Assessore a tutti i costi

La pratica del porn revenge è di matrice anglosassone. Il fenomeno nato tra U.S.A. e Inghilterra consiste nel pubblicare online video hard raffiguranti il proprio partner in attività di autoerotismo o durante rapporti sessuali. Lo scopo di questi video è la semplice e pura minaccia di discredito che si vuole lanciare, tendenzialmente, nei confronti del proprio ex compagno/a per compiere contro di lui/lei ancora un ultimo dispetto, se così si può chiamare.

La pratica è approdata anche nel nostro paese e i fini sono sempre gli stessi: deridere e ferire il proprio ex partner; derisioni compiute senza pensare, oltretutto, alle conseguenze sulla psiche e sul fisico della persona sbeffeggiata ai quattro venti.

Alle volte la forma della “vendetta porno” assume contorni leggermente differenti: sempre più in voga è, infatti, l’utilizzo di Skype, il noto programma per compiere videochiamate in rete. Sempre più persone si trovano su queste chat create appositamente per condividere del sesso online.

I rischi non sono pochi e, ormai spesso, capita di sentire di persone ricattate da compagni sessuali poco intenzionati a condividere momenti di piacere tecnologici e più interessati ad ottenere vantaggi ed utilità attraverso la minaccia della divulgazione dei video, a dir poco, personali.

Succede anche che alcuni possano essere minacciati non solo per far sì che paghino una somma di denaro, ma che vengano minacciati a lasciare la loro carica di assessore in Comune. Questa è la vicenda di un assessore del Comune di Potenza, il quale si è trovato incastrato nella scomoda storia di un video hard che gli è stato minacciato di pubblicare se non avesse lasciato il proprio incarico nell’amministrazione comunale.

Il fatto narra di due abili complici: da un lato un noto editore della città di Potenza interessato alla carica comunale e dall’altro un’attrice appositamente retribuita dal primo per ghermire e porre in una situazione scomoda l’assessore davanti alla webcam del computer.

Il pubblico funzionario, però non si è scoraggiato e ha denunciato i due.

La sentenza non è stata leggera: “tentativo di estorsione” recita la sentenza definitiva della Cassazione (Cass. sent. n.44408/2016) e pena degli arresti domiciliari inflitta ai due complici.

Secondo la Corte il requisito dell’idoneità degli atti, necessario per il tentativo, è rispettato dato che la minaccia della pubblicazione era più che sufficiente per far sì che l’assessore si dimettesse.

Infine, è ravvisabile il reato di tentativo di estorsione e non quello meno grave di violenza privata, proprio perché il colpevole per ottenere un ingiusto profitto ha fatto uso di violenza o minacce affinchè il soggetto passivo facesse qualcosa che gli infliggesse un danno economico e qui il danno economico sono certamente i compensi e le indennità che il soggetto avrebbe perso se si fosse dimesso.

Mi viene da dare due semplici consigli: all’imputato proporrei come via più semplice e meno rischiosa per diventare assessore quella della candidatura e per la vittima di fare molta (!!!) attenzione la prossima volta a mostrare sè stesso in certe situazioni davanti ad una telecamera.

Ma penso che, ormai, questi signori abbiano imparato la lezione.

 

 

Alberto Lanzetti

POTARE PER CRESCERE

Il bisogno di depenalizzare è tornato a farsi sentire, non certamente più forte che mai, dato che questi interventi nell’ambito penalistico italiano sono frequenti anche se compiuti con interventi che possono destare alle volte più stupore, alle volte meno. Il 2016 è iniziato, tuttavia, con una riforma “non da poco” in materia. I decreti legislativi 7 e 8 del 15/1/2016 hanno cambiato le carte in tavola in molti ambiti.

Non si può non iniziare ricordando gli interessi contrastanti tra i quali è schiacciato il Bel Paese in materia di depenalizzazione: da un lato la necessità sentita dal nostro legislatore di punire con una sanzione penale tutto ciò che si vuole colpire con durezza (come se una sanzione civile od amministrativa ben calibrata non bastasse) e ciò è riscontrabile dal fatto che in tutte le leggi, o provvedimenti equivalenti, si possono rintracciare le cosiddette “disposizioni penali”. Dallo stesso lato, inoltre, si può notare anche la pressione dell’Europa sull’Italia per quanto riguarda la penalizzazione di molte fattispecie di nuova nascita, le quali con le tempistiche tipiche della nostra macchina legislativa vengono recepite troppo lentamente; dall’altro lato il bisogno sentito periodicamente dai vari governi che si susseguono nello sfoltire la materia penale per cercare di alleggerire i lavori dei vari Giudici di Pace, Tribunali e Corti d’Assise.

Ma quali sono le novità di questi ultimi due decreti legislativi?

Prima di tutto viene prevista l’abrogazione di una serie di reati: falsità in scrittura privata, falsità in foglio firmato in bianco, ingiuria, sottrazione di cose comuni ed appropriazione di cose smarrite, del tesoro o di cose avute per errore o caso fortuito, in più i reati depenalizzati sono 40 e non vi voglio tediare scrivendoveli uno per uno: emergono, però, tra i più curiosi la guida senza patente e la coltivazione di stupefacenti per fini terapeutici. Inoltre tutte le violazioni che erano punite con una multa o con un’ammenda ora vengono puniti con una sanzione amministrativa crescente in base al crescere della vecchia multa o ammenda.

Ma cosa vuol dire “depenalizzare”?

Non è nient’altro che un passaggio di violazioni da un codice all’altro, in questo modo si raggiunge l’obiettivo iniziale del legislatore, ovvero passare una parte del lavoro che era del giudice penale agli altri giudici, nella sostanza civili ed amministrativi.

Con riferimento ai reati trasformati in illeciti amministrativi l’autorità amministrativa si impegna a notificare gli estremi della violazione all’interessato e in più sarà ammissibile il pagamento in misura ridotta (metà della sanzione) entro 90 giorni dall’inizio del procedimento.

Per quanto riguarda i reati trasformati in illeciti civili la punizione viene a dipendere dal fatto che la vittima chieda l’esecuzione di un processo civile, perché senza querela il reato non è procedibile, ergo, il soggetto non sarà punibile.

Il Ministero della Giustizia si impegna a spiegare quali saranno le modalità di liquidazione delle eventuali sanzioni civili ed amministrative.

Per concludere il discorso ci tengo ad affermare che questi decreti hanno colpito quei reati di minore applicazione, che sono stati addirittura abrogati, o quelli che comunque il legislatore riteneva eccessivi prevedere nel codice penale e meritavano di essere depenalizzati. Le sanzioni civili ed amministrative così ideate non si possono comunque definire “leggere” o addirittura “inesistenti”, tutt’altro. Spero in questo modo di avervi avvertiti. Insomma, non credete ai social nei quali nei giorni scorsi si gridava, letteralmente, ad una fantomatica impunità.

 

Alberto Lanzetti