Lo scandalo dell’allattamento

La madre che allatta il proprio figlio, una delle scene più tenere del rapporto tra una madre e il proprio figlio appena nato. Cosa mai potrebbe succedere per cui una rivista giuridica come la nostra ne debba parlare?

Eppure succede. Nello specifico la protagonista della vicenda è una neomamma di Biella che venne allontanata da un ufficio postale mentre stava allattava il proprio bambino in tale luogo pubblico, forse perché il gesto avrebbe creato “scandalo” ad un pubblico poco abituato all’anatomia umana.

Il problema è arrivato immediatamente al vertice delle PA, ovvero al Ministero per la pubblica amministrazione, il cui ministro, Marianna Madia, ha immediatamente emanato una direttiva apposita.

Il provvedimento è rivolto a qualunque tipo di amministrazione ed obbliga ad assumere in merito “azioni positive, comportamenti collaborativi e in ogni caso a non adottare condotte che ostacolino le esigenze di mamme e bambini”. L’allattamento è un diritto fondamentale dei bambini e le madri devono essere sostenute nel loro desiderio di compierlo in modo naturale e non con l’ausilio di latti artificiali somministrati tramite biberon.

Addirittura la legislazione europea si è preoccupata del tema e la direttiva 2006/141/CE ha richiamato i principi della promozione e della protezione dell’allattamento naturale e la necessità di non scoraggiare tale pratica.

La direttiva ministeriale è sacrosanta in quanto il bambino deve avere il diritto di ottenere il suo nutrimento anche quando la madre non si trovi per forza nella sua personale abitazione e, allora, ritengo che questa pratica, se non condotta con esibizionismo e ostentazione, debba essere incentivata e protetta almeno quanto l’utilizzo di latti in polvere o, comunque, prodotti artificiali, possa essere facilmente sostituibile

 

Alberto Lanzetti

Tranquilli, il bollo non sparisce

E’ da molto tempo che si vocifera che l’Italia debba uniformarsi alla volontà europea di eliminare il bollo auto e di creare una nuova tassa sulla base delle emissioni del proprio veicolo. In tutto questo contesto si è deciso, però, di non compiere ancora un passo così grande e di procedere ad un’altra riforma per quanto, comunque, sia anche questa molto innovativa.

Il 23 febbraio è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto legislativo volto ad attuare l’unificazione tra Motorizzazione e Pra (Pubblico registro automibilistico), in applicazione della riforma Madia sulla PA.

Tra le molte novità è da segnalare soprattutto quella del rischio divenuto effettivo di radiazione dal registro in caso di arretrati non pagati del bollo auto. La radiazione dovrebbe scattare dopo 3 anni di arretrati non pagati. Ad occuparsi delle relative pratiche sarebbero le Regioni stesse, le quali già adesso si occupano dell’esazione del bollo dell’auto.

Inoltre sarà soppressa la possibilità di fare opposizione alla radiazione mediante ricorso al ministero dell’Economia, ma la giurisdizione in materia dovrebbe essere attribuita alle Commissioni tributarie, secondo le normali regole del contenzioso tributario.

Inoltre, dal giugno 2018 i documenti riguardanti il veicolo non saranno più due: con l’eliminazione del libretto rimarrà un unico foglio, rilasciato secondo i crismi stabiliti dall’UE, con risparmi degli automobilisti fino a 32 euro.

Altre innovazioni minori sono quelli concernenti la competenza per la cancellazione dei fermi amministrativi e per le ipoteche e per le altre operazioni che dovrebbe essere trasferita dal Pra alla Motorizzazione.

Speriamo solo che la riforma voluta dal Ministro Madia serva veramente a semplificare la gestione della propria auto e non a creare ulteriori burocratizzazioni che non sarebbero veramente necessarie.

 

Alberto Lanzetti