Lascito ereditario ad animali

Spesso dalle cronache straniere o dalle trame di film americani, assistiamo a litigi e dispute causate da lasciti testamentari fatti ad animali, a discapito degli eredi che restano, nella maggior parte dei casi, a bocca asciutta. In Italia ciò non è possibile, perché i lasciti ereditari sono concessi solo a beneficiari che abbiano capacità giuridica e di agire, siano essi persone fisiche o giuridiche. Il nostro ordinamento, dunque, non contempla gli animali come esseri pensanti in grado di poter essere destinatari di diritti ed obblighi.

Esistono, però, degli strumenti alternativi, che consentono di raggiungere il medesimo risultato, senza violare il nostro ordinamento giuridico. Ad esempio è possibile prevedere un legato, cioè una disposizione testamentaria limitata a determinati beni, oppure una eredità, una disposizione testamentaria riferita a quote indefinite del patrimonio, a favore di un determinato soggetto o di una associazione (preferibilmente che abbia a che fare con la cura degli animali), gravata da onere, cioè un obbligo a carico del beneficiario di curare e mantenere il suddetto animale, pena l’impossibilità di usufruire del lascito. In questo modo, anche se indirettamente, l’animale da compagnia potrà beneficiare di una porzione o dell’intero patrimonio del suo padrone, ormai defunto. La scelta tra eredità o legato è puramente a discrezione del de cuius: con l’eredità però il soggetto beneficiario, sarà tenuto a pagare gli eventuali debiti della quota a lui assegnata, obbligo che non si verifica con il legato.

Il problema fondamentale è quello di assicurare che il soggetto beneficiario, gravato dal suddetto onere, effettivamente adempia il suo compito. Generalmente la mancata esecuzione di un onere, sia esso inserito in una donazione, sia esso inserito in una disposizione di ultima volontà, porterà all’impugnazione da parte di chiunque abbia interesse. Molto difficile da trovare nella prassi.

Appare preferibile, però, una disposizione che preveda un soggetto alternativo: “nomino come erede, oppure legato, Tizio, a condizione che si prenda cura del mio cane, in caso di inadempimento il mio lascito e relativo onere sarà a carico di Sempronio”. In questo modo, il soggetto nominato come alternativa, nel nostro caso Sempronio, avrà l’interesse nel verificare che l’onere venga adempiuto, con la speranza di poter subentrare. Come ulteriore misura precauzionale, è possibile nominare un esecutore testamentario, che si preoccuperà di verificare che le somme destinate alla cura dell’animale, siano effettivamente utilizzare per quello scopo.

Dott. Marcello Cecchino

Legati e tutela dei legittimari

Un soggetto con testamento può determinare in differenti modi la spartizione del suo patrimonio, quando non sarà più in vita. In particolare ha la possibilità di istituire una eredità o un legato: nel primo caso facciamo riferimento ad un lascito che riguarda una quota indefinita dei beni del defunto (esempio: 1/3 del patrimonio), comprendente posizioni attive e passive; il legato, invece, riflette uno o più determinati rapporti patrimoniali (esempio: la villa al mare), esclusivamente attivi. Tra le tante differenze di disciplina e struttura che riguardano i due istituti, vi è sicuramente il modo di acquisto: l’eredità, infatti, richiede un atto di accettazione da parte del beneficiario, mentre il legato si verifica automaticamente, salvo la possibilità da parte del legatario di rifiutarlo, in base al principio secondo il quale nessuno può essere destinatario di prestazioni a titolo gratuito senza il suo consenso.

Indipendentemente dalla volontà del de cuius, esistono porzioni di patrimonio determinate dalla legge, che spettano al suo coniuge, ai discendenti e agli ascendenti (qualora manchino i discendenti). Questa quota di patrimonio di cui non si può disporre a titolo di liberalità, viene chiamata quota legittima e coloro che ne hanno diritto prendono il nome di legittimari o eredi necessari. Qualora il de cuius, con testamento, abbia previsto dei lasciti tali da non garantire la copertura economica delle quote indisponibili riservate ai legittimari, questi ultimi possono proporre azione di riduzione.

Esiste, però, un particolare tipo di legato, capace di derogare il principio generale dell’indisponibilità di tale quota legittima. Si tratta del legato in sostituzione di legittima, con il quale il testatore priva il legittimario della quota riservata, sostituendola con una vocazione a titolo particolare su beni determinati o diritti di credito: qualora il valore di tali beni sia inferiore alla legittima prevista dalla legge, il beneficiario non potrà proporre azione di riduzione. Per evitare questa situazione il legittimario deve rifiutare tempestivamente il legato nei termini previsti, infatti non essendo necessaria nessuna forma di accettazione, un suo distratto silenzio equivarrebbe ad una tacita forma di consenso. Quindi se il legittimario al quale sia attribuito un legato in sostituzione di legittima preferisce conseguire il legato, oppure non lo rifiuta tempestivamente, perderà il diritto di chiedere un supplemento, qualora il valore del legato sia inferiore a quello della legittima e non acquisterà la qualità di erede. Tale problematica potrà essere risolta dal testatore, inserendo apposita clausola che preveda la facoltà del legittimario di richiesta del supplemento.

Accanto a tale forma di legato, ve ne è un’altra chiamata legato in conto di legittima: in questo caso il valore del legato sarà conteggiato nel calcolo della quota legittima e potrà essere integrato con altri lasciti, qualora non sia sufficiente a coprire l’intera quota patrimoniale spettante al beneficiario legittimo.

Dott. Marcello Cecchino