L’attenzione giudiziaria

Nei miei articoli ho già trattato il tema delle carceri e dell’alto numero degli incarcerati. Il problema è rilevante, anche se al momento non molto trattato, in quanto le difficoltà del momento hanno messo questo in secondo piano.

Tuttavia capita anche che il problema si possa evitare, o almeno non fomentare, con la semplice “attenzione giudiziaria”, come a me piace chiamarla.

Andiamo subito al caso concreto: era il 10 maggio 2013 quando un cittadino albanese, residente a San Benedetto del Tronto, viene fermato per un controllo del tasso alcolemico e viene trovato, appunto, con un tasso di 0,5 punti superiore a quello consentito. Ciò gli comportò il ritiro della patente e il sequestro del veicolo.

Nel settembre del 2015 il suddetto venne condannato ad una pena di 8 mesi di reclusione e qua avviene l’errore: l’avvocato d’ufficio commette la leggerezza di non proporre appello, ragion per cui la sentenza di primo grado passa in giudicato e diviene definitiva e il cittadino albanese finisce dentro ad una cella, non essendo, la sentenza, nemmeno sospesa.

L’avvocato subentrato al primo, sempre d’ufficio, ha affermato che ci si è trovati davanti ad un tipico caso in cui l’incarico d’ufficio viene preso sotto gamba dal difensore e si sa, prendendo sotto gamba le cose non possono che succedere disastri.

È l’art. 97 c.p.p che prevede i criteri per la nomina d’ufficio dell’avvocato, nei casi in cui l’imputato non ne abbia nominato di sua fiducia.

L’articolo fa tutta una lista delle condizioni che ci devono essere perché venga nominato un certo difensore, ma non parla, ovviamente, di un altro problema: quello per cui l’incarico d’ufficio molte volte viene visto come un peso quasi, un incarico inaspettato e magari nemmeno voluto, con certezze sulla liquidazione economica dell’avvocato non sempre chiare e tempestive.

Non voglio generalizzare, ci sono anche molti avvocati che prendono molto sul serio anche questi incarichi affidatigli direttamente dal Tribunale, ma siamo sicuri che quando, invece, le cose vengano prese alla leggera il diritto di difesa dell’imputato sia correttamente assicurato?

Anche perché le carceri sono sovraffollate già da coloro che sono ancora in attesa di giudizio e non mi pare che dover mandarci anche coloro che non dovrebbero starci (almeno fino a sentenza contraria) sia una manovra azzeccata.

 

 

Alberto Lanzetti

“Agente, io questo non lo faccio”

Guida in stato di ebbrezza o, peggio, sotto effetto di stupefacenti: quante volte si sentono circolare voci sulla possibilità di eludere il controllo da parte delle forze dell’ordine sperando che nel tempo che intercorre fino al prelievo, che avviene presso un ospedale pubblico o una struttura comunque affiliata al Sistema Sanitario Nazionale, dei liquidi biologici la “sbronza” possa passare o gli effetti della sostanza alterante possano svanire. Tenendo conto che la maggior parte delle volte ciò non avviene e la propria tanto amata patente la si vedrà volare via insieme ai propri goffi tentativi di evitare la sanzione, circolano molte voci errate sul tema e bisogna mettere un po’ di chiarezza.

È opportuno, infatti, precisare che mentre per il test alcolemico il soggetto può rifiutare di sottoporsi al tanto temuto alcoltest, meglio noto come “palloncino”, sapendo di incorrere comunque nella sanzione più grave in assoluto per situazioni del genere, la situazione per le sostanze stupefacenti è ben diversa. Almeno così afferma la Corte di Cassazione con sent. 43864/2016.

L’art. 187 del C.d.S (codice della strada) non permette alle forze dell’ordine di denunciare il conducente sulla base solo di elementi comportamentali come la mancanza di equilibrio; io ad esempio faccio fatica a stare in equilibrio su un ginocchio anche da perfettamente sobrio…

Pertanto l’accertamento della presenza di sostanze stupefacenti nel corpo dell’interessato non può che avvenire che con il prelievo di liquidi fisiologici del soggetto (analisi del sangue o un esame delle urine anche è sufficiente).

Il caso in questione vedeva la persona interessata rifiutare di sottoporsi anche al prelievo ematico, essendosi già sottoposto all’esame delle urine, appunto. La Cassazione ha specificato che non è rilevante che il soggetto abbia assunto sostanze stupefacenti prima di mettersi alla guida, ma che dopo averlo fatto egli conduceva il mezzo sotto l’effetto delle droghe.

In caso di esito positivo del preliminare esame fatto al posto di blocco da parte delle forze di polizia devono seguire altri accertamenti più specifici eseguiti in una struttura adeguata e, quindi, secondo la Corte, non sussiste alcuna violazione dell’art. 187 C.d.S qualora il soggetto non si sia meramente prodigato per eludere qualunque forma di controllo, ma abbia acconsentito al prelievo delle urine (ritenuto già sufficiente) e successivamente non abbia acconsentito al prelievo ematico, per esempio.

Tuttavia il consiglio rimane sempre lo stesso e scontato: se bevete non guidate! Chiamate un taxi, prendete un pullman o fatevi ospitare a dormire anche, di possibilità per evitare di farsi male e soprattutto far male ad altri ce ne sono e si evitano solo delle potenziali minacce.

 

 

Alberto Lanzetti