COME CAMBIA LA GIUSTIZIA NEL 2017

Ad illustrare le varie novità e le sfide che dovranno essere affrontate è lo stesso ministro Andrea Orlando che fa il punto su quanto potrà essere realizzato “a breve” e sui temi caldi emersi nel corso del 2016. Dalla “rete contro le campagne di odio sui social” su cui sta lavorando, alla riforma del processo penale, alle intercettazioni, sino alla prescrizione, sono tanti i temi affrontati dal Guardasigilli.

Sul fronte social, che in questi giorni sta infiammando gli animi, Orlando ammette di non avere alcuna pretesa “di affrontare tutti i problemi che lo sviluppo della rete ha generato – né di negare – le grandi opportunità che ha aperto”, limitandosi a “segnalare il fatto che i social sono diventati il principale strumento per veicolare messaggi di odio che sono spesso il presupposto per la radicalizzazione violenta”.

La giurisdizione, continua il ministro “con gli strumenti tradizionali, non ce la fa. Questi messaggi sono troppi, è incerta la competenza, spesso gli autori si nascondono dietro false identità e si diffondono con una rapidità impressionante”. L’Europa, anche su istanza dell’Italia, ha chiesto ai gestori dei provider di collaborare con le autorità rimuovendo i contenuti, ricorda lo stesso ministro, ma anche se è stato siglato un accordo ad hoc, ciò non basta, bisogna ancora lavorare “aumentando il grado di responsabilità dei gestori”.

Il primo fronte su cui bisogna agire è la circolazione di bufale “funzionali alla propaganda d’odio” e lo Stato “può aiutare i soggetti colpiti e discriminati per etnia, religione, orientamento sessuale, a reagire costruendo gli anticorpi che agiscano in modo tempestivo sui social”. Per questo, afferma il ministro, si sta lavorando ad una vera e propria alleanza, in collaborazione con l’Unar, la struttura antidiscriminazione della Presidenza del Consiglio e l’insieme delle associazioni che si occupano di questi temi.

Orlando si pronuncia anche sulle inchieste che toccano la politica, evidenziando come “nessuno ha mai cercato di depotenziare il lavoro dei magistrati”. Tuttavia, sottolinea, ciò che si chiede è che “almeno fino alla pronuncia di un giudice terzo, PM e giudici vigilino sui rischi di cortocircuiti mediatici o sulle strumentalizzazioni politiche prima di tutto nell’interesse dell’esito processuale”.

Sulle riforme del civile e del fallimentare, il ministro afferma che si potranno “fare davvero rapidamente, perché sono emerse ampie convergenze”. Analoga la fiducia sulla realizzazione della riforma del processo penale, per la quale spiega Orlando “siamo all’ultimo miglio”. Anche se decisamente non è semplice, il testo che andrà in aula dopo la pausa natalizia, riguardante anche la prescrizione e le intercettazioni, “è il frutto di un accordo tra tutte le forze della maggioranza, che è la stessa che sostiene l’attuale governo”. Per cui, è convinto “ci siano le condizioni” per l’approvazione della riforma.

Un cenno del Ministro, infine, va anche al tema dei referendum della Cgil sull’articolo 18 e sull’Italicum. “Due passaggi importanti” a detta di Orlando, “su due questioni cruciali” sulle quali non è possibile fare previsioni. Quanto al primo, in ogni caso, ammette Orlando “sul Jobs Act, una valutazione su ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato – va – fatta dal governo a prescindere dalla scadenza referendaria”. Quanto alla legge elettorale, infine, è chiaro, conclude che bisogna avviare “un confronto tra le forze politiche al più presto”.

 

Fabrizio Alberto Morabito

ADDIO GUARDIE FORESTALI

Signori, buona fortuna. Evviva il Corpo forestale”. Con queste parole del comandante della scuola forestale di Sabaudia, Alessandro Bettosi, poco prima dell’ammainabandiera nel cortile d’onore della caserma, il pomeriggio dello scorso 31 dicembre alle 18 si è svolta l’ultima cerimonia del Corpo forestale dello Stato. Nella struttura in provincia di Latina, aperta nel 1962 per affiancare quella di Cittaducale e ospitata nell’edificio razionalista frutto del genio dell’architetto Frezzotti, si sono riuniti alcuni forestali con le loro famiglie. Con le lacrime agli occhi, uomini e donne del Corpo forestale dello Stato, nell’ultimo giorno dell’anno e l’ultimo di vita di un corpo con quasi due secoli di storia, hanno così voluto rendere omaggio alla divisa che sinora li ha portati a lottare in difesa dell’ambiente italiano. Dal primo gennaio diventeranno parte dell’Arma dei Carabinieri, come disposto dal decreto legislativo entrato in vigore il 13 settembre scorso (D. lgs. 213). Una piccola parte di loro confluirà inoltre nei ruoli dei Vigili del fuoco, della Polizia e della Guardia di finanza. A Sabaudia, dove la presenza del corpo è parte della stessa città, tanto che la scuola ha sede in via dei Forestali, schierati durante l’ammainabandiera hanno intonato l’inno d’Italia e ripiegato per l’ultima volta il loro vessillo. Si volta pagina.

La pubblica sicurezza è affidata in Italia a 305 mila agenti divisi in cinque differenti corpi: Carabinieri (105 mila), Polizia (95 mila), Guardia di finanza (60mila), Polizia penitenziaria (38 mila), Corpo forestale dello Stato (settemila). Gli organici sono in continuo calo, dopo i tagli degli ultimi anni: polizia e carabinieri hanno subito una sforbiciata di 15 mila effettivi a testa in poco tempo.

Nonostante ciò, l’Italia rimane tra i primi Paesi europei per numero complessivo di agenti. Gli spazi per una razionalizzazione delle forze in campo non mancano. La polizia fa capo al ministero dell’Interno, così come i carabinieri per quanto riguarda l’attività di ordine pubblico. Ma l’Arma è un corpo militare, che dipende quindi direttamente dal ministero della Difesa.

La Guardia di finanza è incardinata sotto il ministero dell’Economia, ma fa sempre riferimento alla ministero dell’Interno per l’ordine pubblico. La polizia penitenziaria dipende dal ministero della Giustizia, mentre il Corpo forestale da quello delle Politiche agricole. Un notevole intreccio di competenze, dipendenze e attività, dunque. Senza contare la polizia provinciale e la polizia municipale.

Nel corso degli anni, in tanti hanno provato a mettere mano all’intricato sistema di sicurezza nazionale, ipotizzando anche soppressioni ed accorpamenti, ma le iniziative non hanno avuto esito. Non è infatti facile in Italia depennare istituzioni che hanno una storia secolare: proprio quest’anno, ad esempio, i Carabinieri hanno festeggiato con solenni cerimonie i 200 anni di vita. La polizia ha spento 162 candeline. Il Corpo forestale e’ stato fondato nel 1872, la penitenziaria ha le sue origini nel 1817. Le resistenze degli apparati sono sempre state enormi.

Fabrizio Alberto Morabito