Il pianto del coccodrillo

L’odore del caffè per le strade della città, la storia in ogni angolo, il sapore del buon cibo e splendidi pensieri che solo l’arte può evocare. Sono in Italia, avete capito bene. Sono qui, ma sto osservando solo una faccia della medaglia, quella bella che piace a me.

C’ è anche un lato triste però e forse mi spaventa. Il rovescio della medaglia l’ho scoperto crescendo. Avete presente il momento della vita in cui ti chiedi chi sei e cosa vorresti diventare? Diciamo che la domanda fu fatale per me perché iniziai a guardare le cose da un altro punto di vista ed in un certo senso anche a vedere diversamente il posto in cui sono nata, cresciuta e dove, mio malgrado, mi piacerebbe crescere i miei figli. Insomma, l’Italia la amo e qui, tra 100 anni, voglio “crepà”. Non che io sia interessata a crepare, sia chiaro, ma passatemi il termine perché nel mio dialetto l’espressione la dice lunga sul sentimento che provo.

Mi hanno detto, però, che mi devo svegliare, che mi devo rimboccare le maniche immaginando il mio futuro altrove e valutare di andarmene da qui. A quanto pare la scelta di crepare nel paese che amo non è condivisibile e spesso mi sono sentita dire “qui non c’ avete più futuro, andate all’Estero”. Il mio cuore al solo suono di questa frase prova la medesima sensazione che le orecchie sono costrette a sopportare quando le unghie graffiano la lavagna.

Ho iniziato da un pezzo, pur essendo molto giovane, a fare i conti con la realtà del nostro paese, di certo le maniche me le sono rimboccate, non dormo in piedi e non vengo da quella che molti chiamano la montagna del sapone. C’ è disorganizzazione, anche corruzione, c’è poca occupazione e l’unica certezza definitiva sembra essere diventata la provvisorietà. Me ne rendo conto e ne soffro. Che le cose non vadano nel migliore dei modi mi sembra palese, ma possiamo ancora fare qualcosa.

Avete mai sentito dei ricercatori costretti ad andare via dall’ Italia? La maggior parte delle volte la motivazione è desolante perché non sempre si tratta di una libera scelta, ma di una costrizione dovuta alla mancanza di risorse nel nostro paese. Il più grande controsenso del nostro paese credo sia quello di incentivare l’esperienza all’estero e, contemporaneamente, disinteressarsi di chi vorrebbe arricchire il nostro paese con il lavoro, lo studio, la ricerca e il sacrificio. Questo dovremmo impegnarci a cambiare. La valorizzazione di chi vuole restare è la chiave per iniziare a vivere meglio il pensiero del futuro.

Il sentimento più difficile da digerire è la rassegnazione. Questo è l’ostacolo più grande da superare. Il momento non è semplice e me ne rendo conto, ma la mia generazione, quella nata con il modem dentro casa e che ha avuto il primo cellulare a 10 anni, è rassegnata. E’ difficile e lo è per tutti, ma non risolveremo la situazione con la passività. La passività di chi è rassegnato, stanco ancora prima di cominciare, di chi si lamenta senza impegnarsi per cambiare le cose è complice della situazione che da anni ci soffoca.

La morale, cari compagni di viaggio, è che chi non ha mai mosso un dito per cambiare le cose non ha neppure il diritto di lamentarsi !

Ilaria Di Blasio

IL FASCINO DELLA DIVISA

La nostra penisola ci offre uno dei complessi paesaggistici più affascinanti e completi al mondo!
Viaggiare è un piacere. Informarsi su come trattare e rispettare i luoghi che ci accolgono e ci permettono di trascorrere giornate indimenticabili, un dovere.
Il triste contesto di un’ Italia incenerita da fuochi di ogni natura e di un mare bandiera blu sempre più inquinato da rifiuti di ogni genere, è il prodotto di regole non rispettate.
Mi sono chiesta se le precauzioni richieste per la tutela del territorio siano effettivamente eccessive, stringenti e troppo rigorose per essere rispettate senza trasformare una vacanza in un’ ansia di divieti e attenzioni.
La risposta forse sta nell’ equilibrio e nel buon senso del capire la differenza tra la tenera naturalezza di una pipì fatta dietro un albero durante una scampagnata in un bosco, come ci facevano fare le nonne da piccoli e l’ arrogante vandalismo di una bottiglietta di plastica abbandonata per terra al termine di un pic nic.
Due gesti piccolissimi, una differenza macroscopica: quella tra naturale ed artificiale.
Nel tentativo di raccogliere un po’ di consigli a questo proposito, ho digitato come motore di ricerca guardia forestale. Niente, sito non disponibile. Numero verde del corpo forestale dello stato: niente. Regolamento forestale di comportamento nelle aree boschive, ancora niente.
Un flop.
Diamo allora qualche informazione in merito.
Dal primo gennaio di quest’ anno il corpo forestale è stato assorbito dall’ arma dei carabinieri e pertanto bisogna cercarlo sotto il contatto CUTFAA.
Il 1515 come numero d’ emergenza rimane invariato.
Se vedremo un’ Alfa Romeo verde pistacchio non allarmiamoci: non sarà un’ allucinazione, ma solo la nuova auto dei carabinieri dedicata all’ ex guardia forestale.
Il ruolo, l’ importanza e l’ esperienza dei guardia boschi nel nostro paese non si disperderà. Il Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare, istituito con decreto legislativo n. 177 del 2016, prevede inoltre anche reparti specializzati in materia di tutela dell’ambiente, delle acque, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, in sinergia con l’organizzazione territoriale.
Stupendo viaggiare e stupendo il nostro Paese che ci permette di farlo passando dal profumo degli agrumi, alle nuance del vino e alla fragranza di un fungo appena raccolto; dalle sfumature dei laghi, alla brezza di montagna, alla meraviglia della salsedine, in poche ore!
Proteggiamolo insieme, per sentire anche un po’ nostro il fascino della divisa!

Letizia Dematteis

SCIOPERO DOCENTI AUTUNNO 2017 – Facciamo chiarezza

Lo scorso 27 giugno è stata redatta una lettera pubblica per indire uno sciopero nazionale di docenti universitari: ebbene no, non è una bufala.

Tale sciopero coinvolgerà più di 5000 docenti di tutta Italia ma durerà solo 24 ore: queste, tuttavia, dovranno essere individuate da ogni docente nel periodo che va dal 28 agosto al 31 ottobre.

In tale periodo inizieranno le lezioni, che non saranno toccate dallo sciopero, tuttavia, ci sono gli appelli della sessione di settembre! Proprio qui sorge il problema più grosso!

Molti studenti si troveranno a non poter sostenere alcun esame tra fine agosto e inizio novembre.

Tra i firmatari della lettera che indice lo sciopero figurano anche questi professori del dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Torino:

– Ilaria Zuanazzi

– Valeria Marcenò

– Sergio Foà

– Paolo Gallo

– Mario Deganello

– Roberta Aluffi

– Silvia Ferreri

– Alessandro Ciatti

– Gianni Mignone

– Francesco Pallante

– Andrea Trisciuoglio

Ma per quali ragioni tutti questi docenti sono stati costretti ad indire uno sciopero?

Ce lo rivela la suddetta professoressa Ferreri che, integrando i motivi scritti nella lettera pubblica (ossia scatti stipendiali bloccati al 2015 per professori e ricercatori), ci racconta come questa non sia meramente una questione economica bensì di principio: “è un comportamento miope, come fanno i nuovi candidati all’insegnamento universitario a credere in un datore di lavoro che non mantiene i propri impegni? Entreranno da precari e spereranno in una promessa (quanto credibile?) di migliorare.

Se il Ministero non ha considerazione dei propri funzionari, come può attrarre persone motivate e preparate? Perchè esprimere disistima per una classe di funzionari statali, e non per un’altra? Senza ragioni?” Questi motivi proprio perché il ministero motiva tale mancanza adducendo ai professori il fatto di non essere dei magistrati.

Il professor Pallante la definisce come una vera e propria umiliazione della dignità dei professori in quanto lavoratori, umiliazione che, chiede il professore, sia contrastata anche da parte degli studenti.

Secondo il sopracitato professor Gallo però, i disagi per gli studenti saranno limitati.

Vediamo dunque quale sarà la sorte dei malcapitati studenti che dovranno sostenere esami durante la sessione autunnale: secondo il documento sottoscritto dai docenti, le 24 ore che ognuno sceglierà come sciopero dovranno vertere sul primo appello, di profitto, disponibile nel periodo autunnale indicato (28/8 – 31/10); tutti gli esami corrispondenti quindi verranno, di conseguenza, spostati all’appello successivo che si terrà regolarmente.

Negli atenei, come quello torinese, in cui è previsto tradizionalmente un unico appello tra fine agosto e inizio novembre, questo è destinato a saltare.

Secondo i professori intervistati, ciò non dovrebbe cagionare un danno grave agli studenti anche se tali docenti restano a disposizione di ogni studente per chiarimenti ed ulteriori esigenze.

Inoltre, in accordo tra docenti e Ministero, è stato stabilito che ogni professore o ricercatore scioperante dovrà chiedere al proprio ateneo di fissare un appello straordinario 14 giorni dopo la data scelta per il proprio sciopero.

Il disagio per gli studenti dunque sarà minimo ma comunque pare chiaro che non si può arrivare a tanto per pretendere che i propri diritti vengano tutelati.

La vicenda resta in evoluzione perciò seguiranno aggiornamenti a riguardo.

Fabrizio Alberto Morabito

Primo aggiornamento: il professor Sergio Foà, pur concorde con le motivazioni dello sciopero che considera “necessario per non svilire oltremodo il ruolo e le funzioni del corpo docente”, ci ha assicurato che non si asterrà dal servizio pubblico di sua competenza. Infatti il docente conferma il regolare svolgimento dei suoi appelli autunnali nonché del ricevimento per gli studenti e dell’assistenza per i suoi tesisti.

Ultimo aggiornamento: i professori Mignone e Trisciuoglio considerano ogni illazione sulla loro partecipazione al prossimo sciopero come immatura e infondata in quanto il diritto del lavoro non prevede una dichiarazione di futuro sciopero.
Tuttavia, la lettera del Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria indice un vero e proprio momento di astensione dall’attività lavorativa, tale lettera è stata sottoscritta anche dai due docenti in questione: al lettore l’arduo compito di trarre le dovute conclusioni.
In aggiunta, secondo detti professori e secondo la professoressa Zuanazzi, il disagio per gli studenti sarebbe davvero minimo: bisognerà semplicemente studiare per il giorno previsto per l’appello consapevoli del fatto che molto probabilmente questo slitterà di 14 giorni.
Il professor Ciatti sulla questione aggiunge: “Le motivazioni dello sciopero mi sono sembrate del tutto condivisibili. Da anni si attende di essere almeno ricevuti dal Ministro ma per ora ciò non è accaduto. Sono contento che anche i giornali si stiano interessando alla questione che prima hanno sempre ritenuto di ignorare nonostante le ripetute sollecitazioni. Lo sciopero, sono convinto, che verrà scongiurato se il Ministro (l’espressione ministra è ridicola e quindi la evito) convocherà una rappresentanza e riterrà di ascoltarci.
Insegno agli studenti a far valere i loro diritti e sarebbe ridicolo che non dessi il buon esempio non facendo valere i miei.”
Tale professore resta comunque a disposizione di tutti gli studenti e dei loro rappresentanti per ulteriori chiarimenti.
Infine riportiamo quanto ritiene la professoressa Aluffi che, a riguardo, aggiunge: “riconoscendo la dignità dei docenti si riconosce anche la dignità dell’Università stessa e dei suoi studenti”.

Ius Soli, cosa cambia davvero?

Il Senato sta dibattendo sulle modifiche ad una legge del 1992 che regolamentava l’acquisizione della cittadinanza per chi non nasce sul territorio italiano.

Mentre la legge precedente prevedeva un unico modo per acquisire tale diritto che era definito ius sanguinis, ossia: un bambino era italiano, solo ed esclusivamente, se uno dei suoi genitori era italiano, oppure se attendeva la maggiore età e se fino a quel momento “avesse vissuto legalmente ed ininterrottamente” sul suolo dello Stato. Quindi, una legge abbastanza incompleta che lega la condizione dei minori a quella dei loro genitori, il loro permesso di soggiorno poi potrebbe essere scaduto, il che costringerebbe l’intera famiglia a lasciare il Paese.

La nuova normativa invece introdurrebbe due criteri per ottenere la cittadinanza prima dei diciotto anni: uno è lo ius soli temperato, l’altro invece è lo ius culturae, che consentirebbe di avere la cittadinanza a chi studia in Italia.

Lo ius soli tradizionale prevede che chi nasce sul territorio di un determinato Stato ottenga di diritto ed in modo automatico la cittadinanza, cosi come avviene negli Stati Uniti, mentre lo ius soli temperato prevede che se uno dei genitori risiede legalmente in Italia da almeno cinque anni il bambino ottiene lo status di cittadino italiano. Il genitore non proveniente dai Paese aderenti all’Unione Europea deve inoltre aderire a tre parametri:

-reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale

-possesso di un alloggio che risponda ai criteri di agibilità secondo le norme italiane

-superamento un test di lingua italiana.

Altra strada percorribile invece è quella di studiare all’interno delle scuole italiane, avranno diritto a richiedere la cittadinanza così i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i dodici anni e che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e quindi superato almeno un ciclo di studi. Se invece arriva in Italia un ragazzo tra i dodici ed i diciotto anni, lo stesso potrà richiedere la cittadinanza dopo avervi abitato per almeno sei anni ed aver superato almeno un ciclo scolastico.

Ogni Stato ha un sistema diverso per quanto concerne l’accoglienza e la concessione della cittadinanza, ad esempio, se passasse questa legge, l’Italia sarebbe l’unico Paese in Europa a garantire questo tipo di diritto in questo modo, esattamente come avviene negli Stati Uniti che affrontano, da molto più tempo rispetto all’Europa, questo tipo di problema. La norma sopra descritta è stata approvata alla Camera più di un anno fa, ora il Senato sta cercando di fare la sua parte per approvarla definitivamente.

 

Dott. Alessandro Pagliuca

PATETICHE MANIE DI GRANDEZZA

Uno dei poteri da sempre più pericolosi e striscianti è quello del condizionamento.

Condizionare in modo subdolo qualcuno significa privarlo della propria libertà; significa annullare le abitudini, la quotidianità, la vita degli individui.

Sabato 3 giugno, ore 22. Questo potere trova massima espressione a Torino.

Una serata di festa in P.zza San Carlo a Torino, tutti a strada per vedere la partita, non importa se per tifare a favore o contro!

È il 64’: c’è una vittoria, ma non è sportiva.

Vince il terrorismo. In un modo ancora più violento e angosciante: senza muovere un dito.

È amaro il binomio vittoria-terrorismo. D’altronde lo è qualsiasi parola affiancata a un sinonimo di sangue, cinismo, stupidità, paura.

Persone e vite calpestate. Letteralmente.

Vorrei sputare in faccia agli autori di questo terrore, indifferenza.

Eppure un terrorismo che ormai non ha più bisogno di essere attivo e che anche passivamente riesce a provocare stragi, mi smentirebbe.

Disgusto, disprezzo, compassione.

Sono certamente espressioni meno nobili ed eleganti, ma l’eleganza è sopravvalutata e la superiorità si afferma anche con la consapevolezza, il coraggio e la forza di ammettere, riconoscere ed affermare i nostri veri sentimenti, senza tacerli per paura di dare soddisfazione. Non lasciamoci condizionare anche nel diritto di sfogarci.

Siamo schifati, impauriti, incazzati e siamo incredibilmente umanamente uniti tra di noi.

Vogliono dividerci? Stanno ottenendo l’opposto. Il male condiviso unisce.

Vogliono riempirci d’odio? Abbiamo il cuore completamente dedicato ai cari che abbiamo perso, per sprecarne anche solo un millimetro per chi ce li ha portati via.

Li gratifica il potere di condizionare le nostre vite? In parte ci riescono, vero. Ma che magra soddisfazione, se il prezzo è rinunciare alla loro stessa vita e lasciarla condizionare da un arido e poco divertente Risiko.

Pretendono d’inculcarci il loro pensiero? Sottovalutano la libertà delle anime e della mente.

Si pensano onnipotenti? È la nostra garanzia della loro demenza. La storia ha già conosciuto scellerati visionari che, in nome di una smodata, insensata, presuntuosa e stupida smania di potere, hanno cercato di sterminare popoli, tradizioni e culture. Hanno costretto al coprifuoco; hanno annullato la libertà di parola; hanno inscenato orrori spregevoli; hanno provocato dolori e tragedie inestimabili.

Sono destinati a perdere e a essere ricordati come dei poveri patetici pazzi, e ancora non lo sanno.

Peccheremmo in scortesia ed in onestà intellettuale a non farglielo sapere.

 

Letizia Dematteis

 

CATENA UMANA

Le parole,

quelle sostenute; denunciate; indagate con fermezza, tenacia e onestà! Le parole con cui due uomini immensi e umilissimi coraggiosamente cercavano la complicità del popolo spiegando la schifosa e pericolosa verità piuttosto che negare l’ evidenza. Le parole appuntate preziosamente su di un’ agenda rossa. Quelle scritte su pizzini di carta sudicia; quelle nascoste dietro espressioni di beffa, sfida e minaccia nelle aule di tribunali. Fascicoli infiniti; sentenze mai pronunciate. Le parole testimoniate, rare, rarissime, e quelle uccise il giorno prima di essere rilasciate. Le parole taciute; quelle sussurrate; ordinate con uno sguardo e sparate.

E poi le parole più pericolose e spregevoli: quelle di un’ ipocrita e rassicurante falsissima promessa di solidarietà mai concretizzata.

Falcone e Borsellino, venticinque anni fa una delle perdite più dolorose, gravi e spregevoli del nostro Paese e del Pianeta.

Ogni parola che oggi dedichiamo Loro è un nodo in gola di fierezza e coraggio; amarezza, sgomento e rimpianto.

Giornalisti che vivono sotto scorta per aver scritto contro la criminalità organizzata e giovani che prendono treni e ferie per partecipare a LIBERA sarebbero stati motivo di orgoglio e sicuramente sono un pezzetto enorme di vittoria.

La Catena Umana che, da un mese dopo la strage di Capaci ogni anno, si tiene per le strade di Palermo è un abbraccio che testimonia l’ esempio che i due Giudici sono stati in grado di essere con la loro straordinaria umanità. Uomini e giudici disarmati e invincibili!

In quanto cittadini e in quanto giuristi, imprescindibile lasciarsi guidare dalla conoscenza dei codici; fondamentale lasciarsi ispirare dal modello di cotanti Giudici:

si può smettere di credere nella legge; negli uomini; nella correttezza pur continuando a credere nella Giustizia!

 

In memoria dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

 

Letizia Dematteis

PARMENSE, HA 20 ANNI E GUIDA UNA VOLVO: E’ IL SINDACO PIU’ GIOVANE D’ITALIA

E’ di Fontevivo, località nella provincia Emiliana, Tommaso Fiazza: freschissima avanguardia nella rosa dei sindaci italiani, in forza alla Lega Nord.

Dalla fidanzata ai genitori, tutti gli hanno sconsigliato di candidarsi in un paesino di poco più di 5000 anime in cui, finora, aveva sempre vinto il centrosinistra: è proprio grazie alle divisioni interne a quest’ultimo infatti, ammette il giovane sindaco, che è arrivata l’insperata vittoria.

Così, lasciata l’università, il giovane Fiazza si è lanciato alla volta di questa nuova avventura col bene placido degli elettori e degli avversari politici, compresa l’antica militanza d’estrema sinistra.

Non sono state poche le iniziative portate a termine fin qui dalla giunta comunale: 400 bombolette al peperoncino donate alle donne in occasione dell’8 marzo, sgombro dei campi rom e ampliamento dell’organico della polizia municipale; iniziative che forse si rispecchiano nei modelli di riferimento dichiarati dal Fiazza, da Vladimir Putin al suo segretario Matteo Salvini fino al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Per il prossimo futuro, Fiazza promette ai cittadini che dedicherà una via a Bud Spencer come riconoscimento per un attore che ha segnato la commedia italiana; tuttavia il sindaco non sembra pago al 100% in quanto non è ancora riuscito ad esaudire un punto forte della sua precedente campagna elettorale ossia l’azzeramento delle rette degli asili nido tanto agognato dai cittadini della zona.

In definitiva i presupposti sembrano positivi, si è ben lieti dunque di fare i migliori auguri alla cittadinanza parmigiana e al fresco sindaco.

Fabrizio Alberto Morabito

REAZIONI ALLA DECISIONE DELLA CONSULTA SULL’ITALICUM: COMMENTI ILLUSTRI DOPO IL SALVATAGGIO DEL PREMIO DI MAGGIORANZA E LA BOCCIATURA DEL BALLOTTAGGIO.

Nello scorso mese di gennaio, la Corte Costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi sulla neonata legge elettorale: seguono qui i commenti e le reazioni del panorama politico riguardo tale pronuncia.

«Non ci sono più scuse. La Corte Costituzionale ha tolto il ballottaggio, ma ha lasciato il premio di maggioranza alla lista al 40%. Questo è il nostro obbiettivo per poter governare. Ci presenteremo agli elettori come sempre senza fare alleanze con nessuno, Al voto subito».

Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle

«Ho avuto conferma di aver fatto bene,contro il mio partito,a votare contro l’Italicum. Ultimo doloroso atto prima di dimettermi dalla Camera».
Enrico Letta , ex presidente del Consiglio

«Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, la legge che “doveva copiarci mezza Europa” è in gran parte incostituzionale. Vergognatevi e ritiratevi».
Alessandro Di Battista, deputato del Movimento 5 stelle

«I gruppi parlamentari dovranno adesso confrontarsi su come procedere, verificare la volontà politica».
Laura Boldrini, presidente della Camera

«`Legge elettorale subito applicabile´ dice la Consulta. Non ci sono più scuse: parola agli italiani!! Al voto subito».
Matteo Salvini, segretario della Lega Nord

«Il Parlamento si deve esprimere sulla legge elettorale. Abbiamo avuto una legge votata con la fiducia, ora c’è la Consulta… E il Parlamento che fa? Una valutazione dovrà farla o no? Altrimenti andiamo tutti a casa…».
Pier Luigi Bersani, deputato ed ex segretario del Pd

«La Consulta si è espressa, ora è necessario fare una legge elettorale per il Senato analoga a quella della Camera».
Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia

«Si sono create le condizioni per andare a votare subito». «Noi rilanciamo con forza la possibilità di convergere sul Mattarellum. Non è una questione di tempo, serve una disponibilità politica vera. Noi restiamo sul Mattarellum, altrimenti c’è il `Consultellum´. Non c’è stata una bocciatura dell’Italicum, l’impianto resta».
Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera

«Questa sentenza che riguarda l’Italicum porta sì ad un sistema elettorale direttamente applicabile ma in divergenza dal sistema del Senato. Abbiamo ad oggi due sistemi elettorali divergenti quindi serve un passaggio parlamentare molto impegnativo per ottemperare al monito di Mattarella in modo da poter andare alle elezioni con sistemi coerenti come appunto chiede il Presidente della Repubblica. Dopo le motivazioni, che arriveranno tra un mese, il Parlamento si mettera’ al lavoro per omogeneizzare i due sistemi che pur essendo singolarmente applicabili non lo sono insieme».
Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia

«Ora che abbiamo anche una legge elettorale non ci sono più scuse: sabato 28 gennaio tutti in piazza a Roma per chiedere elezioni subito».
Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia

«Come è evidente a tutti la sentenza della Corte Costituzionale, che leggeremo con attenzione, boccia la legge elettorale che secondo Renzi ci avrebbero copiato in tutta Europa. Dopo la riforma Costituzionale cancellata dal 60 per cento degli elettori adesso anche l’Italicum in larga parte salta. Cosa resta di questi mille giorni di Governo Renzi? Praticamente nulla. Ora si incardini subito nuova legge elettorale in Parlamento».
Arturo Scotto, capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana

«L’impianto dell’Italicum resta. Il Pd non ha paura del voto. Se c’è la volontà di discutere sul Mattarellum bene altrimenti c’è la possibilità di andare a votare. Le due leggi di Camera e senato sono omogenee e immediatamente applicabili. Basta non perdere tempo, noi non siamo disponibili a meline».
Lorenzo Guerini, vice segretario del Pd

«Io dico che noi siamo gli unici che possono chiedere agli italiani il 40%. Perché gli altri hanno distrutto il Paese in tutti questi anni e quindi alle prossime elezioni la scelta è tra votare per i vecchi partiti o per una nuova opportunità. Oggi finisce la stagione di Renzi con la bocciatura della legge più bella del mondo».
Luigi Di Maio, vice presidente della Camera ed esponente del M5S

«La sentenza della Corte costituzionale, per alcuni aspetti senz’altro prevedibile, lascia inalterato il diritto-dovere del Parlamento di intervenire sull’armonizzazione dei sistemi elettorali esistenti per la Camera e per il Senato. Inoltre, non esclude la possibilità di procedere alla definizione di possibili coalizioni che possano prevedibilmente usufruire del premio di maggioranza. Allo stato attuale appare infatti difficile che un partito possa superare il 40% dei voti in solitudine».
Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato

«Ora un sistema elettorale c’è. In tempi brevi si verifichi in Parlamento la volontà degli altri partiti di averne uno migliore, e comunque si vada velocemente al voto. La melina è un danno per il Paese».
Andrea Marcucci, senatore del Pd

«Dopo la sentenza della Corte costituzionale, rimane la necessità di una legge elettorale compatibile per Camera e Senato. Il giudizio di oggi non risolve, né avrebbe potuto farlo, la questione centrale che abbiamo di fronte ossia l’armonizzazione dei differenti sistemi elettorali dei due rami del Parlamento».
Altero Matteoli, senatore di Forza Italia

«La Corte Costituzionale ha bocciato l’Italicum. Inascoltati avevamo individuato le criticità e i rischi di incostituzionalità fino al punto, in 24 senatori, di non votare la legge a Palazzo Madama. Avevamo ragione noi e non chi ha testardamente portato il PD e il Governo a questo nuovo fallimento».
Federico Fornaro, senatore della minoranza pd

«Il cuore dell’Italicum è saltato: la nostra battaglia politica contro quella legge, per la quale mi sono dimesso da capogruppo, aveva un fondamento. Ora il Parlamento deve lavorare, nei tempi necessari, per un sistema elettorale che rispetti i due principi di un equilibrio corretto tra rappresentanza e governabilità» e non avere «mai più un Parlamento di nominati».
Roberto Speranza, deputato del Pd

«Al voto subito: mi sembra questo il messaggio della sentenza della Corte Costituzionale. La sentenza è immediatamente applicabile, non ci sono motivi per non andare al voto».
Roberto Maroni, governatore della Lombardia

«Chiedo l’immediata convocazione del tavolo del centrodestra dopo la solenne bocciatura dell’Italicum per verificare se esiste la volontà comune di dare agli italiani la possibilità di votare quanto prima».
Ignazio La Russa, deputato di Fratelli d’Italia

«Ora abbiamo leggi compatibili alla Camera e al Senato. La sentenza della Consulta è ottima».

Stefano Esposito, senatore del Pd

«Una volta tanto bisogna fare un apprezzamento alla Corte Costituzionale che ha fatto una bella sentenza di sostanziale modifica dell’Italicum. Innanzitutto la sentenza è autoapplicativa per cui si può andare a votare subito, poi è stato evitato il ritorno al proporzionale con la conferma del premio di maggioranza, infine abolendo la possibilità di scelta dei capi lista bloccati si dà un colpo di piccone alla logica delle liste bloccate. Quindi andiamo a votare subito con questa legge e costruiamo finalmente un centrodestra sovranista e veramente unito».
Gianni Alemanno, esponente di Azione Nazionale

«La sentenza della Consulta è arrivata. Benvenuto Legalicum! Ora estendiamolo al Senato e andiamo al voto subito. Renzi ha fatto due riforme: una bocciata da 20 milioni di italiani, l’altra dalla Consulta. Un disastro totale! Unico rimedio: al voto subito!».

Danilo Toninelli, deputato del M5S

«Il presidente della Repubblica ha perfettamente ragione. Dobbiamo avere due sistemi elettorali omogenei per Camera e Senato. Il Parlamento deve legiferare per rendere omogenei due sistemi al momento strabiliante, impossibili da far convivere».
Michele Emiliano, governatore della Puglia

«La sentenza della Corte ha dichiarato incostituzionale il ballottaggio e ha lasciato il premio di maggioranza. Non ha risolto, e non poteva farlo, l’omogeneità dei sistemi elettorali fra Camera e Senato richiesta anche dal Presidente della Repubblica che dovrà essere realizzata attraverso il lavoro del Parlamento».
Fabrizio Cicchitto, deputato di Area popolare

«Dopo la sentenza della Consulta tocca ora al Parlamento armonizzare le leggi elettorali di Camera e Senato. Poi subito al voto».
Deborah Bergamini, deputato di Forza Italia

«A dispetto delle polemiche e delle accuse infondate la verità è che l’Italicum ha superato il vaglio della Consulta, su tutti i principali punti in discussione, tranne che sul ballottaggio, come era logico aspettarsi dopo l’esito del referendum del 4 dicembre scorso. La Consulta ha invece dichiarato legittimi nell’ordine: il premio di maggioranza alla lista, i cento collegi, i candidati capilista di collegio,finanche le candidature plurime che non erano una nostra proposta ma di chi, come il centro destra, la legge l’ha votata».

Emanuele Fiano, deputato e responsabile delle riforme istituzionali del Pd

«Il fatto positivo è che ora c’è una legge elettorale che, consentendo di andare a votare, impone a tutti i partiti di trovare un accordo rapido per una legge migliore in termini di omogeneità tra le due Camere e governabilità. Il fatto negativo sarebbe nemmeno provarci e correre al voto per ripristinare con certezza matematica una situazione ancora più frammentaria del 2013».
Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica

«La Consulta ha dichiarato incostituzionale l’Italicum in vari punti. Quella che secondo Renzi e la Boschi doveva essere la migliore legge elettorale in Europa (che addirittura altri Paesi ci avrebbero dovuto copiare!) è stata smantellata oggi dalla Corte Costituzionale. L’ennesima bocciatura per l’operato dell’ex premier e della sua maggioranza dopo il no alla riforma costituzionale detto a gran voce a dicembre dai cittadini italiani. Ora la strada è segnata: si vada al voto il prima possibile».
Roberto Fico, deputato del M5S

«Rilevo che i capisaldi della legge elettorale sono stati confermati dalla Consulta a dispetto di tante polemiche avanzate in questi mesi. La bocciatura della riforma costituzionale nel dicembre scorso ha inevitabilmente portato a una nuova riflessione sul ballottaggio. Il resto della legge invece viene validato costituzionalmente in modo definitivo. Ritengo infine assai rilevante che la Consulta abbia confermato l’immediata applicabilità».
Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali

«Bisogna andare subito al voto. Non ci sono più scuse. Ora non si inizi a parlare di ritocchi della legge elettorale. È troppo comodo affermare ”voto subito” e poi iniziare a prendere tempo dicendo di volere mettere mano alla legge elettorale».
Massimiliano Fedriga, presidente dei deputati della Lega Nord

 

Fabrizio Albero Morabito

ANCORA SENZA LE REGOLE DEL GIOCO

Legge elettorale pronta all’uso? No, non è il nostro caso. Anche L’Italicum è stato parzialmente bocciato, proprio come il suo predecessore. La malattia da mezza incostituzionalità del regolamento del gioco continua e si dirige verso due argomenti che erano considerati i punti forti della legge approvata dal Parlamento, su iniziativa politica del governo Renzi: ballottaggio e sistema dei capilista.

Infatti la corte, richiamando in numerosi punti la sentenza del 2014 sulla parziale incostituzionalità del Porcellum, ha dato diverse motivazioni e giustificazioni alla sua pronuncia.

Una delle modifiche principali riguarda la natura stessa della legge elettorale: attraverso la sua sentenza, la corte ha trasformato l’Italicum in una legge proporzionale corretta da un ampio premio di maggioranza. Come? Dichiarando legittimo il premio di maggioranza che garantiva il 55% dei seggi alla lista che raggiungeva il 40%. È stato però bocciato il ballottaggio.

In questo modo, se una lista otterrà il 40% dei voti allora potrà accedere al premio di governabilità, altrimenti i seggi sanno assegnati in modo proporzionale.

Altro grande capitolo sulle modifiche riguarda il sistema delle pluricandidature: questo permetteva ai capilista di presentarsi in più di un collegio e poi scegliere dove essere eletti. La decisione della corte, in questo caso, si articola su due piani: è infatti considerata legittima la pluripresentazione come capolista nei diversi collegi, ma ha respinto la possibilità di scelta affidata al capolista stesso circa il collegio di elezione, indicando il sorteggio come soluzione. Il motivo di tale scelta è la possibilità di innesco di un meccanismo che avrebbe permesso la nomina di altri deputati.

Per di più, ufficialmente, in Italia son presenti due leggi elettorali distinte, una per il Senato e una per la Camera. Se si votasse con questo sistema si potrebbe arrivare ad una larga maggioranza nella Camera, nel caso una lista arrivi al 40% dei voti, oppure una Camera frammentata, secondo la proporzionalità dei voti. Il Senato resterebbe comunque frammentato nella sua pluralità di liste.

Al fine di armonizzare le due leggi, il presidente della Repubblica Mattarella, quello del Consiglio Gentiloni e del Senato Grasso hanno chiesto al Parlamento di analizzare le 18 proposte di leggi elettorali e di modifica. Il motivo di tale richiesta è da ricercarsi nelle parole della corte che punta alla formazione di maggioranze parlamentari omogenee, nonostante la diversità dei meccanismi di elezione della Camera e del Senato.: l’unificazione delle leggi elettorali potrebbe rappresentare la soluzione a tale problema.

Per quanto riguarda il ballottaggio, considerato incostituzionale dalla corte, entrano in gioco i principi di uguaglianza e la libertà di voto. “L’obiettivo della stabilità del governo, di sicuro interesse costituzionale, non può giustificare uno sproporzionato sacrificio della rappresentatività, trasformando una lista che vanta un consenso limitato in maggioranza assoluta.”

L’ultimo elemento incostituzionale riguardante la scelta dei capilista è così giustificato dalla corte: “l’opzione arbitraria affida irragionevolmente alla sua decisione il destino del voto di preferenza espresso dall’elettore, determinando una distorsione del suo esito”. In extremis, per non lasciare un vuoto legislativo, propone il criterio del sorteggio come soluzione. Tuttavia esorta il parlamento ad intervenire.

E i capilista bloccati? Legittimi. Al contrario, questi erano stati bocciati dalla stessa corte per il Porcellum.

Ora è tutto nelle mani del Parlamento che ha aperto le consultazioni. È solo l’inizio.

Chiara Listo

LA PRIVACY NON ESISTE!

Il concetto di privacy e, soprattutto, la sua tutela nell’attuale società sono argomento dilagante poiché il costante sviluppo tecnologico spesso mette a dura prova il lavoro del Garante per la protezione dei dati personali (meglio noto come garante per la privacy).

In principio fu Facebook che, fin dal 2006 in Italia, ha consentito ad ogni utente di poter mettere in piazza i propri dati più personali dopo aver accettato un documento a garanzia del fatto che Facebook non avrebbe mai utilizzato i dati inseriti dagli utenti per gli scopi più loschi e riprovevoli: tale documento tuttavia non impedisce a qualsiasi utente di copiare infinite quantità di dati di altri utenti per un qualsivoglia scopo di dubbia legalità.

Col passare degli anni poi, lo sviluppo tecnologico dei nostri cari smartphone ha portato alla nascita di alcune applicazioni che hanno ulteriormente minato la disciplina della tutela della privacy.

Così è stato inventato airbnb: un’applicazione tramite cui si possono affittare immobili per periodi di tempo limitato con lo scopo di trascorrere qualche giorno di vacanza; il sistema è molto interessante ma, per tutelare la privacy degli utenti, l’app non s’impossessa dei dati personali di ogni inquilino che affitta un immobile e ciò può portare a svariate situazioni ipotetiche che, al solo pensiero, mettono i brividi: in sintesi, un qualsiasi terrorista potrebbe affittare la casa del nostro dirimpettaio del tutto anonimamente.

In seguito è venuto il momento di Uber: un’app che consente a chiunque di poter svolgere la funzione di tassista, trasportando in giro per la città chi si trovi ad aver bisogno di un passaggio in auto. Tale applicazione è tornata alla ribalta pochi giorni fa a causa di una dichiarazione di un ex dipendente del colosso statunitense: Ward Spangenberg infatti ha dichiarato che Uber gestisce in modo molto superficiale i dati personali degli utenti mettendoli a disposizione di tutti i dipendenti dell’azienda che, potenzialmente, potrebbero tracciare gli spostamenti di qualsiasi utente.

Alcuni dipendenti di Uber non si sono fatti certo pregare e sono stati scoperti a seguire le tracce dei vip: la cantante Beyoncé è stata una delle prime a denunciare.

In Italia, Uber è stato messo al bando in molte grandi città, perciò è stata sviluppata un’app alterativa che offre lo stesso servizio: si tratta di Zego che, da qualche mese a questa parte, ha rimpiazzato di fatto Uber a Torino, Genova, Milano e Padova.

Infine è notizia di pochissimi giorni fa che, a partire dal 2017, sarà introdotta in Italia una rete wi-fi unica gratuita: con essa si potrà navigare, con la stessa password, da piazze, alberghi, treni e musei; il progetto è costato 2 milioni di euro già stanziati per la sua prima fase di sviluppo, frutto di una collaborazione tra ministero dello sviluppo economico, ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e Agenzia per l’Italia Digitale.

Sarà la prima rete wi-fi di livello nazionale, in grado di seguire l’utente in ogni suo spostamento (preferibilmente il turista, ma chiunque potrà usarla in Italia). Lo scopo ultimo è far crescere il turismo italiano grazie una piattaforma digitale intelligente, superando così i ritardi tecnologici che abbiamo con il resto d’Europa in questo ambito: il prezzo che si spera di non dover pagare in tal caso però è la fornitura completa delle nostre informazioni sugli spostamenti agli organi delle istituzioni pubbliche.

 

Fabrizio Alberto Morabito