Quasi (DEF)initivo

Il governo ha ufficializzato il Documento di Economia e Finanza (DEF) con cui si ripromette l’abrogazione della legge Fornero, l’introduzione della cd. flat tax e, sopratutto, il reddito di cittadinanza. Nonostante le critiche da parte dell’Unione Europea il governo italiano non ha fatto passi indietro ma è andato fino in fondo. Il governo giallo-verde sta cercando di mantenere le promesse della campagna elettorale con non poche difficoltà.

Tra le misure scritte nel testo del DEF restano notevoli dubbi: riguardo il reddito di cittadinanza, ad esempio, rimangono ancora da definire quali saranno i requisiti per usufruirne (l’importo dovrebbe essere di 780€ al mese per 3 anni: nel caso in cui l’utente dovesse rifiutare 3 proposte di lavoro, esso non avrebbe più diritto al reddito). Questa proposta è stata una battaglia del Movimento 5 Stelle: se andrà in porto, il reddito di cittadinanza sostituirà l’attuale reddito d’inclusione. Riguardo poi l’abrogazione della legge Fornero si prevede l’introduzione della cd. quota 100. Un’ulteriore novità è il collegamento tra reddito di cittadinanza e sistema pensionistico: con esso infatti si prevede l’innalzamento delle pensioni minime da 450€ a 780€. In questi giorni il DEF dovrà essere approvato dal parlamento.

 

Valerio Del Signore

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Autorizzato l’accesso ai dati telefonici personali anche nei reati non gravi

La Corte di giustizia Ue ha precisando che è indispensabile che un accesso non determini una grave limitazione della vita privata dell’interessato.

La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha recentemente statuito che gli organi di polizia giudiziaria possono accedere ai dati personali gestiti dai fornitori di servizi di telefonia anche in caso di reati non gravi.

La sentenza C-207/16, del 2 ottobre 2018, fa rilevare che l’ingerenza nei diritti che ne consegue non è infatti tale da dover imporre una limitazione dell’accesso a tali dati, nell’ambito della prevenzione, della ricerca, dell’accertamento e del perseguimento dei reati, alla lotta contro la sola criminalità grave.

Ad ogni modo, presupposto fondamentale per rendere l’accesso legittimo anche per i reati non gravi, sarebbe che l’accesso medesimo non deve determinare un’ingerenza grave nella vita privata dell’interessato.

Nella fattispecie concreta esaminata dalla Corte i dati, oggetto delle indagini poste in essere dalle autorità di polizia spagnole, permettevano di mettere in relazione alcune carte SIM (attivate con un cellulare rubato) con l’identità del titolare di tali carte, in un dato arco temporale.

Non era invece possibile, senza una verifica incrociata, conoscere data, ora, durata, luogo o destinatari delle comunicazioni effettuate. Questi dati, quindi, non permettevano di trarre delle conclusioni precise sulla vita privata dei soggetti interessati e il loro esame non poteva essere considerato come una grave violazione dei diritti fondamentali.

Per la Corte di Lussemburgo, tenuto conto delle esigenze di accertamento e repressione dei reati, quella operazione non costituiva un atto contrastante con l’articolo 15, par. 1, della direttiva 2002/58/CE relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche.

Dott. Mirko Buonasperanza

Rifiuti speciali e diritto penale

Nella mattina del 30 settembre le forze dell’ordine hanno scoperto un vasto incendio di rifiuti tossici sulle rive dell’Aniene. La colonna di fumo all’altezza di via Salaria ( Roma) , infatti, non è passata inosservata ed ha attirato immediatamente l’attenzione di civili e militari. I Carabinieri ed il Nucleo Investigativo del Gruppo Forestale hanno scovato l’origine dell’ incendio in un accampamento nascosto lungo le sponde del fiume Aniene. I militari hanno sorpreso due uomini, entrambi senza fissa dimora e con precedenti, mentre erano alle prese con un incendio di rifiuti speciali. I due, infatti, stavano bruciando materiale plastico e ferroso ed i Carabinieri hanno rinvenuto circa 10 kg di rame, ricavati dalla combustione di cavi elettrici. I due uomini sono stati tempestivamente arrestati e dovranno rispondere di incendio di rifiuti pericolosi. L’incendio, avvenuto sulle rive del fiume capitolino, riporta alla luce temi giuridici complessi: diritto a vivere in un ambiente salubre, salvaguardia dell’ambiente e diritto alla salute. Negli ultimi anni, infatti, il diritto penale ha sviluppato un’opera di revisione dei reati ambientali con una particolare attenzione alla tematica dello smaltimento dei rifiuti pericolosi. Molti passi avanti, però, devono essere ancora compiuti ed è auspicabile una maggiore sensibilizzazione sul tema del diritto ambientale.

Dott. Ilaria Di Blasio

EFFETTI REALI ED EFFETTI OBBLIGATORI: UN PROBLEMA CIVILISTICO

L’accessione è un metodo di acquisto della proprietà a titolo originario che mette in pratica un antico principio: la proprietà di un bene considerato “principale” permette l’acquisto anche della proprietà di quei beni “dipendenti”, accessori a quello principale. Per rendere l’idea basti dire che tutto ciò che viene costruito su un fondo di proprietà del sig. Caio diventerà di sua proprietà, proprio in virtù del fatto che è stato costruito su un terreno del sig. Caio stesso.

Fino a qua si tratta di mere nozioni, ma una problematica interviene quando la costruzione che accede viene compiuta su un fondo in locazione.

Il bene costruito su un fondo in locazione resta in proprietà del conduttore-costruttore, oppure la proprietà passa in capo al locatore-proprietario del terreno?

Sul punto si è sollevato un forte dibattito tra dottrina e giurisprudenza. C’era chi sosteneva che il contratto di locazione fosse semplicemente un contratto a effetti obbligatori (infatti così recita l’art. 1571 c.c. in merito alla locazione: “La locazione è il contratto col quale una parte si obbliga a far godere all’altra una cosa mobile o immobile per un dato tempo, verso un determinato corrispettivo”). Da ciò ne conseguirebbe che non si costituirebbe nessun diritto reale in capo al conduttore, ergo, la locazione non sarebbe un titolo sufficiente a bloccare l’applicazione del principio di accessione. La conseguenza sarebbe che il conduttore-costruttore, anche durante la fase di efficacia del contratto di locazione, non acquisirebbe la proprietà del bene da sé costruito.

Un altro orientamento, maggioritario peraltro, ha elaborato la teoria per cui il titolo che vale ad escludere l’accessione (si tenga a mente l’art. 934 c.c.: “Qualunque piantagione, costruzione od opera esistente sopra o sotto il suolo appartiene al proprietario di questo, salvo quanto è disposto dagli articoli 935, 936, 937 e 938 e salvo che risulti diversamente dal titolo o dalla legge”) possa derivare anche da un contratto di locazione. Possibile che da un contratto a effetti obbligatori possano scaturire anche “inconsueti” effetti reali?

Certamente non si può dare una risposta positiva a tale domanda, tuttavia bisogna scontrarsi con la realtà dei fatti: dal contratto di locazione non nasce sicuramente un diritto di superficie, tuttavia ciò che è stato costruito dal conduttore su un fondo in locazione viene considerato alla stregua di un miglioramento (exart. 1592 c.c.), il quale può senz’altro essere rimosso dal conduttore, se questa operazione non arrechi un danno al terreno del locatore, ma considerando anche che il Legislatore ha preferito optare per la possibilità che il locatore possa conservare queste “migliorie” per sé, senza pagare il valore di realizzo al conduttore, bensì solamente un indennizzo per l’aver apportato un miglioramento al fondo locato. Tale preferenza, peraltro “forte” dato che il conduttore non può rifiutare l’offerta del locatore all’indennizzo, fa pensare che nelle idee del Legislatore l’intenzione fosse quella di preferire la proprietà dei beni in capo al proprietario del terreno dato in locazione, piuttosto che al mero costruttore di esse.

Tuttavia, sempre l’orientamento maggioritario, ha ritenuto che una via di fuga possa esserci per il conduttore: il contratto di locazione potrebbe, infatti, contenere un’apposita clausola che limiti la proprietà del locatore al solo terreno, non anche a ciò che su questo sia costruito dal conduttore, il quale resterebbe nella proprietà di quest’ultimo. Si badi, però, che non si tratta del sopracitato diritto di superficie (dal contratto di locazione derivano solo effetti obbligatori, non anche reali) e che nel momento, eventuale, della mancata venuta in esistenza (ad es. per carenza di legittimazione del locatore), dell’inefficacia (ad es. per scadenza del termine finale), o ancora dello scioglimento del contratto di locazione (ad es. per inadempimento o consensuale risoluzione del contratto) gli effetti dell’accessione si riespanderebbero a favore del locatore. Si produrrebbero gli effetti del brocardo latino resolvitur et ius accipientis.

In conclusione, il conduttore-costruttore non otterrebbe un definitivo diritto di proprietà sul bene e, se volesse trasferire tale suo diritto, gli converrebbe “trasformarlo” prima in un diritto reale, con tutti i vantaggi che ne derivano: in primis le regole sulla pubblicità immobiliare in caso di circolazione del bene.

Nulla vieterebbe, comunque, che il diritto del conduttore possa essere trasferito, ma certamente non molti accetterebbero di acquistare un diritto di proprietà fondato su un titolo di natura obbligatoria, il quale, nel momento di “fine vita” del contratto a effetti obbligatori (qua la locazione) si dissolverebbe, in favore del titolare del ben più consistente diritto di natura reale (in questo caso il diritto di proprietà del locatore).

 

Dott. Alberto Lanzetti

APPROVATI I DECRETI ATTUATIVI ALLA RIFORMA ORLANDO

Il Consiglio dei Ministri ha approvato i decreti attuativi della Riforma Orlando.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva, il 27 settembre scorso, cinque decreti attuativi della cosiddetta Riforma Orlando del 2017 i quali introducono importanti novità in cinque materie dell’ordinamento penale.

  • Ordinamento penitenziario

In questo campo vengono riformate l’assistenza sanitaria col fine di garantire prestazioni tempestive e appropriate e vengono semplificati i procedimenti per le decisioni di competenza del magistrato e del Tribunale di Sorveglianza nell’ottica di una complessiva accelerazione. Specifiche disposizioni sono poi poste a presidio del principio all’imparzialità dell’amministrazione al fine di combattere le discriminazioni all’interno delle strutture, in particolar modo quelle di genere e basate sull’orientamento sessuale dei detenuti.

  • Vita detentiva e lavoro penitenziario

Obiettivo principale è quello di incrementare le attività di lavoro retribuito (all’interno e all’esterno delle carceri) e di incentivare il volontariato e il reinserimento sociale dei reclusi.

Altre norme cercano di migliorare la vita carceraria, prevedendo la responsabilizzazione dei detenuti e la massima conformità della vita all’interno delle strutture penitenziarie alle norme nazionali ed internazionali.

  • Casellario giudiziale

Il casellario giudiziale è stato adeguato alle più recenti modifiche in materia di diritto penale, diritto processuale penale e privacy (specie il Regolamento europeo approvato ad aprile 2018) nell’ottica di rendere il procedimento più semplice e gli adempimenti amministrativi più rapidi.

  • Intercettazioni

Il quarto decreto si occupa, invece, delle spese per le operazioni di intercettazione. In particolare, anche per velocizzare le operazioni di pagamento, la competenza ad emettere il decreto di liquidazione delle predette spese viene affidata al magistrato dell’ufficio del pubblico ministero che ha eseguito o richiesto l’autorizzazione a disporre le intercettazioni.

  • Condannati minorenni

Da ultimo l’attuazione della riforma penale predispone una nuova disciplina in materia di esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni e dei giovani adulti (ovvero i minori di 25 anni).

Tenuto conto del particolare percorso educativo e di reinserimento sociale necessario per tali soggetti, il provvedimento riforma le misure penali di comunità puntando ancora di più sull’individualizzazione del trattamento penitenziario.

La detenzione viene quindi disposta solo come extrema ratio ossia quando le esigenze di sicurezza e quelle sanzionatorie non riescono ad essere ben conciliate con le istanze pedagogiche.

Dott. Mirko Buonasperanza

L’ESTREMA FACILITA’ DELLA SOSPENSIONE FERIALE DEI TERMINI

Ad un primo sguardo la materia della sospensione feriale dei termini sembrerebbe una materia semplice. Nel mese di agosto, infatti, i termini si sospendono -concedendo uno stacco dal lavoro a magistrati, avvocati e procuratori- e continuano a decorrere dal mese di settembre. Cosa ci sarebbe di tanto complicato? Al momento forse meno, ma nel 2014 il problema è stato di notevole rilevanza soprattutto per la tecnica normativa con cui è stato inserito il cambiamento che adesso vi andrò a spiegare.

La L. 7 ottobre 1969, n. 742 prevedeva che la sospensione feriale dei termini decorresse dall’1 agosto fino al 15 settembre. Il provvedimento legislativo incriminato è il DL 12 settembre 2014, n. 132 recanti “misure urgenti di degiurisdizionalizzazione”, il quale è intervenuto, non spiegando la nuova materia, ma semplicemente modificando le date di inizio e fine della sospensione feriale dei termini presenti all’art. 1 L. 7 ottobre 1969, n. 742. Il problema di non aver specificato la materia, ma essere intervenuti con una mera correzione materiale è stato quello di non aver preso in considerazione il DLGS 2 luglio 2010, n. 104 (Codice del Processo Amministrativo), che all’art. 54 prendeva in considerazione, direttamente, la sospensione feriale dei termini per quanto riguarda nello specifico il procedimento amministrativo. La novella si applicava anche al procedimento amministrativo non apertamente richiamato dal Decreto Legge del 2014, oppure rimaneva in vigore la specifica prassi amministrativa?

La soluzione, inizialmente, è stata ritrovata nella c.d. “cautela”, ovvero alla teoria per cui si abbatterebbero i pericoli di errori. Fin qua si sarebbe portati a pensare che sia tutto semplice, ma il sistema della “cautela” deve tenere in considerazione che in un processo ci sono termini “in avanti” (come quello per il deposito di un ricorso, o di un appello) e termini “indietro” a partire da una data per il deposito, per esempio, di documenti, memorie e repliche.

E così per i termini “in avanti” era meglio considerare il termine più breve corrente dal’1 al 31 agosto, mentre per i termini “indietro” era meglio considerare il termine più lungo con scadenza al 15 settembre. In questo modo le scadenze di inizio settembre venivano anticipate a fine luglio.

Il sistema aveva creato un caos non indifferente dato che scoppiò la corsa degli avvocati per organizzarsi con le nuove scadenze anticipate, nemmeno di qualche giorno, ma magari di più di un mese, a luglio e, comunque, con il parapiglia dovuto all’applicazione di due differenti norme per la sospensione.

Considerando che anche la Cassazione si è pronunciata al riguardo affermando che non può essere ammessa la richiesta di rimessione in termini per la proposizione del ricorso di fronte alla Suprema Corte per ignoranza della novità legislativa, in quanto è intollerabile che un avvocato non conosca una novità, per di più di così grande rilievo, si può comprendere il fuggi fuggi generale per restare al passo e non commettere errori (Cass., sez. VI, 19/09/2017, n. 21674).

Per quanto tardi, perlomeno è intervenuta la L 6 agosto 2015, n. 132, di conversione del DL 27 giugno 2015, n. 83 (“Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria”), il quale all’art. 20-terha specificato che i nuovi termini si applicano anche al procedimento amministrativo.

Il regime della “cautela” si è dovuto applicare, dunque, per due anni: nel 2014, anno di entrata in vigore del DL n. 132 e nel 2015 dato che la L. n. 132 (l’uguaglianza dei due numeri e puramente casuale e non fa altro che complicare l’intricata questione consistente già in date e numeri) è entrata in vigore ad agosto, ovvero quando gli avvocati previdenti avevano già applicato la “cautela” facendo tirare, da un lato, un respiro di sollievo per la semplificazione apportata e, dall’altro lato, innervosendo gli animi di chi per il secondo anno di seguito si è trovato in un crocevia di date e scadenze.

Il tema non terminerebbe qua, si potrebbe ancora trattare di tutte quelle materie che non sono sottoposte alla sospensione feriale dei termini in quanto di estremo interesse e da decidere nel più breve termine possibile, ma per evitare un eccessivo appesantimento di una materia che richiede, già dal suo canto, notevole attenzione per il lettore cercherò di trattarle in un altro articolo.

 

Dott. Alberto Lanzetti

 

Il Consiglio dei ministri approva il Decreto Sicurezza

Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il cosiddetto decreto legge Salvini, un provvedimento che accorpa due precedenti bozze di decreti, su sicurezza e immigrazione.

Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il cosiddetto decreto legge Salvini, un provvedimento che accorpa due precedenti bozze di decreti, su sicurezza e immigrazione, a cui da settimane lavora il ministro dell’Interno.

Negli ultimi giorni il testo era stato oggetto di ripensamenti dovuti a dubbi di costituzionalità anche se oggi, durante la conferenza stampa di presentazione, il Presidente Conte ha affermato che: “In un quadro di assoluta garanzia dei diritti delle persone e dei Trattati, andiamo a operare una revisione per una disciplina più efficace” cercando di rassicurare chi esprimeva preoccupazione che le misure approntate dal Governo fossero lesive dei diritti dei migranti.

L’obiettivo fissato dall’esecutivo, attraverso una riorganizzazione normativa, è quello di adeguare l’intero sistema di riconoscimento della protezione internazionale agli standard europei eliminando quelli che sono stati dichiarati come “disallineamenti significativi” rispetto agli altri Paesi dell’Unione.

Gli aspetti che destavano maggior criticità sono lo stop ai permessi di soggiorno per motivi umanitari sostituiti con permessi per meriti civili o cure mediche, il raddoppio da 3 a 6 mesi dei tempi di trattenimento nei Centri per i rimpatri nonché l’aumento dei reati per cui si revoca lo status di rifugiato e i progetti di integrazione sociali riservati a titolari di protezione e minori non accompagnati.

Si otterrebbe così una attenuazione dei diritti che potrebbe contrastare con le tutele previste dalla Costituzione e dalla Corte Costituzionale, che più volte ha ribadito che i diritti riguardano tutti.

Nel decreto sono presenti anche nuove misure contro le occupazioni abusive di immobili: viene previsto infatti un inasprimento delle sanzioni nei confronti di coloro che promuovano o organizzino l’invasione di terreni ed edifici. Le pene e le sanzioni pecuniarie verranno raddoppiate arrivando fino a 4 anni di reclusione e una multa da 206 ai 2.064 euro a carico dei promotori e di coloro che abbiano compiuto il fatto armati. Verrà anche ampliata la possibilità di utilizzo dello strumento delle intercettazioni telefoniche a carico degli indagati per reati di questo tipo.

Dott. Mirko Buonasperanza