Quasi (DEF)initivo

Il governo ha ufficializzato il Documento di Economia e Finanza (DEF) con cui si ripromette l’abrogazione della legge Fornero, l’introduzione della cd. flat tax e, sopratutto, il reddito di cittadinanza. Nonostante le critiche da parte dell’Unione Europea il governo italiano non ha fatto passi indietro ma è andato fino in fondo. Il governo giallo-verde sta cercando di mantenere le promesse della campagna elettorale con non poche difficoltà.

Tra le misure scritte nel testo del DEF restano notevoli dubbi: riguardo il reddito di cittadinanza, ad esempio, rimangono ancora da definire quali saranno i requisiti per usufruirne (l’importo dovrebbe essere di 780€ al mese per 3 anni: nel caso in cui l’utente dovesse rifiutare 3 proposte di lavoro, esso non avrebbe più diritto al reddito). Questa proposta è stata una battaglia del Movimento 5 Stelle: se andrà in porto, il reddito di cittadinanza sostituirà l’attuale reddito d’inclusione. Riguardo poi l’abrogazione della legge Fornero si prevede l’introduzione della cd. quota 100. Un’ulteriore novità è il collegamento tra reddito di cittadinanza e sistema pensionistico: con esso infatti si prevede l’innalzamento delle pensioni minime da 450€ a 780€. In questi giorni il DEF dovrà essere approvato dal parlamento.

 

Valerio Del Signore

CITTADINANZA: L’IRAN NON AMMETTE LA DOPPIA NAZIONALITA’

La cittadinanza italiana, in via generale, si ottiene tramite il principio del c.d. “ius sanguinis” (“il diritto di sangue”), cioè per il fatto di essere nati da genitore italiano. Secondo tale principio dunque, un soggetto nato da padre straniero e madre italiana (o viceversa), acquista lo status di cittadino italiano. Il nostro paese ammette poi la doppia cittadinanza, che permette ad un soggetto di essere cittadino di due paesi diversi.

Tuttavia, non in tutti i paesi vige tale libertà. La doppia cittadinanza difatti, viene riconosciuta solo nei paesi nei quali vengono sanciti e garantiti a livello costituzionale i diritti di libertà individuale e collettiva di tutti gli uomini, paesi che noi chiamiamo “stati costituzionali”, di cui l’Italia è un pacifico esempio; al di fuori di tali stati garantisti, la cittadinanza è una.

Nei paesi islamici meno aperti verso la diversità culturale e più gelosi della propria tradizione, dove la principale fonte del diritto è il Corano (dei 2600 versetti contenuti nel testo sacro, 500 contengono regole giuridiche), e dove la condotta dell’individuo è rigidamente ancorata ad un secolare codice comportamentale, nascere all’interno del paese equivale a prestare la propria fedeltà nei confronti di quel paese. Ne consegue il categorico rifiuto di riconoscere ai cittadini la possibilità di appartenere ad uno stato differente, culturalmente distinto.

Cosa capita dunque nell’ipotesi in cui un soggetto, nato in Italia da madre italiana e da padre iraniano, voglia trasferirsi nel paese d’origine del padre? Tale soggetto dovrà rinunciare alla propria cittadinanza italiana, e verrà considerato esclusivamente cittadino iraniano agli occhi dell’Iran.

Inoltre, il nostro diritto di famiglia prevede che nel caso in cui tale soggetto (oramai “straniero” a causa della rinuncia) ritorni in Italia e decida di unirsi in matrimonio con una cittadina italiana, dovrà presentare una dichiarazione dell’autorità competente del proprio paese dalla quale risulti che, giuste le leggi cui è sottoposto, nulla osta al matrimonio. La nostra giurisprudenza tuttavia ha ritenuto contrario all’ordine pubblico il rifiuto opposto da alcuni Stati musulmani a ragione della diversità di culto tra gli sposi, facendo prevalere in questo ambito una interpretazione costituzionalmente orientata.

Chiara Bellini