d’appello, la sezione della corte d’appello per i minorenni, il magistrato di sorveglianza per i minorenni.

La competenza è del tribunale per i minorenni, quindi, per i soggetti che non hanno ancora compiuto i diciotto anni. L’esercizio dell’azione penale spetta al pubblico ministero presso il tribunale dei minorenni dove dimora il minore all’inizio del procedimento stesso. All’interno della Procura della Repubblica di ciascun tribunale, infatti, vi è una sezione specializzata di polizia giudiziaria, alla quale è assegnato personale dotato di specifiche attitudini e preparazione. A testimonianza della specialità del procedimento l’autorità giudiziaria si avvale dell’ausilio dei servizi sociali. La notifica dell’informazione di garanzia va notificata a pena di nullità a chi ha la potestà genitoriale sul minore. L’articolo del codice predispone l’accertamento sull’età del minore quando vi è incertezza, o quando, anche dopo la perizia, vi sia ancora incertezza sullo stesso. Di fondamentale importanza è il divieto di richiedere azioni di risarcimento civile all’interno di questi processi, con l’assenza quindi della parte civile all’interno del procedimento.

Il minorenne può essere subito rilasciato, se il fatto non sussiste o se, durante le indagini preliminari, non siano state raccolte prove tali da consentirne l’arresto, oppure ancora per estinzione della pena.

Nel caso in cui la pena sia non superiore a due anni il giudice può decidere la sostituzione della stessa con semidetenzione o libertà vigilata.

Il codice, considerata l’età del minore, afferma che l’assistenza affettiva dei genitori mai può venire a mancare cosi come quella dei servizi sociali e, sempre per la sua tutela, vi è il divieto di divulgazione o immagini che possono essere utili a riconoscerlo. L’arresto è consentito quando vi è flagranza di reato, cosi come ne è consentito il fermo, ma, avvenuto ciò, bisogna che ne sia data immediata notizia al pubblico ministero nonché all’esercente della potestà genitoriale, subito dopo, condotto presso un centro di prima accoglienza, che ne sia data liberazione immediata quando ve ne siano i requisiti.

L’importanza dell’articolo 21 sta nel fatto che può essere consentito al minore di rimanere nella propria casa a patto che questo sia utile per la sua rieducazione, salvo diversa disposizione, il minore può essere accompagnato in una comunità.

La custodia cautelare può essere applicata in presenza di delitti non colposi per la quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o una pena detentiva fino a nove anni, oltre che per i casi di violenza carnale; quando l’imputato può fuggire; o per pericolo che possa compiere lo stesso reato.

L’udienza preliminare si svolge nell’attenzione massima del minore. Può esserne richiesto infatti il suo allontanamento quando vi siano discussioni inerenti la sua personalità, con udienza preliminare che si svolge sempre a porte chiuse, a meno che la pubblicità sia nel totale interesse dell’imputato. La sentenza, che rispecchia quelle canoniche del procedimento penale per i soggetti maggiorenni, prevede il ricorso in appello che prevede gli stessi termini del processo penale dagli anni 18 .

Dott. Alessandro Pagliuca

MALATO, TORNA SULLA BOCCA DI TUTTI

Proprio in un periodo in cui l’università è nuovamente in fermento, a causa dei suoi recenti attriti con la giustizia, torna di moda un professionista del settore.

Infatti, è di pochissimi giorni or sono la notizia che fa ritornare agli onori della cronaca il Prof. Luca Sgarbi, docente associato di diritto del lavoro presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino. Il professore infatti era seminfermo di mente quando, nell’estate del 2016, pretese favori di carattere sessuale da una studentessa, in cambio di un buon voto alla tesi di laurea. A stabilirne la seminfermità mentale è stata una perizia psichiatrica redatta da uno specialista di Genova, su incarico del GUP Stefano Vitelli.

Il docente è sotto processo per tentata concussione e detenzione di materiale pedopornografico: l’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Gianfranco Colace, era partita nel momento in cui una studentessa di 22 anni, iscritta a Giurisprudenza, aveva denunciato il professore per averla ricattata. La ragazza si è rivolta al garante degli studenti dell’Ateneo, poi il rettore ha fatto partire la segnalazione alla Procura il 19 luglio 2016.

I legali del docente, Simona Grabbi e Mauro Ronco, sottolineano che: “la chiusura delle indagini evidenzia come il fatto è rimasto del tutto isolato, nonostante altre studentesse siano state sentite dai magistrati. Fin dall’inizio il professore ha spiegato agli inquirenti come alla base della vicenda ci sia stato un equivoco circa i rapporti con la studentessa.

Luca Sgarbi, quarantasettenne avvocato bolognese, era giunto a Torino nel 2001, vincendo un concorso da ricercatore, con un curriculum di tutto rispetto: in passato ha collaborato con numerose riviste ed è stato commissario in molti concorsi.

La Procura di Torino auspica che altri eventuali simili episodi, allo stato sconosciuti, siano resi noti agli inquirenti: le mura del Campus Luigi Einaudi tremano dai tempi del caso Musy, in cui fu il Professor Monateri a finire su tutti i giornali, il più recente caso Sgarbi sconvolge nuovamente l’Ateneo piemontese (anche se il docente è stato dichiarato seminfermo di mente).

Non ci resta dunque che attendere e sperare affinché l’impervia questione che coinvolge il Professor Sgarbi e l’ancor più recente scandalo concorsuale fiorentino, che pare coinvolgere anche docenti torinesi, si concludano per il meglio.

Fabrizio Alberto Morabito