Affido condiviso: tempo di bilanci.

Dopo undici lunghi anni è tempo di bilanci e resoconti.

La legge n. 54 del 2006 modificava, com’è noto, le disposizioni del codice civile riguardanti la separazione dei genitori e l’affidamento condiviso dei figli.

In particolare, l’art. 155 G.G. così come modificato, sancisce che: “Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

La regola generale di affido condiviso della prole incontra un limite, cristallizzato all’art. 155 bis c.c. ove è disposto che il giudice, con provvedimento motivato, possa disporre l’affidamento a un solo genitore qualora ritenga che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore.

Salvo ipotesi particolari dunque, i minori hanno diritto ad avere un rapporto continuativo con ciascuno dei genitori.

Senonché, la prassi sviluppatasi negli anni ha condotto, sempre più spesso, alla “sistematica collazione dei minori presso uno dei genitori” rappresentata come la soluzione più favorevole ai bisogni dei figli, favorendo, dunque, l’affidamento al genitore “collocatario” anche quando non ne ricorressero i presupposti.

Invero, nell’ultimo anno si è assistito ad un revirement delle decisioni dei Tribunali di merito, inaugurato dalle pronunce dei Tribunali di Brindisi e Salerno, i cui giudici, investiti di procedimenti circa la separazione dei coniugi, hanno privilegiato le “pari opportunità per il figlio di rapportarsi con ciascuno dei genitori in funzione dei suoi momentanei bisogni, in un equilibrio dinamico”.

Alla luce di quanto suddetto, senza pretese risolutorie, si ritiene che le guidelines delle particolari fattispecie concrete in esame, debbano essere la flessibilità e l’adattamento ai singoli casi dei principi ispiratori della riforma, oltre che il concreto atteggiarsi dei bisogni dei minori che, in alcun modo, possono essere cristallizzati preventivamente, omettendone la concreta individuazione, con la partecipazione fattiva di tutti gli operatori del diritto.

Anna D’Aniello

Lo scandalo dell’allattamento

La madre che allatta il proprio figlio, una delle scene più tenere del rapporto tra una madre e il proprio figlio appena nato. Cosa mai potrebbe succedere per cui una rivista giuridica come la nostra ne debba parlare?

Eppure succede. Nello specifico la protagonista della vicenda è una neomamma di Biella che venne allontanata da un ufficio postale mentre stava allattava il proprio bambino in tale luogo pubblico, forse perché il gesto avrebbe creato “scandalo” ad un pubblico poco abituato all’anatomia umana.

Il problema è arrivato immediatamente al vertice delle PA, ovvero al Ministero per la pubblica amministrazione, il cui ministro, Marianna Madia, ha immediatamente emanato una direttiva apposita.

Il provvedimento è rivolto a qualunque tipo di amministrazione ed obbliga ad assumere in merito “azioni positive, comportamenti collaborativi e in ogni caso a non adottare condotte che ostacolino le esigenze di mamme e bambini”. L’allattamento è un diritto fondamentale dei bambini e le madri devono essere sostenute nel loro desiderio di compierlo in modo naturale e non con l’ausilio di latti artificiali somministrati tramite biberon.

Addirittura la legislazione europea si è preoccupata del tema e la direttiva 2006/141/CE ha richiamato i principi della promozione e della protezione dell’allattamento naturale e la necessità di non scoraggiare tale pratica.

La direttiva ministeriale è sacrosanta in quanto il bambino deve avere il diritto di ottenere il suo nutrimento anche quando la madre non si trovi per forza nella sua personale abitazione e, allora, ritengo che questa pratica, se non condotta con esibizionismo e ostentazione, debba essere incentivata e protetta almeno quanto l’utilizzo di latti in polvere o, comunque, prodotti artificiali, possa essere facilmente sostituibile

 

Alberto Lanzetti