OBBLIGO VACCINALE: PROFILI DI LEGITTIMITÁ COSTITUZIONALE.

Con la Sentenza n.5 del 2018, la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità della legge che ha introdotto nel nostro ordinamento l’obbligo vaccinale. Nell’ultimo anno, infatti, il legislatore ha ritenuto di “rafforzale la cogenza degli strumenti della profilassi vaccinale” considerando altresì lo stato attuale delle condizioni epidemiologiche e delle conoscenze scientifiche acquisite. Ciò in considerazione di una tendenziale diminuzione delle vaccinazioni, del consequenziale aumento delle malattie infettive e della ricomparsa di malattie da tempo debellate. Infatti, secondo i dati forniti dall’OMS, “le coperture italiane risultano tra le più basse in Europa e inferiori a quelle di alcuni paesi africani”.

Con il d.l. 7 giugno 2017, n.73 (Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale) è stato quindi introdotto, per i minori fino a sedici anni di età, l’obbligo di dodici vaccinazioni obbligatorie e gratuite. Con la legge di conversione (31 luglio 2017, n.119) le vaccinazioni obbligatorie sono state, poi, ridotte a dieci, essendo oggi escluse da detto obbligo le vaccinazioni anti-meningococcica B e C e quella contro pneumococco e rotavirus (che sono comunque offerte attivamente e gratuitamente). Il legislatore ha previsto, inoltre, due deroghe: nei casi di “immunizzazione a seguito di malattia naturale comprovata” e nei casi di “pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate”. Va inoltre precisato che tali obblighi riguardano anche i minori stranieri non accompagnati.

Sulle sanzioni previste in violazione della omissione vaccinale obbligatoria, la legge di conversione ha apportato rilevanti modifiche. Infatti, in caso di inottemperanza è comminata una sanzione che va da un minimo di 100 a un massimo di 500 euro (mentre il d.l. prevedeva una sanzione da 500 a 7.500 euro). È previsto poi che gli inadempienti siano convocati dall’azienda sanitaria locale territorialmente competente per un colloquio nel quale sono fornite informazioni sulle vaccinazioni. Viene fissato un ulteriore termine, durante il quale è possibile evitare la suddetta sanzione attraverso la vaccinazione tardiva o anche solo la somministrazione della prima dose. In sede di conversione è stato altresì espunto l’inciso che riguardava la “segnalazione dell’inadempienza alla Procura della Repubblica preso il tribunale dei minorenni”. Sono previste poi disposizioni sulla verifica degli adempienti vaccinali al momento dell’iscrizione scolastica.

Ciò premesso, il giudizio di legittimità costituzionale di tale impianto legislativo è stato sollevato dalla Regione Veneto per violazione degli art. 77, comma secondo, della Costituzione nonché degli artt.2, 3, 5, 31, 32, 34, 81, 97, 117, 118 e 119 della stessa.

In particolare, secondo la Regione, non sussisterebbero i presupposti di necessità ed urgenza in quanto il d.l. sarebbe stato emanato “in assenza di una reale emergenza sanitaria” e di conseguenza ciò si ripercuoterebbe sulle attribuzioni regionali previste dall’art. 117, comma terzo e quarto, e 118 della Costituzione (tutela della salute e di istruzione). Sul punto la Corte ha ritenuto non fondate le questioni in quanto, per consolidata giurisprudenza, il suo sindacato è circoscritto alla “evidente mancanza di tali presupposti” distinguendolo così da una valutazione prettamente politica spettante alle Camere in sede di conversione. In particolare, il preambolo del decreto non sembra, infatti, residuare dubbi sul legittimo impiego dello strumento in esame. La Corte ha dichiarato, inoltre, inammissibili e in parte non fondate le questioni sollevate in relazione alle “garanzie costituzionali dell’autonomia legislativa e amministrativa regionale” (artt.5, 117, 118 Cost) in quanto, sebbene “la normativa in esame interseca indubbiamente una pluralità di materie” nondimeno, “debbono ritenersi chiaramente prevalenti i profili ascrivibili alle competenze statali”.

Parimenti inammissibili sono altresì le questioni sollevate in riferimento agli artt. 31, 32, 34 e 97 Cost. “per carenza assoluta di motivazione”. Infine, le questioni sollevate in riferimento agli artt. 2, 3, e 32 Cost. non sono fondate. Sul punto la Corte ha rilevato che “i valori costituzionali coinvolti” sono molteplici e “implicano, oltre alla libertà di autodeterminazione individuale” nella scelta delle cure e la tutela della salute individuale e collettiva, anche l’interesse del minore che va perseguito, principalmente, attraverso “condotte idonee” alla protezione della loro salute la cui scelta ed attuazione spetta ai genitori.

Nella sentenza in esame la Corte svolge, infine, una breve comparazione con esperienze giuridiche di altri stati che, in materia di obblighi vaccinali, si presenta estremamente eterogenea.

Gianni Capobianco

La battaglia si è appena aperta

Negli ultimi giorni la Corte d’Appello di Napoli ha emesso un’importante sentenza su un tema ancora molto caldo, per quanto da qualche giorno la questione stia iniziando ad affievolirsi: si sta parlando di vaccini.

Il caso in questione riguardava l’incapacità di scegliere dei due genitori in merito alla sottoposizione o meno del figlio minorenne a determinate pratiche vaccinali, proprio per via delle diverse idee in merito dei due coniugi. Il Tribunale dei Minori ha preso in mano la situazione, purtuttavia si è trovato in una situazione scomoda perché le alternative non erano semplici: applicare l’art. 316, comma 2 del codice civile che fa riferimento al semplice disaccordo tra i coniugi, per cui il Tribunale opta per la scelta del genitore che permetterebbe una migliore tutela della situazione del minore; si sarebbe potuto procedere ancora applicando l’art. 333 c.c. il quale fa riferimento solo ad un affievolimento della responsabilità genitoriale in caso di disaccordo con conseguente scelta del Tribunale su quale genitore far ricadere la scelta; o, ancora, il più drastico art. 330 c.c. il quale, però, si dovrebbe utilizzare solo nelle situazioni di grave ed imminente rischio del minorenne, dato che prescrive la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

La Corte d’Appello ha optato per la soluzione dell’affievolimento della responsabilità del genitore che non voleva far sottoporre il proprio figlio a vaccini, in favore dell’altro genitore, il quale si sarebbe potuto mettere d’accordo con il pediatra del bambino per procedere con il migliore cammino terapeutico possibile.

Il provvedimento, in conclusione provax, è stato emesso proprio in un periodo complesso per la materia, ovvero quando il decreto del Ministro Lorenzin era già stato pubblicato, ma prima che venisse convertito nella l.119/2017.

La pronuncia è di grande rilievo, non tanto per l’aver affermato l’obbligatorietà dei vaccini (cosa che era già stata fatta con la vecchia legge e rincarata dalla pronuncia della Corte Costituzionale 132/1992), ma soprattutto per lo studio sulla pericolosità o meno della vaccinazione c.d. “trivalente” ed “esavalente”.

A corredo dell’eccezione di incompetenza della parte reclamante la Corte d’Appello specifica che è ben conscia del fatto che la decisione in questione non possa essere definita come semplice “disaccordo” tra i genitori, ma nemmeno così grave da legittimare l’applicazione del 330 c.c., tuttavia non può essere sottovalutato il bene salute del figlio, qua in gioco.

Determinante è stata la consulenza tecnica d’ufficio (CTU).

All’esperto sono stati affidati poteri molto ampi, tanto che qualcuno ha addirittura pensato fossero troppi con il rischio che si finisse per cadere nel mandato esplorativo, e la CTU è stata di natura “percipiente” per cui se la parte ha, almeno, dedotto i fatti, il CTU avrà sicuramente il potere di verificarli. Al CTU cioè, non è stato chiesto di esprimere un generico parere sui vaccini o sulla sicurezza dei farmaci che vengono somministrati a tale scopo ma di cercare riscontro clinico oggettivo alle perplessità espresse dal genitore che li rifiutava.

Il CTU non ha fatto altro che, alla fine dei suoi studi, affermare la possibilità a proseguire nel cammino terapeutico e il Giudice ha, semplicemente, seguito il parere della CTU. Dato che il Giudice non è tenuto a motivare quando prende decisioni concordi al CTU, se non quando le risultanze scientifiche siano palesemente in contrasto con la teoria scientifica maggioritaria (si veda in tema Cass. civ. Sez. VI – Ord., 18348/17) il Giudice non si è discostato dalla decisione del CTU. La decisione ha comunque una logica: la medicina è una scienza, e per questo non opinabile, ma certamente confutabile sulla base di risultanze riconosciute, per quanto facenti parte di dottrine minoritarie.

Ragion per cui, in questo caso, si è optato di proseguire con i vaccini, dato che il cammino sanitario che il bambino avrebbe intrapreso era stato completamente appoggiato da teorie mediche ampiamente riconosciute, quando dall’altro lato vi erano solamente opinioni, e non teorie mediche, di un genitore non convinto dell’utilità dei medesimi vaccini.

 

Alberto Lanzetti