Il ritorno del sacchetto

Oggi parleremo di una delle problematiche che tra fine 2017 e inizio 2018 hanno tenuto per la maggiore il pubblico con il fiato sospeso e che pare stia volgendo al termine: il debito pubblico? La riforma della giustizia? La soluzione definitiva all’immigrazione? Niente di tutto ciò, bensì i sacchetti di plastica per i quali pare che tutta la società civile si fosse mobilitata contro quello scempio che era il costo di uno/due centesimi per ogni sacchetto della frutta e della verdura. Spero di non far arrabbiare nessuno con il mio tono sottilmente ironico, anche perché porto buone notizie per tutti. Con tutta la gravità del problema è stato necessario un intervento addirittura del Consiglio di Stato e, successivamente, del Ministero della Salute, ma finalmente il dilemma è stato risolto: i sacchetti di plastica ultraleggeri per la frutta e la verdura potranno essere portati da casa direttamente dal cliente al supermercato e gli operatori del comparto alimentare non potranno impedire tale prassi.

Tuttavia il problema non finisce qui: come si fa con il peso dei sacchetti incriminati? Normalmente le bilance dei superstore sono tarate sui pesi dei sacchetti messi a disposizione direttamente dal negozio e non possono, ovviamente conoscere, le specifiche tecniche di ogni sacchetto trasportato da ciascun acquirente. Il Ministero della Salute si è, però, già pronunciato affermando che pare opportuno “acquisire l’avviso del ministero dello Sviluppo economico, le cui valutazioni sono da considerarsi rilevanti ai fini dell’operatività dei chiarimenti forniti con la presente circolare” (per l’appunto quella che permette l’uso di sacchetti personali).

Il presidente Codacons Carlo Rienzi ha mostrato tutta la sua soddisfazione per la scelta non mancando di sottolineare come se da un lato sia giusto garantire igienicità nei punti vendita, sia, d’altronde, altrettanto giusto assicurare la libera reperibilità dei biosacchetti. Giustizia è fatta!

Alberto Lanzetti