BERLUSCONI LANCIA L’ALTRA ITALIA

Lo scorso 26 luglio, alla convention di Forza Italia, Silvio Berlusconi è tornato a parlare dopo alcuni mesi di silenzio ed ha ribadito l’opposizione dura al governo Conte; in seguito ha lanciato un nuovo movimento chiamato L’altra Italia. Il Cavaliere l’ha definito come quel movimento di tutti i moderati che non si riconoscono nel governo giallo-verde. A tale convention tuttavia non è parso immediato il ruolo del leader di tale nuovo movimento: Berlusconi, ormai in età avanzata, potrebbe cedere il passo ad una figura leggermente meno datata del Cavaliere stesso ossia Antonio Tajani. Si formeranno sicuramente nuove alleanze a causa dell’eccessivo malcontento, non si preannunciano semplici le prossime settimane.

 

Valerio Del Signore

La buona scuola, quella vera

Senza grandi giri di parole: scriviamo male! Questo è il monito lanciato da oltre seicento docenti universitari esperti dei campi più disparati: storici, sociologi, filosofi ed economisti tutti insieme hanno sottoscritto l’iniziativa promossa dal Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. In sostanza è stata scritta una lettera al governo in cui si espone il problema per cui i ragazzi universitari conoscono sempre meno la lingua italiana e quello che sanno lo conoscono male. Il risultato di tutto ciò è che davanti ad un esame scritto all’università si fanno sempre più errori che una maestra di terza elementare sarebbe solita correggere, non certo un accademico.

Alcune facoltà hanno persino attivato dei corsi di lingua italiana per recuperare le gravi mancanze che sono state attestate. Secondo i docenti servirebbe una scuola “maggiormente concentrata nel controllo degli apprendimenti e più efficace nella didattica” e tra le possibili cause di tali deficit vi è anche la scarsa attenzione che è sempre stata data al dettato ortografico.

La lettera non è solo una mera protesta contro l’ignoranza dei giovani e, di riflesso, al governo che non investe sulla buona scuola (nessun riferimento a manovre politiche è voluto, ci tengo a sottolinearlo), bensì descrive anche alcune linee guida per le strade da seguire.

Bisognerebbe prima di tutto assicurare che si possa arrivare alla fine del primo ciclo di studi con un sufficiente possesso degli strumenti linguistici, in pratica vengono dettate le linee guida proprio sugli esercizi fondamentali che si dovrebbero saper svolgere correttamente al termine degli otto anni del primo ciclo di studi: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano. Inoltre sarebbe fondamentale un grande apporto degli insegnanti. Questi ultimi devono controllare a fondo il livello delle conoscenze al termine della scuola primaria e all’esame di terza media.

Tra i firmatari della missiva sono da ricordare Massimo Cacciari, Carlo Fusaro, nonché tutti gli accademici della Crusca.

Forse tutto ciò la potremmo interpretare come una piccola rivincita della nostra lingua contro l’assoluto dominio delle scienze che ha imperversato nelle scuole negli ultimi anni.

Anche un ottimo scienziato se parlasse male farebbe, certamente, una brutta figura… pensaci governo.

 

Alberto Lanzetti

La legge che ti aspetti

Il 25 gennaio la Corte Costituzionale si è riunita in una lunga camera di consiglio per decidere in merito alla legge elettorale, tema molto caldo dato le molteplici vicende politiche che si sono susseguite negli ultimi mesi e il ricambio/reimpasto di governo.

Anche l’Italicum, col suo nome maccheronico latineggiante tipico delle leggi elettorali, è incostituzionale. L’incostituzionalità non è totale, bensì solo parziale: il ballottaggio tra le due liste che prendono più voti viene a scomparire, continua a rimanere il premio di maggioranza originariamente previsto per la lista che raggiunge il 40% al primo turno ed, infine, non vengono promosse le pluricandidature, ma non del tutto. I capilista eletti in più collegi avevano la possibilità di scegliere, e lo dovevano comunicare alla Presidenza della Camera dei Deputati entro otto giorni dalla data dell’ultima proclamazione, la circoscrizione più gradita. Dopo l’intervento a gamba tesa della Corte questa regola non rimane più, perché giudicata incostituzionale e permane solamente la regola residuale che era già stata prevista nel caso in cui la comunicazione non fosse stata effettuata, ovvero il ricorso al sorteggio per decidere in quale circoscrizione il capolista possa essere eletto. In questo modo viene meno la possibilità per le liste di scegliere a chi concedere un posto a Montecitorio tra coloro che per primi non erano stati eletti nelle varie circoscrizioni.

I ricorsi presentati dai Tribunali di Messina, Torino, Genova, Perugia e Trieste, e portate avanti dallo stesso pool di avvocati che avevano già condotto la crociata contro la vecchia legge elettorale (il porcellum), sono stati accolti e per Roberto Lamacchia, membro di quest’ultimo gruppo di avvocati contrari al provvedimento, la sentenza ottenuta è già un buon risultato, per quanto lui ritenga che la legge elettorale sarebbe completamente da cambiare visti i metodi assolutamente non democratici con cui è stata redatta.

Il Presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi avrebbe chiuso i lavori della camera di consiglio addirittura la sera prima, ma sono sorti dei problemi nella stesura del dispositivo, in quanto si volevano evitare eventuali lacune normative.

E il problema non è stato da poco, dato che il comunicato della Consulta afferma che con la sentenza si sono epurate le ultime incostituzionalità della legge ed adesso, questa, è suscettibile di immediata applicazione.

Il problema non è del tutto risolto dato che continua a permanere la disomogeneità delle leggi elettorali per Camera dei Deputati e Senato, ma tuttavia ora la palla torna alla politica, la quale deve decidere se mantenere questo governo fino alla scadenza della legislatura e rischiare che il consenso popolare verso i suoi membri cali con il tempo, oppure andare ad elezione e rischiare di fare la fine della Spagna, nel limbo dell’ingovernabilità.

Tuttavia queste sono disquisizioni politiche e a noi giuristi interessano più di riflesso che altro.

 

Alberto Lanzetti