CATENA UMANA

Le parole,

quelle sostenute; denunciate; indagate con fermezza, tenacia e onestà! Le parole con cui due uomini immensi e umilissimi coraggiosamente cercavano la complicità del popolo spiegando la schifosa e pericolosa verità piuttosto che negare l’ evidenza. Le parole appuntate preziosamente su di un’ agenda rossa. Quelle scritte su pizzini di carta sudicia; quelle nascoste dietro espressioni di beffa, sfida e minaccia nelle aule di tribunali. Fascicoli infiniti; sentenze mai pronunciate. Le parole testimoniate, rare, rarissime, e quelle uccise il giorno prima di essere rilasciate. Le parole taciute; quelle sussurrate; ordinate con uno sguardo e sparate.

E poi le parole più pericolose e spregevoli: quelle di un’ ipocrita e rassicurante falsissima promessa di solidarietà mai concretizzata.

Falcone e Borsellino, venticinque anni fa una delle perdite più dolorose, gravi e spregevoli del nostro Paese e del Pianeta.

Ogni parola che oggi dedichiamo Loro è un nodo in gola di fierezza e coraggio; amarezza, sgomento e rimpianto.

Giornalisti che vivono sotto scorta per aver scritto contro la criminalità organizzata e giovani che prendono treni e ferie per partecipare a LIBERA sarebbero stati motivo di orgoglio e sicuramente sono un pezzetto enorme di vittoria.

La Catena Umana che, da un mese dopo la strage di Capaci ogni anno, si tiene per le strade di Palermo è un abbraccio che testimonia l’ esempio che i due Giudici sono stati in grado di essere con la loro straordinaria umanità. Uomini e giudici disarmati e invincibili!

In quanto cittadini e in quanto giuristi, imprescindibile lasciarsi guidare dalla conoscenza dei codici; fondamentale lasciarsi ispirare dal modello di cotanti Giudici:

si può smettere di credere nella legge; negli uomini; nella correttezza pur continuando a credere nella Giustizia!

 

In memoria dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

 

Letizia Dematteis

PARMENSE, HA 20 ANNI E GUIDA UNA VOLVO: E’ IL SINDACO PIU’ GIOVANE D’ITALIA

E’ di Fontevivo, località nella provincia Emiliana, Tommaso Fiazza: freschissima avanguardia nella rosa dei sindaci italiani, in forza alla Lega Nord.

Dalla fidanzata ai genitori, tutti gli hanno sconsigliato di candidarsi in un paesino di poco più di 5000 anime in cui, finora, aveva sempre vinto il centrosinistra: è proprio grazie alle divisioni interne a quest’ultimo infatti, ammette il giovane sindaco, che è arrivata l’insperata vittoria.

Così, lasciata l’università, il giovane Fiazza si è lanciato alla volta di questa nuova avventura col bene placido degli elettori e degli avversari politici, compresa l’antica militanza d’estrema sinistra.

Non sono state poche le iniziative portate a termine fin qui dalla giunta comunale: 400 bombolette al peperoncino donate alle donne in occasione dell’8 marzo, sgombro dei campi rom e ampliamento dell’organico della polizia municipale; iniziative che forse si rispecchiano nei modelli di riferimento dichiarati dal Fiazza, da Vladimir Putin al suo segretario Matteo Salvini fino al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Per il prossimo futuro, Fiazza promette ai cittadini che dedicherà una via a Bud Spencer come riconoscimento per un attore che ha segnato la commedia italiana; tuttavia il sindaco non sembra pago al 100% in quanto non è ancora riuscito ad esaudire un punto forte della sua precedente campagna elettorale ossia l’azzeramento delle rette degli asili nido tanto agognato dai cittadini della zona.

In definitiva i presupposti sembrano positivi, si è ben lieti dunque di fare i migliori auguri alla cittadinanza parmigiana e al fresco sindaco.

Fabrizio Alberto Morabito

REAZIONI ALLA DECISIONE DELLA CONSULTA SULL’ITALICUM: COMMENTI ILLUSTRI DOPO IL SALVATAGGIO DEL PREMIO DI MAGGIORANZA E LA BOCCIATURA DEL BALLOTTAGGIO.

Nello scorso mese di gennaio, la Corte Costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi sulla neonata legge elettorale: seguono qui i commenti e le reazioni del panorama politico riguardo tale pronuncia.

«Non ci sono più scuse. La Corte Costituzionale ha tolto il ballottaggio, ma ha lasciato il premio di maggioranza alla lista al 40%. Questo è il nostro obbiettivo per poter governare. Ci presenteremo agli elettori come sempre senza fare alleanze con nessuno, Al voto subito».

Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle

«Ho avuto conferma di aver fatto bene,contro il mio partito,a votare contro l’Italicum. Ultimo doloroso atto prima di dimettermi dalla Camera».
Enrico Letta , ex presidente del Consiglio

«Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, la legge che “doveva copiarci mezza Europa” è in gran parte incostituzionale. Vergognatevi e ritiratevi».
Alessandro Di Battista, deputato del Movimento 5 stelle

«I gruppi parlamentari dovranno adesso confrontarsi su come procedere, verificare la volontà politica».
Laura Boldrini, presidente della Camera

«`Legge elettorale subito applicabile´ dice la Consulta. Non ci sono più scuse: parola agli italiani!! Al voto subito».
Matteo Salvini, segretario della Lega Nord

«Il Parlamento si deve esprimere sulla legge elettorale. Abbiamo avuto una legge votata con la fiducia, ora c’è la Consulta… E il Parlamento che fa? Una valutazione dovrà farla o no? Altrimenti andiamo tutti a casa…».
Pier Luigi Bersani, deputato ed ex segretario del Pd

«La Consulta si è espressa, ora è necessario fare una legge elettorale per il Senato analoga a quella della Camera».
Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia

«Si sono create le condizioni per andare a votare subito». «Noi rilanciamo con forza la possibilità di convergere sul Mattarellum. Non è una questione di tempo, serve una disponibilità politica vera. Noi restiamo sul Mattarellum, altrimenti c’è il `Consultellum´. Non c’è stata una bocciatura dell’Italicum, l’impianto resta».
Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera

«Questa sentenza che riguarda l’Italicum porta sì ad un sistema elettorale direttamente applicabile ma in divergenza dal sistema del Senato. Abbiamo ad oggi due sistemi elettorali divergenti quindi serve un passaggio parlamentare molto impegnativo per ottemperare al monito di Mattarella in modo da poter andare alle elezioni con sistemi coerenti come appunto chiede il Presidente della Repubblica. Dopo le motivazioni, che arriveranno tra un mese, il Parlamento si mettera’ al lavoro per omogeneizzare i due sistemi che pur essendo singolarmente applicabili non lo sono insieme».
Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia

«Ora che abbiamo anche una legge elettorale non ci sono più scuse: sabato 28 gennaio tutti in piazza a Roma per chiedere elezioni subito».
Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia

«Come è evidente a tutti la sentenza della Corte Costituzionale, che leggeremo con attenzione, boccia la legge elettorale che secondo Renzi ci avrebbero copiato in tutta Europa. Dopo la riforma Costituzionale cancellata dal 60 per cento degli elettori adesso anche l’Italicum in larga parte salta. Cosa resta di questi mille giorni di Governo Renzi? Praticamente nulla. Ora si incardini subito nuova legge elettorale in Parlamento».
Arturo Scotto, capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana

«L’impianto dell’Italicum resta. Il Pd non ha paura del voto. Se c’è la volontà di discutere sul Mattarellum bene altrimenti c’è la possibilità di andare a votare. Le due leggi di Camera e senato sono omogenee e immediatamente applicabili. Basta non perdere tempo, noi non siamo disponibili a meline».
Lorenzo Guerini, vice segretario del Pd

«Io dico che noi siamo gli unici che possono chiedere agli italiani il 40%. Perché gli altri hanno distrutto il Paese in tutti questi anni e quindi alle prossime elezioni la scelta è tra votare per i vecchi partiti o per una nuova opportunità. Oggi finisce la stagione di Renzi con la bocciatura della legge più bella del mondo».
Luigi Di Maio, vice presidente della Camera ed esponente del M5S

«La sentenza della Corte costituzionale, per alcuni aspetti senz’altro prevedibile, lascia inalterato il diritto-dovere del Parlamento di intervenire sull’armonizzazione dei sistemi elettorali esistenti per la Camera e per il Senato. Inoltre, non esclude la possibilità di procedere alla definizione di possibili coalizioni che possano prevedibilmente usufruire del premio di maggioranza. Allo stato attuale appare infatti difficile che un partito possa superare il 40% dei voti in solitudine».
Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato

«Ora un sistema elettorale c’è. In tempi brevi si verifichi in Parlamento la volontà degli altri partiti di averne uno migliore, e comunque si vada velocemente al voto. La melina è un danno per il Paese».
Andrea Marcucci, senatore del Pd

«Dopo la sentenza della Corte costituzionale, rimane la necessità di una legge elettorale compatibile per Camera e Senato. Il giudizio di oggi non risolve, né avrebbe potuto farlo, la questione centrale che abbiamo di fronte ossia l’armonizzazione dei differenti sistemi elettorali dei due rami del Parlamento».
Altero Matteoli, senatore di Forza Italia

«La Corte Costituzionale ha bocciato l’Italicum. Inascoltati avevamo individuato le criticità e i rischi di incostituzionalità fino al punto, in 24 senatori, di non votare la legge a Palazzo Madama. Avevamo ragione noi e non chi ha testardamente portato il PD e il Governo a questo nuovo fallimento».
Federico Fornaro, senatore della minoranza pd

«Il cuore dell’Italicum è saltato: la nostra battaglia politica contro quella legge, per la quale mi sono dimesso da capogruppo, aveva un fondamento. Ora il Parlamento deve lavorare, nei tempi necessari, per un sistema elettorale che rispetti i due principi di un equilibrio corretto tra rappresentanza e governabilità» e non avere «mai più un Parlamento di nominati».
Roberto Speranza, deputato del Pd

«Al voto subito: mi sembra questo il messaggio della sentenza della Corte Costituzionale. La sentenza è immediatamente applicabile, non ci sono motivi per non andare al voto».
Roberto Maroni, governatore della Lombardia

«Chiedo l’immediata convocazione del tavolo del centrodestra dopo la solenne bocciatura dell’Italicum per verificare se esiste la volontà comune di dare agli italiani la possibilità di votare quanto prima».
Ignazio La Russa, deputato di Fratelli d’Italia

«Ora abbiamo leggi compatibili alla Camera e al Senato. La sentenza della Consulta è ottima».

Stefano Esposito, senatore del Pd

«Una volta tanto bisogna fare un apprezzamento alla Corte Costituzionale che ha fatto una bella sentenza di sostanziale modifica dell’Italicum. Innanzitutto la sentenza è autoapplicativa per cui si può andare a votare subito, poi è stato evitato il ritorno al proporzionale con la conferma del premio di maggioranza, infine abolendo la possibilità di scelta dei capi lista bloccati si dà un colpo di piccone alla logica delle liste bloccate. Quindi andiamo a votare subito con questa legge e costruiamo finalmente un centrodestra sovranista e veramente unito».
Gianni Alemanno, esponente di Azione Nazionale

«La sentenza della Consulta è arrivata. Benvenuto Legalicum! Ora estendiamolo al Senato e andiamo al voto subito. Renzi ha fatto due riforme: una bocciata da 20 milioni di italiani, l’altra dalla Consulta. Un disastro totale! Unico rimedio: al voto subito!».

Danilo Toninelli, deputato del M5S

«Il presidente della Repubblica ha perfettamente ragione. Dobbiamo avere due sistemi elettorali omogenei per Camera e Senato. Il Parlamento deve legiferare per rendere omogenei due sistemi al momento strabiliante, impossibili da far convivere».
Michele Emiliano, governatore della Puglia

«La sentenza della Corte ha dichiarato incostituzionale il ballottaggio e ha lasciato il premio di maggioranza. Non ha risolto, e non poteva farlo, l’omogeneità dei sistemi elettorali fra Camera e Senato richiesta anche dal Presidente della Repubblica che dovrà essere realizzata attraverso il lavoro del Parlamento».
Fabrizio Cicchitto, deputato di Area popolare

«Dopo la sentenza della Consulta tocca ora al Parlamento armonizzare le leggi elettorali di Camera e Senato. Poi subito al voto».
Deborah Bergamini, deputato di Forza Italia

«A dispetto delle polemiche e delle accuse infondate la verità è che l’Italicum ha superato il vaglio della Consulta, su tutti i principali punti in discussione, tranne che sul ballottaggio, come era logico aspettarsi dopo l’esito del referendum del 4 dicembre scorso. La Consulta ha invece dichiarato legittimi nell’ordine: il premio di maggioranza alla lista, i cento collegi, i candidati capilista di collegio,finanche le candidature plurime che non erano una nostra proposta ma di chi, come il centro destra, la legge l’ha votata».

Emanuele Fiano, deputato e responsabile delle riforme istituzionali del Pd

«Il fatto positivo è che ora c’è una legge elettorale che, consentendo di andare a votare, impone a tutti i partiti di trovare un accordo rapido per una legge migliore in termini di omogeneità tra le due Camere e governabilità. Il fatto negativo sarebbe nemmeno provarci e correre al voto per ripristinare con certezza matematica una situazione ancora più frammentaria del 2013».
Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica

«La Consulta ha dichiarato incostituzionale l’Italicum in vari punti. Quella che secondo Renzi e la Boschi doveva essere la migliore legge elettorale in Europa (che addirittura altri Paesi ci avrebbero dovuto copiare!) è stata smantellata oggi dalla Corte Costituzionale. L’ennesima bocciatura per l’operato dell’ex premier e della sua maggioranza dopo il no alla riforma costituzionale detto a gran voce a dicembre dai cittadini italiani. Ora la strada è segnata: si vada al voto il prima possibile».
Roberto Fico, deputato del M5S

«Rilevo che i capisaldi della legge elettorale sono stati confermati dalla Consulta a dispetto di tante polemiche avanzate in questi mesi. La bocciatura della riforma costituzionale nel dicembre scorso ha inevitabilmente portato a una nuova riflessione sul ballottaggio. Il resto della legge invece viene validato costituzionalmente in modo definitivo. Ritengo infine assai rilevante che la Consulta abbia confermato l’immediata applicabilità».
Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali

«Bisogna andare subito al voto. Non ci sono più scuse. Ora non si inizi a parlare di ritocchi della legge elettorale. È troppo comodo affermare ”voto subito” e poi iniziare a prendere tempo dicendo di volere mettere mano alla legge elettorale».
Massimiliano Fedriga, presidente dei deputati della Lega Nord

 

Fabrizio Albero Morabito

ANCORA SENZA LE REGOLE DEL GIOCO

Legge elettorale pronta all’uso? No, non è il nostro caso. Anche L’Italicum è stato parzialmente bocciato, proprio come il suo predecessore. La malattia da mezza incostituzionalità del regolamento del gioco continua e si dirige verso due argomenti che erano considerati i punti forti della legge approvata dal Parlamento, su iniziativa politica del governo Renzi: ballottaggio e sistema dei capilista.

Infatti la corte, richiamando in numerosi punti la sentenza del 2014 sulla parziale incostituzionalità del Porcellum, ha dato diverse motivazioni e giustificazioni alla sua pronuncia.

Una delle modifiche principali riguarda la natura stessa della legge elettorale: attraverso la sua sentenza, la corte ha trasformato l’Italicum in una legge proporzionale corretta da un ampio premio di maggioranza. Come? Dichiarando legittimo il premio di maggioranza che garantiva il 55% dei seggi alla lista che raggiungeva il 40%. È stato però bocciato il ballottaggio.

In questo modo, se una lista otterrà il 40% dei voti allora potrà accedere al premio di governabilità, altrimenti i seggi sanno assegnati in modo proporzionale.

Altro grande capitolo sulle modifiche riguarda il sistema delle pluricandidature: questo permetteva ai capilista di presentarsi in più di un collegio e poi scegliere dove essere eletti. La decisione della corte, in questo caso, si articola su due piani: è infatti considerata legittima la pluripresentazione come capolista nei diversi collegi, ma ha respinto la possibilità di scelta affidata al capolista stesso circa il collegio di elezione, indicando il sorteggio come soluzione. Il motivo di tale scelta è la possibilità di innesco di un meccanismo che avrebbe permesso la nomina di altri deputati.

Per di più, ufficialmente, in Italia son presenti due leggi elettorali distinte, una per il Senato e una per la Camera. Se si votasse con questo sistema si potrebbe arrivare ad una larga maggioranza nella Camera, nel caso una lista arrivi al 40% dei voti, oppure una Camera frammentata, secondo la proporzionalità dei voti. Il Senato resterebbe comunque frammentato nella sua pluralità di liste.

Al fine di armonizzare le due leggi, il presidente della Repubblica Mattarella, quello del Consiglio Gentiloni e del Senato Grasso hanno chiesto al Parlamento di analizzare le 18 proposte di leggi elettorali e di modifica. Il motivo di tale richiesta è da ricercarsi nelle parole della corte che punta alla formazione di maggioranze parlamentari omogenee, nonostante la diversità dei meccanismi di elezione della Camera e del Senato.: l’unificazione delle leggi elettorali potrebbe rappresentare la soluzione a tale problema.

Per quanto riguarda il ballottaggio, considerato incostituzionale dalla corte, entrano in gioco i principi di uguaglianza e la libertà di voto. “L’obiettivo della stabilità del governo, di sicuro interesse costituzionale, non può giustificare uno sproporzionato sacrificio della rappresentatività, trasformando una lista che vanta un consenso limitato in maggioranza assoluta.”

L’ultimo elemento incostituzionale riguardante la scelta dei capilista è così giustificato dalla corte: “l’opzione arbitraria affida irragionevolmente alla sua decisione il destino del voto di preferenza espresso dall’elettore, determinando una distorsione del suo esito”. In extremis, per non lasciare un vuoto legislativo, propone il criterio del sorteggio come soluzione. Tuttavia esorta il parlamento ad intervenire.

E i capilista bloccati? Legittimi. Al contrario, questi erano stati bocciati dalla stessa corte per il Porcellum.

Ora è tutto nelle mani del Parlamento che ha aperto le consultazioni. È solo l’inizio.

Chiara Listo

LA PRIVACY NON ESISTE!

Il concetto di privacy e, soprattutto, la sua tutela nell’attuale società sono argomento dilagante poiché il costante sviluppo tecnologico spesso mette a dura prova il lavoro del Garante per la protezione dei dati personali (meglio noto come garante per la privacy).

In principio fu Facebook che, fin dal 2006 in Italia, ha consentito ad ogni utente di poter mettere in piazza i propri dati più personali dopo aver accettato un documento a garanzia del fatto che Facebook non avrebbe mai utilizzato i dati inseriti dagli utenti per gli scopi più loschi e riprovevoli: tale documento tuttavia non impedisce a qualsiasi utente di copiare infinite quantità di dati di altri utenti per un qualsivoglia scopo di dubbia legalità.

Col passare degli anni poi, lo sviluppo tecnologico dei nostri cari smartphone ha portato alla nascita di alcune applicazioni che hanno ulteriormente minato la disciplina della tutela della privacy.

Così è stato inventato airbnb: un’applicazione tramite cui si possono affittare immobili per periodi di tempo limitato con lo scopo di trascorrere qualche giorno di vacanza; il sistema è molto interessante ma, per tutelare la privacy degli utenti, l’app non s’impossessa dei dati personali di ogni inquilino che affitta un immobile e ciò può portare a svariate situazioni ipotetiche che, al solo pensiero, mettono i brividi: in sintesi, un qualsiasi terrorista potrebbe affittare la casa del nostro dirimpettaio del tutto anonimamente.

In seguito è venuto il momento di Uber: un’app che consente a chiunque di poter svolgere la funzione di tassista, trasportando in giro per la città chi si trovi ad aver bisogno di un passaggio in auto. Tale applicazione è tornata alla ribalta pochi giorni fa a causa di una dichiarazione di un ex dipendente del colosso statunitense: Ward Spangenberg infatti ha dichiarato che Uber gestisce in modo molto superficiale i dati personali degli utenti mettendoli a disposizione di tutti i dipendenti dell’azienda che, potenzialmente, potrebbero tracciare gli spostamenti di qualsiasi utente.

Alcuni dipendenti di Uber non si sono fatti certo pregare e sono stati scoperti a seguire le tracce dei vip: la cantante Beyoncé è stata una delle prime a denunciare.

In Italia, Uber è stato messo al bando in molte grandi città, perciò è stata sviluppata un’app alterativa che offre lo stesso servizio: si tratta di Zego che, da qualche mese a questa parte, ha rimpiazzato di fatto Uber a Torino, Genova, Milano e Padova.

Infine è notizia di pochissimi giorni fa che, a partire dal 2017, sarà introdotta in Italia una rete wi-fi unica gratuita: con essa si potrà navigare, con la stessa password, da piazze, alberghi, treni e musei; il progetto è costato 2 milioni di euro già stanziati per la sua prima fase di sviluppo, frutto di una collaborazione tra ministero dello sviluppo economico, ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e Agenzia per l’Italia Digitale.

Sarà la prima rete wi-fi di livello nazionale, in grado di seguire l’utente in ogni suo spostamento (preferibilmente il turista, ma chiunque potrà usarla in Italia). Lo scopo ultimo è far crescere il turismo italiano grazie una piattaforma digitale intelligente, superando così i ritardi tecnologici che abbiamo con il resto d’Europa in questo ambito: il prezzo che si spera di non dover pagare in tal caso però è la fornitura completa delle nostre informazioni sugli spostamenti agli organi delle istituzioni pubbliche.

 

Fabrizio Alberto Morabito

COME CAMBIA LA GIUSTIZIA NEL 2017

Ad illustrare le varie novità e le sfide che dovranno essere affrontate è lo stesso ministro Andrea Orlando che fa il punto su quanto potrà essere realizzato “a breve” e sui temi caldi emersi nel corso del 2016. Dalla “rete contro le campagne di odio sui social” su cui sta lavorando, alla riforma del processo penale, alle intercettazioni, sino alla prescrizione, sono tanti i temi affrontati dal Guardasigilli.

Sul fronte social, che in questi giorni sta infiammando gli animi, Orlando ammette di non avere alcuna pretesa “di affrontare tutti i problemi che lo sviluppo della rete ha generato – né di negare – le grandi opportunità che ha aperto”, limitandosi a “segnalare il fatto che i social sono diventati il principale strumento per veicolare messaggi di odio che sono spesso il presupposto per la radicalizzazione violenta”.

La giurisdizione, continua il ministro “con gli strumenti tradizionali, non ce la fa. Questi messaggi sono troppi, è incerta la competenza, spesso gli autori si nascondono dietro false identità e si diffondono con una rapidità impressionante”. L’Europa, anche su istanza dell’Italia, ha chiesto ai gestori dei provider di collaborare con le autorità rimuovendo i contenuti, ricorda lo stesso ministro, ma anche se è stato siglato un accordo ad hoc, ciò non basta, bisogna ancora lavorare “aumentando il grado di responsabilità dei gestori”.

Il primo fronte su cui bisogna agire è la circolazione di bufale “funzionali alla propaganda d’odio” e lo Stato “può aiutare i soggetti colpiti e discriminati per etnia, religione, orientamento sessuale, a reagire costruendo gli anticorpi che agiscano in modo tempestivo sui social”. Per questo, afferma il ministro, si sta lavorando ad una vera e propria alleanza, in collaborazione con l’Unar, la struttura antidiscriminazione della Presidenza del Consiglio e l’insieme delle associazioni che si occupano di questi temi.

Orlando si pronuncia anche sulle inchieste che toccano la politica, evidenziando come “nessuno ha mai cercato di depotenziare il lavoro dei magistrati”. Tuttavia, sottolinea, ciò che si chiede è che “almeno fino alla pronuncia di un giudice terzo, PM e giudici vigilino sui rischi di cortocircuiti mediatici o sulle strumentalizzazioni politiche prima di tutto nell’interesse dell’esito processuale”.

Sulle riforme del civile e del fallimentare, il ministro afferma che si potranno “fare davvero rapidamente, perché sono emerse ampie convergenze”. Analoga la fiducia sulla realizzazione della riforma del processo penale, per la quale spiega Orlando “siamo all’ultimo miglio”. Anche se decisamente non è semplice, il testo che andrà in aula dopo la pausa natalizia, riguardante anche la prescrizione e le intercettazioni, “è il frutto di un accordo tra tutte le forze della maggioranza, che è la stessa che sostiene l’attuale governo”. Per cui, è convinto “ci siano le condizioni” per l’approvazione della riforma.

Un cenno del Ministro, infine, va anche al tema dei referendum della Cgil sull’articolo 18 e sull’Italicum. “Due passaggi importanti” a detta di Orlando, “su due questioni cruciali” sulle quali non è possibile fare previsioni. Quanto al primo, in ogni caso, ammette Orlando “sul Jobs Act, una valutazione su ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato – va – fatta dal governo a prescindere dalla scadenza referendaria”. Quanto alla legge elettorale, infine, è chiaro, conclude che bisogna avviare “un confronto tra le forze politiche al più presto”.

 

Fabrizio Alberto Morabito

ADDIO GUARDIE FORESTALI

Signori, buona fortuna. Evviva il Corpo forestale”. Con queste parole del comandante della scuola forestale di Sabaudia, Alessandro Bettosi, poco prima dell’ammainabandiera nel cortile d’onore della caserma, il pomeriggio dello scorso 31 dicembre alle 18 si è svolta l’ultima cerimonia del Corpo forestale dello Stato. Nella struttura in provincia di Latina, aperta nel 1962 per affiancare quella di Cittaducale e ospitata nell’edificio razionalista frutto del genio dell’architetto Frezzotti, si sono riuniti alcuni forestali con le loro famiglie. Con le lacrime agli occhi, uomini e donne del Corpo forestale dello Stato, nell’ultimo giorno dell’anno e l’ultimo di vita di un corpo con quasi due secoli di storia, hanno così voluto rendere omaggio alla divisa che sinora li ha portati a lottare in difesa dell’ambiente italiano. Dal primo gennaio diventeranno parte dell’Arma dei Carabinieri, come disposto dal decreto legislativo entrato in vigore il 13 settembre scorso (D. lgs. 213). Una piccola parte di loro confluirà inoltre nei ruoli dei Vigili del fuoco, della Polizia e della Guardia di finanza. A Sabaudia, dove la presenza del corpo è parte della stessa città, tanto che la scuola ha sede in via dei Forestali, schierati durante l’ammainabandiera hanno intonato l’inno d’Italia e ripiegato per l’ultima volta il loro vessillo. Si volta pagina.

La pubblica sicurezza è affidata in Italia a 305 mila agenti divisi in cinque differenti corpi: Carabinieri (105 mila), Polizia (95 mila), Guardia di finanza (60mila), Polizia penitenziaria (38 mila), Corpo forestale dello Stato (settemila). Gli organici sono in continuo calo, dopo i tagli degli ultimi anni: polizia e carabinieri hanno subito una sforbiciata di 15 mila effettivi a testa in poco tempo.

Nonostante ciò, l’Italia rimane tra i primi Paesi europei per numero complessivo di agenti. Gli spazi per una razionalizzazione delle forze in campo non mancano. La polizia fa capo al ministero dell’Interno, così come i carabinieri per quanto riguarda l’attività di ordine pubblico. Ma l’Arma è un corpo militare, che dipende quindi direttamente dal ministero della Difesa.

La Guardia di finanza è incardinata sotto il ministero dell’Economia, ma fa sempre riferimento alla ministero dell’Interno per l’ordine pubblico. La polizia penitenziaria dipende dal ministero della Giustizia, mentre il Corpo forestale da quello delle Politiche agricole. Un notevole intreccio di competenze, dipendenze e attività, dunque. Senza contare la polizia provinciale e la polizia municipale.

Nel corso degli anni, in tanti hanno provato a mettere mano all’intricato sistema di sicurezza nazionale, ipotizzando anche soppressioni ed accorpamenti, ma le iniziative non hanno avuto esito. Non è infatti facile in Italia depennare istituzioni che hanno una storia secolare: proprio quest’anno, ad esempio, i Carabinieri hanno festeggiato con solenni cerimonie i 200 anni di vita. La polizia ha spento 162 candeline. Il Corpo forestale e’ stato fondato nel 1872, la penitenziaria ha le sue origini nel 1817. Le resistenze degli apparati sono sempre state enormi.

Fabrizio Alberto Morabito