Il Consiglio dei ministri approva il Decreto Sicurezza

Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il cosiddetto decreto legge Salvini, un provvedimento che accorpa due precedenti bozze di decreti, su sicurezza e immigrazione.

Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il cosiddetto decreto legge Salvini, un provvedimento che accorpa due precedenti bozze di decreti, su sicurezza e immigrazione, a cui da settimane lavora il ministro dell’Interno.

Negli ultimi giorni il testo era stato oggetto di ripensamenti dovuti a dubbi di costituzionalità anche se oggi, durante la conferenza stampa di presentazione, il Presidente Conte ha affermato che: “In un quadro di assoluta garanzia dei diritti delle persone e dei Trattati, andiamo a operare una revisione per una disciplina più efficace” cercando di rassicurare chi esprimeva preoccupazione che le misure approntate dal Governo fossero lesive dei diritti dei migranti.

L’obiettivo fissato dall’esecutivo, attraverso una riorganizzazione normativa, è quello di adeguare l’intero sistema di riconoscimento della protezione internazionale agli standard europei eliminando quelli che sono stati dichiarati come “disallineamenti significativi” rispetto agli altri Paesi dell’Unione.

Gli aspetti che destavano maggior criticità sono lo stop ai permessi di soggiorno per motivi umanitari sostituiti con permessi per meriti civili o cure mediche, il raddoppio da 3 a 6 mesi dei tempi di trattenimento nei Centri per i rimpatri nonché l’aumento dei reati per cui si revoca lo status di rifugiato e i progetti di integrazione sociali riservati a titolari di protezione e minori non accompagnati.

Si otterrebbe così una attenuazione dei diritti che potrebbe contrastare con le tutele previste dalla Costituzione e dalla Corte Costituzionale, che più volte ha ribadito che i diritti riguardano tutti.

Nel decreto sono presenti anche nuove misure contro le occupazioni abusive di immobili: viene previsto infatti un inasprimento delle sanzioni nei confronti di coloro che promuovano o organizzino l’invasione di terreni ed edifici. Le pene e le sanzioni pecuniarie verranno raddoppiate arrivando fino a 4 anni di reclusione e una multa da 206 ai 2.064 euro a carico dei promotori e di coloro che abbiano compiuto il fatto armati. Verrà anche ampliata la possibilità di utilizzo dello strumento delle intercettazioni telefoniche a carico degli indagati per reati di questo tipo.

Dott. Mirko Buonasperanza

DALL’UNIONE EUROPEA LA NUOVA DIRETTIVA SUL CONTRASTO AL TERRORISMO

La direttiva approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea sostituisce la precedente decisione quadro andando ad individuare tre categorie di reati che dovranno essere introdotti, qualora non lo siano già, negli ordinamenti degli Stati membri.

La direttiva 2017/541/UE, approvata il 15 marzo 2017 dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea, sostituisce la precedente decisione quadro 2002/475/GAI andando ad individuare tre categorie di fatti, i “reati di terrorismo”, i reati riconducibili a un gruppo terroristico”, e “i reati connessi ad attività terroristiche”, i quali, dovranno essere introdotti, qualora non lo siano già, come fattispecie di reato nei vari ordinamenti degli Stati membri dell’Unione entro l’8 settembre 2018.

La predetta direttiva è articolata in 6 titoli e 30 articoli che seguono ad un ampio preambolo che ribadisce gli obiettivi di prevenzione e repressione del terrorismo internazionale perseguiti dall’Unione Europea, primo fra tutti quello di fronteggiare i fenomeni dei cd. foreign fighters e del finanziamento del terrorismo.

Per quanto riguarda le norme penalistiche disciplinate nel provvedimento, come detto prima, la direttiva distingue tre tipologie di fatti che dovranno essere puniti dagli Stati membri:

  1. Reati di terrorismo (art. 3) i quali comprendono:
  2. a) attentati alla vita di una persona che possono causarne il decesso;
  3. b) attentati all’integrità fisica di una persona;
  4. c) sequestro di persona o cattura di ostaggi;
  5. d) distruzioni di vasta portata di strutture governative o pubbliche, sistemi di trasporto, infrastrutture, compresi i sistemi informatici, piattaforme fisse situate sulla piattaforma continentale ovvero di luoghi pubblici o di proprietà private che possono mettere in pericolo vite umane o causare perdite economiche considerevoli;
  6. e) sequestro di aeromobili o navi o di altri mezzi di trasporto collettivo di passeggeri o di trasporto di merci;
  7. f) fabbricazione, detenzione, acquisto, trasporto, fornitura o uso di esplosivi o armi da fuoco, comprese armi chimiche, biologiche, radiologiche o nucleari, nonché ricerca e sviluppo di armi chimiche, biologiche, radiologiche o nucleari;
  8. g) rilascio di sostanze pericolose, incendi, inondazioni o esplosioni i cui effetti mettano in pericolo vite umane;
  9. h) manomissione o interruzione della fornitura di acqua, energia o altre risorse naturali fondamentali il cui effetto metta in pericolo vite umane;
  10. i) interferenza illecita relativamente ai sistemi di informazione e interferenza illecita relativamente ai dati.

Questa categoria è da ritenersi tassativa e, come prescritto nell’art. 270-sexies c.p., si richiede un requisito di offensività “qualificata” ossia la messa in atto di fatti che “per la loro natura o per il contesto in cui si situano, possono arrecare grave danno a un paese o a un’organizzazione internazionale” integrando la condotta il cui fine è “a) intimidire gravemente la popolazione; b) costringere indebitamente i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto; c) destabilizzare gravemente o distruggere le strutture politiche, costituzionali, economiche o sociali fondamentali di un paese o di un’organizzazione internazionale”.

 

  1. Reati riconducibili a un gruppo terroristico (art. 4)

Vi rientrano, se intenzionali, gli atti di “a) direzione di un gruppo terroristico; b) partecipazione alle attività di un gruppo terroristico”.  Ai fini della punibilità è sufficiente fornire al gruppo informazioni, mezzi materiali o qualsiasi forma di finanziamento, a condizione che via sia consapevolezza che tali sussidi contribuiranno al compimento delle attività criminose del gruppo terroristico. Tali condotte sono disciplinate nel nostro ordinamento all’art. 270-bis e ter c.p.  La direttiva, all’art. 2, n. 3, definisce “gruppo terroristico” l’“associazione strutturata di più di due persone, stabile nel tempo, che agisce in modo concertato allo scopo di commettere reati di terrorismo”. Per “associazione strutturata” deve invece intendersi “l’associazione che non si è costituita per la commissione estemporanea di un reato, pur non richiedendosi necessariamente ruoli formalmente definiti per i suoi membri, continuità nella composizione o struttura articolata”.

 

  1. Reati connessi ad attività terroristiche (Titolo III, art. 5 e ss.)

Questa parte considera quelle attività che non si estrinsecano ancora in atti di terrorismo ma ne costituiscono i prodromi. All’art. 13 della direttiva si prevede che il collegamento con la condotta posta in essere non debba esplicitarsi in un atto terroristico tout court, ma specificamente in un reato di terrorismo di cui all’art. 3 o con un reato riconducibile ad un gruppo terroristico ex art. 4 dir. Vengono quindi previsti i reati di: provocazione (art. 5), reclutamento (art. 6), addestramento attivo (art. 7), addestramento passivo (art. 8), viaggi a fini terroristici (art. 9), organizzazione e agevolazione di viaggi terroristici (art. 10) e altri reati connessi al terrorismo (art.12).

Il nostro ordinamento penale, in relazione all’art. 5 dir., punisce la pubblica istigazione al terrorismo all’art. 414 c.p. mentre misure di controllo della rete e di rimozione di contenuti di matrice terroristica sono dettate dal d.l. n. 7/2015 convertito nella legge 43/2015.

Anche con riferimento alla figura criminosa di cui all’art. 6 dir. (reclutamento), il nostro codice penale fornisce tutela sotto l’art. 302 c.p. punendo l’istigazione alla commissione, tra gli altri, dei delitti di terrorismo. Se invece si intendesse il reato di recruitment nel senso non di istigazione ma di arruolamento, è possibile riferirsi all’art. 270-quater c.p.

Le fattispecie di “fornitura di addestramento a fini terroristici” (art. 7 dir.), vale a dire l’addestramento attivo, e la “ricezione di addestramento a fini terroristici” (art. 8 dir.), detto anche addestramento passivo sono punite entrambe nel nostro paese dall’art. 270-quinquies c.p. recante “addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale”.

Nell’elenco dei “reati connessi al terrorismo” seguono i viaggi con fini terroristici (art. 9), l’organizzazione e l’agevolazione degli stessi (art. 10) e il finanziamento del terrorismo (art. 11).

Come già previsto dalle convenzioni internazionali, l’art. 10 individua quali condotte punibili “gli atti connessi all’organizzazione o agevolazione del viaggio” dei cd. foreign fighter mentre l’art. 11 individua il finanziamento del terrorismo integrato dalla fornitura e dalla raccolta (diretta o indiretta) di capitali affinché gli stessi siano usati o per la commissione o per contribuire alla commissione di un qualsiasi reato tra quelli elencati agli artt. 3-10 dir. Il codice penale italiano punisce questi fatti agli artt. 270-quater comma 2 (arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale), 270-quater.1 (organizzazione di trasferimenti per finalità di terrorismo) e 270-quinquies.1 (finanziamento di condotte con finalità di terrorismo).

L’art. 12 dir., come norma di chiusura, completa l’elenco dei “reati connessi al terrorismo” disponendo che sono tali:

  1. a) il furto;
  2. b) l’estorsione commessi allo scopo di commettere uno dei reati di cui all’art. 3;
  3. c) la produzione o l’utilizzo di falsi documenti amministrativi allo scopo di commettere uno dei reati di cui all’art. 3, 4, e 9.

 

Il Titolo V della direttiva individua a seguire “Disposizioni in materia di protezione e sostegno alle vittime del terrorismo e diritti delle stesse”. Gli artt. 24-26 dir. dettano specifiche norme di tutela delle vittime del terrorismo garantendo i servizi di sostegno da attivarsi a favore delle stesse, ossia:

  1. a) sostegno emotivo e psicologico;
  2. b) consulenza giuridica, pratica o finanziaria, compreso il diritto all’informazione;
  3. c) assistenza per le richieste di indennizzo.

Si aggiungono a queste misure che riguardano la tutela della salute mediante l’accesso a cure mediche adeguate e la partecipazione sicura al processo garantita immediatamente dopo l’attentato terroristico e per tutto il tempo necessario.

A conclusione è da segnalare che l’art. 26 dir., recita che: “1. Gli Stati membri dispongono che le vittime del terrorismo residenti in uno Stato membro diverso da quello in cui è stato commesso il reato di terrorismo abbiano accesso a informazioni sui loro diritti, sui servizi di sostegno disponibili e sui regimi di indennizzo nello Stato membro in cui il reato di terrorismo è stato commesso. A tal fine, gli Stati membri interessati adottano misure adeguate per agevolare la cooperazione tra le loro autorità competenti o le rispettive strutture che offrono sostegno specialistico per garantire alle vittime del terrorismo l’effettivo accesso a tali informazioni. 2. Gli Stati membri provvedono affinché tutte le vittime del terrorismo abbiano accesso, nel territorio dello Stato membro di residenza, all’assistenza e ai servizi di sostegno di cui all’articolo 24, paragrafo 3, lettere a) e b), anche se il reato di terrorismo è stato commesso in un altro Stato membro” assicurando così la massima omogeneità della tutela di chi venisse colpito da un atto di terrorismo.

 

Dott. Mirko Buonasperanza

L’IMPATTO DELLA ROBOTICA SUL DIRITTO PENALE

l’imputabilità dei robot

La robotica è quell’area della scienza volta alla costruzione di macchine sempre più sofisticate in grado di “sentire”, “pensare” ed “agire”. La comparsa di questi prodigiosi robot intelligenti, ha destato da parte degli studiosi non pochi quesiti dottrinali e giurisprudenziali circa la loro capacità d’agire ed una loro eventuale imputabilità in sede giuridica.

Oggi gli agenti artificiali “agiscono” proprio come gli esseri viventi: sono interattivi (rispondono agli stimoli dell’ambiente con un mutamento dello stato interno), autonomi (sono in grado di cambiare questo stato indipendentemente da uno stimolo esterno) e adattativi (sono capaci di accrescere o migliorare il modo in cui questo stato interno muta). Premesso ciò, il problema sorge se ci si sofferma sulla imprevedibilità delle loro azioni, che comporta una serie di ricadute sul tema della responsabilità giuridica per reati o danni di qualsivoglia genere.

Per quanto riguarda l’impatto della robotica sul diritto penale, la capacità d’agire delle macchine non rappresenta diretta conseguenza della loro imputabilità giuridica: per quanto evoluta sia la tecnologia, difatti, non si può ancora riconoscere nel robot una “coscienza” ed una intenzionalità d’azione, elementi che rimangono propri dell’uomo; ne consegue che la sussistenza della responsabilità penale dell’agente, scaturita da una condotta, potrà essere riconosciuta esclusivamente in capo ad un essere vivente.

Tuttavia i problemi non si limitano alla mera imputabilità. Nel campo militare, la ricerca e lo sviluppo di sistemi robotici è stata sempre più massiccia con il passare del tempo; si pensi all’inizio della guerra in Iraq (nel 2003) quando le truppe statunitensi non disponevano di alcun tipo di robot: nel 2004 i soldati artificiali (come droni o Terminators C-3PO) erano 150, per raggiungere l’anno successivo le 2400 unità. L’utilizzo di armate robot solleva quesiti cruciali inerenti al rispetto delle norme di diritto internazionale umanitario, tanto più che vi è una estrema difficoltà tecnica nel programmare le macchine in modo tale da rispettare i principi di discriminazione e di immunità propri del diritto bellico, distinguendo il nemico dall’alleato. Inoltre, l’impiego di queste macchine incide sulle clausole del c.d. “ius in bello” destando dubbi circa la definizione di bellum iuistum (guerra legittima) per le armi robotiche letali poste in gioco. La paura poi che i c.d. “robot killer” progettati per uso militare possano essere usati da gruppi terroristici per uccidere a comando, ha spinto 116 leader dell’industria informatica di 24 paesi ( tra cui  Elon Musk della Tesla e Mustafa Suleyman di Google) a chiederne formalmente alle Nazioni Unite la messa al bando, e dunque a proporre l’inserimento di queste macchine nell’elenco delle armi letali proibite dalla convenzione ONU del 1983 (insieme alle armi chimiche e alle armi laser accecanti).  L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha promosso discussioni formali su tali armi, che includono oltre a droni, anche mitragliatrici automatizzate.

Tuttavia in questo quadro estremamente problematico, formato da un vuoto normativo e da delicati equilibri politici, appare urgente e necessaria una nuova Convenzione dell’ONU che vada a disciplinare e regolare l’impiego dei soldati robot, non solo dal punto di vista del diritto bellico e penale, ma anche dal punto di vista del diritto dei contratti e della responsabilità civile extra-contrattuale, dove si dovrebbero introdurre nuove forme di assicurazione e autenticazione dei robot, oltre che forme di responsabilità limitata per eventuali danni.

Chiara Bellini

VIETATO AVERE PAURA

“Non dobbiamo avere paura, non ci faranno cambiare le nostre abitudini, non ci chiuderanno in casa con la paura;”

Questo il grido di Vasco ai suoi 220.000 fedelissimi che, nell’ evento epocale del 1 Luglio, hanno infiammato il Modena Park.
Quella del Modena Park è una macchina perfetta costruita e progettata per festeggiare la quarantennale carriera del Blasco nazionale. E’ una festa e tutto, anche lo sconosciuto che per tre ore di concerto ti è vicino, sembra avere un’aria familiare. E’ la gente di Vasco: quella che va sempre al massimo !

Ad ospitare la grande festa è stata una Modena blindata che, anche solo per un giorno, ha assunto la veste di grande capitale del rock. Un evento contro la paura, come lo stesso cantante ha annunciato, ma la paura c’era ed era tanta. Paura del terrorismo, della grande folla che in preda al panico si trasforma in mandria e falcia facendo prevalere la legge della giungla. Un evento troppo grande per non ingenerare timori e preoccupazioni che ha spinto inevitabilmente la città e le forze dell’ordine ad assumere misure straordinarie di sicurezza. Moltissimi i controlli all’entrata, filmate le vie d’accesso e le nuove tecnologie protagoniste della scena in quanto a sicurezza. Vietate le bevande in bottiglia e lattina. Assolutamente vietati i superalcolici. No a zaini e valigie. Perfino il tanto celebre e ormai immancabile bastone da Selfie è stato bandito. Ed ecco spuntare blocchi in cemento per scongiurare il sangue di Nizza e Londra. Ecco sorgere piani di evacuazione perché la paura di Torino è troppo viva nei nostri ricordi. Esatto, oltre alla paura di un attentato adesso è nato anche il terrore del terrore, quasi come fosse un autogol.

Non sono mancate misure speciali per far transitare i soccorsi nello sciame umano.Dopo aver tenuto il fiato sospeso per giorni la festa ha avuto inizio ed anche un lieto fine. Tutto si è svolto nella massina serenità grazie alle forze dell’ordine che,scupolosamente e discretamente hanno lasciato decollare l’evento svolgendo al meglio il loro lavoro. Ed Ecco giungere immediatamente i complimenti di Gentiloni e la gratitudine di Gian Carlo Muzzarelli. Lo stesso sindaco si è detto orgoglioso delle misure di sicurezza impiegate auspicandosi che in futuro Modena Park possa diventare un piccolo modello di sicurezza in Europa.

L’ emblema, quello del Modena Park, di una generazione che è viva e non ha paura alcuna.

Ilaria Di Blasio

AREA 51 – Verità negate

A una distanza di 39 anni luce dalla Terra, attorno alla stella battezzata Trappist-1, orbita un sistema composto da sette pianeti simili al nostro, tutti potenzialmente adatti ad ospitare la vita aliena.

La scoperta è contenuta in una ricerca coordinata dall’Università di Liegi (in Belgio) pubblicata sulla rivista Nature.

Nuovi spiragli di evoluzione o ispirazioni per nuove menzogne?

Difficile distinguere realtà da fantascienza e verità da complotti, data la fatiscente nebulosità con cui è sempre stata offuscata la materia.

Non essendo questa una rivista scientifica, fortunatamente non ci compete l’ impossibile compito di cercare di far chiarezza sui misteri relativi gli extra terrestri.

Possiamo però interrogarci su una questione astrattamente più giuridica, chiedendoci quale diritto abbiano gli Stati ad occultare informazioni e scoperte di grande rilevanza ed influenza per la vita dei loro cittadini e quale diritto abbiamo noi di pretendere trasparenza e informazione da parte delle autorità che ci rappresentano.

Indiscussa la legittimazione degli individui a conoscere la verità riguardo la realtà che li circonda. Condivisibile la segretezza dei dossier da parte delle Intelligence se volta al mantenimento e alla garanzia dell’ordine pubblico.

Quanto però sia giusto affrontare scoperte, magari sconvolgenti, nascondendole, piuttosto che spiegandole, è forse discutibile a fronte di ipotesi di scomparse, innesti , scambi e complotti.

Negare spiegazioni convincenti, in una direzione o nell’altra, e lasciare nel logorante dubbio, persone che hanno visto scomparire in circostanze inspiegabili i loro cari e convincere di essere pazze persone che affermano di aver avuto avvistamenti od incontri sa di amorale.

Certo l’ approccio più facile e sicuro ad eventuali rivelazioni è certamente negare, perché non lascia spazio all’imprevedibilità delle reazioni umane.

Certamente sapere o pensare di essere presi in giro fa arrabbiare, ma allo stesso tempo, proviamo a pensare se la verità non sia sopravvalutata!

La soluzione la si ha pensando a quale sia l’ obiettivo di ognuno di noi. La risposta sarà quasi univocamente legata ad una di queste due parole “felicità”, “serenità”.

E forse il modo che realizza meglio tale prospettiva è non diffondere ansia, incomprensione e paura, che l’ ignoto per definizione scatena.

O ci fidiamo, della buona fede, delle valutazioni e della preparazione di chi ci governa; o non lo facciamo. Lo scetticismo apparterrà sempre ad entrambe le posizioni: è umano, logico ed intelligente. Ma ci sono cose in cui le certezze sono difficili e la verità forse è sopravvalutata!

                                                                                                                             Letizia Dematteis

PATETICHE MANIE DI GRANDEZZA

Uno dei poteri da sempre più pericolosi e striscianti è quello del condizionamento.

Condizionare in modo subdolo qualcuno significa privarlo della propria libertà; significa annullare le abitudini, la quotidianità, la vita degli individui.

Sabato 3 giugno, ore 22. Questo potere trova massima espressione a Torino.

Una serata di festa in P.zza San Carlo a Torino, tutti a strada per vedere la partita, non importa se per tifare a favore o contro!

È il 64’: c’è una vittoria, ma non è sportiva.

Vince il terrorismo. In un modo ancora più violento e angosciante: senza muovere un dito.

È amaro il binomio vittoria-terrorismo. D’altronde lo è qualsiasi parola affiancata a un sinonimo di sangue, cinismo, stupidità, paura.

Persone e vite calpestate. Letteralmente.

Vorrei sputare in faccia agli autori di questo terrore, indifferenza.

Eppure un terrorismo che ormai non ha più bisogno di essere attivo e che anche passivamente riesce a provocare stragi, mi smentirebbe.

Disgusto, disprezzo, compassione.

Sono certamente espressioni meno nobili ed eleganti, ma l’eleganza è sopravvalutata e la superiorità si afferma anche con la consapevolezza, il coraggio e la forza di ammettere, riconoscere ed affermare i nostri veri sentimenti, senza tacerli per paura di dare soddisfazione. Non lasciamoci condizionare anche nel diritto di sfogarci.

Siamo schifati, impauriti, incazzati e siamo incredibilmente umanamente uniti tra di noi.

Vogliono dividerci? Stanno ottenendo l’opposto. Il male condiviso unisce.

Vogliono riempirci d’odio? Abbiamo il cuore completamente dedicato ai cari che abbiamo perso, per sprecarne anche solo un millimetro per chi ce li ha portati via.

Li gratifica il potere di condizionare le nostre vite? In parte ci riescono, vero. Ma che magra soddisfazione, se il prezzo è rinunciare alla loro stessa vita e lasciarla condizionare da un arido e poco divertente Risiko.

Pretendono d’inculcarci il loro pensiero? Sottovalutano la libertà delle anime e della mente.

Si pensano onnipotenti? È la nostra garanzia della loro demenza. La storia ha già conosciuto scellerati visionari che, in nome di una smodata, insensata, presuntuosa e stupida smania di potere, hanno cercato di sterminare popoli, tradizioni e culture. Hanno costretto al coprifuoco; hanno annullato la libertà di parola; hanno inscenato orrori spregevoli; hanno provocato dolori e tragedie inestimabili.

Sono destinati a perdere e a essere ricordati come dei poveri patetici pazzi, e ancora non lo sanno.

Peccheremmo in scortesia ed in onestà intellettuale a non farglielo sapere.

 

Letizia Dematteis

 

Il mio nome è Legame, Giacomo Legame!

Selezioni alla Bicocca: l’Intelligence cerca agenti segreti. Marco Minniti, Ministro dell’Interno: «cerchiamo studenti per analisi e operazioni di altissimo livello, in particolare sulla cyber sicurezza». Nel 2013 vennero assunti 100 aspiranti spie.

Assoluto riserbo davanti ai segreti. Acume. Coraggio. Empatia per sfruttare ogni possibile fonte di informazioni. E grande stabilità emotiva. Quella che serve per vivere sotto copertura, senza dire neppure alla famiglia cosa fai. «Chi svolge un buon lavoro da noi non verrà mai lodato in pubblico o a casa, nessuno conoscerà la sua attività. Non è un mestiere adatto a quelli cui piace mettersi in mostra».

AAA cercasi spie: e l’Intelligence li trova nelle università d’Italia. Lo scorso 15 novembre 2016 i vertici dei Servizi segreti erano alla Bicocca di Milano e in contemporanea usciva, dopo tre anni, il nuovo bando online per le assunzioni. All’ultimo, nel 2013, risposero in 8 mila. Da allora cento giovani sono stati assunti nel Comparto, dopo durissime selezioni. «Per le attività più operative abbiamo i canali di recruiting tradizionali, l’esercito e le forze di polizia — spiega Marco Minniti, Ministro dell’Interno — qui invece, servono, più di tutti, esperti in informatica. Ma anche psicologi, analisti del comportamento, esperti di culture (non solo lingue) lontane. Nessun corso di studi è avvantaggiato rispetto ad un altro. «Nella nuova realtà fluida dove è sempre più labile il confine tra bene e male, bisogna interpretare e capire chi abbiamo di fronte. Il nemico cambia veloce e in Rete lancia segnali, è cruciale anticipare l’attimo in cui si sta trasformando in una minaccia per il Paese». Le energie a quel punto convergono nello sforzo di prevenire attacchi o tensioni.

«Non esistono orari d’ufficio, sono possibili missioni lontane per andare ad intercettare subito interconnessioni internazionali». È una formazione permanente, quella di chi si immerge in questo lavoro. Diventa la vita. «Abbiamo ragazzi eccellenti in tutti i campi, molto specializzati, con un fortissimo senso delle istituzioni», dice Paolo Scotto di Castelbianco, direttore della Scuola accessibile solo agli arruolati dal Comparto e frequentata da varie centinaia di agenti. Indossa un loden con mantellina, ha l’aria da studioso. Somiglia a Sherlock Holmes o Alan Turing, più che a James Bond: «Anche i nostri allievi», sorride lui. Nove su dieci sono laureati con master, per lo più sotto i 40 anni: quel limite d’età può essere superato solo in casi particolari. Mandato il curriculum a sicurezzanazionale.gov.it, chi è selezionato deve affrontare a Roma una istruttoria che include visite mediche di idoneità psico-fisica, test sull’affidabilità di fronte a notizie riservate, verifica dei requisiti culturali e scientifici. Gli ammessi vanno poi al campus: «Il corso di studi è personalizzato, non ha una durata fissa. I ragazzi devono imparare l’adrenalina intellettuale che serve a questo mestiere».

Poco a poco vengono assegnati gli incarichi. «Uffici di sicurezza appositi aiutano a costruire coperture adatte e trovare un equilibrio tra la riservatezza necessaria e le cose da dire a familiari e amici». Ricerche, analisi, enigmi da risolvere, con un continuo risvolto pratico sul campo: questa è la vita degli «analisti speciali». Fonte aperta di studio è il web, «con software e strumenti ipertecnologici messi a disposizione». Ma resta cruciale anche la strada: «Quello che ti possono dire le persone, spesso non si trova in Rete». Ogni dettaglio della loro attività è permeato da estremo riserbo. Anche dove sono gli uffici è “RSS”, notizia riservatissima. «L’Intelligence è il cuore dello Stato nazionale, il suo perimetro è la difesa della democrazia — rimarca Minniti — ha un volto e lo mostriamo nei limiti del possibile, dovendo proteggere chi ogni giorno opera in silenzio per la sicurezza di tutti. Farsi vedere è essenziale per costruire un rapporto di fiducia». L’invito rivolto ai giovani è a prendere contatto con i Servizi segreti. Il che vuol dire nuovi agenti. Ma anche nuove fonti di possibili preziose informazioni.

 

Fabrizio Alberto Morabito