Nel nome di Lula

Lula, all’anagrafe Luis Inacio Lula da Silva, è stato per due mandati (dal primo gennaio 2003 al 2011) presidente della Brasile e ha ricoperto, da ultimo, la carica di Ministro della Casa Civil del Brasile. Continua a leggere “Nel nome di Lula”

Mai dire Mao

Xi Jinping, 65 anni, alla guida della Repubblica Popolare Cinese dal marzo 2013, inizierà ufficialmente da aprile il suo secondo mandato da presidente, che scadrà nel 2023, ma che potrebbe potenzialmente essere un incarico a vita grazie ad una recente riforma costituzionale. Continua a leggere “Mai dire Mao”

Mai dire Polonia

Tre anni di reclusione per chi parla di “campi polacchi” nel riferirsi ai lager nazisti. E scoppia la polemica internazionale.

È stata definitivamente approvata con il voto del Senato polacco (57 voti favorevoli e 23 contrari) la legge voluta dal governo nazional-conservatore che vieta non solo ogni definizione campi della morte nazisti come “campi della morte polacchi”, ma proibisce anche di parlare di qualsiasi caso di complicità di singoli polacchi o di gruppi di polacchi con l´esecuzione dell´Olocausto. Per i trasgressori prevista una pena fino a 3 anni di reclusione. Continua a leggere “Mai dire Polonia”

Il “caso Brizzi” e i termini per la querela nei casi di violenza sessuale

A seguito di un servizio del programma televisivo “Le Iene”, andato in onda nell’ottobre del 2017, anche il cinema italiano è stato sconvolto dalle accuse di molestie sessuali rivolte da alcuni giovani attrici ad un noto regista

A seguito di un servizio del programma televisivo “Le Iene”, andato in onda nell’ottobre del 2017, che, sull’onda della vicenda del produttore Harvey Weinstein, è andato a “caccia” di notizie relative a violenze sessuali e molestie perpetrate da registi e produttori nel mondo cinematografico nostrano, a finire nell’occhio del ciclone è stato il famoso regista Fausto Brizzi. Autore di commedie che hanno sbancato i botteghini, fra tutte basti citare “Notte prima degli esami”, opera prima e più grande successo del regista romano, Brizzi è stato dipinto nel servizio delle Iene come un molestatore recidivo (se non addirittura violentatore), descrivendo un uomo molto lontano dall’immagine pubblica che si aveva di lui. Le ragazze, intervistate da Dino Giarrusso, hanno riferito di aver sostenuto provini “privati”, e ivi chi riferisce di essere stata costretta a spogliarsi, chi di aver ricevuto pesanti avances sessuali, e chi ha ammesso di aver intrattenuto un rapporto sessuale non consenziente col regista romano, sentendosi costretta all’atto sessuale. Il regista dal canto suo ha sempre smentito, asserendo che non ha mai intrattenuto rapporti sessuali che non fossero consenzienti. In ogni caso, di questi giorni, è la notizia, seppur smentita dal legale di Brizzi, secondo la quale sarebbero arrivate alla Procura di Roma tre querele, due delle quali parrebbero presentate fuori termine.

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Il regista Fausto Brizzi

Al di là del merito, la vicenda da spunto per una riflessione sulla peculiarità del dispositivo di cui all’articolo 609 septies Codice Penale (introdotto con L. 15 febbraio 1996, n. 66. ), che prevede, al secondo comma, per il reato di cui al 609 bis (segnatamente rubricato “Violenza Sessuale”) che sia punibile su querela della persona offesa da presentarsi entro il termine perentorio di sei mesi. Viene fatta eccezione ammettendo la procedibilità d’ufficio il fatto di cui all’articolo 609 bis se commesso nei confronti di un minorenne, se commesso nei confronti di un minore da parte di chi aveva compiti di educazione, istruzione, vigilanza, custodia, relazione di convivenza o rapporto di ascendenza tra cui il genitore, quello adottivo, il convivente e il tutore e ancora se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio nell’esercizio delle proprie funzioni, se il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio e in ultimo se la persona offesa compimento di atti sessuali non ha compiuto 10 anni. È da evidenziare che la norma, pur non prevedendo una procedibilità ex officio, stabilisce all’art. 609-septies un termine di sei mesi, che di fatto raddoppia i termini generalmente previsti per la presentazione della querela di parte prevista all’art.124 del codice penale. Inoltre, in questa particolare materia, non è neppure ammessa la remissione della querela stessa per evitare che potenziali pressioni sulla vittima possano comportare la rinuncia al proseguo dell’azione penale. Tutto ciò evidenzia la volontà del legislatore di tutelare maggiormente chi abbia il coraggio di denunciare.

Ma tutto ciò è davvero sufficiente? Secondo l’Istat, un milione e 157mila donne avrebbero subito una violenza sessuale nel corso della vita, tra stupri e tentati stupri. Eppure, nelle denunce degli ultimi anni, si registra una lieve flessione: 6% in meno tra il 2014 e il 2015 e 13% in meno dal novembre 2015 al novembre 2016. Senza considerare che questo dato taglia fuori gli uomini che, come denunciava Pasquale Giuseppe Macrì, docente dell’Università di Arezzo che ha realizzato il primo ed unico studio sul tema nel 2012, si possono stimare in 4 milioni di abusati, nella maggior parte non denuncianti. Resta dunque da chiedersi, aldilà dell’accertamento dei fatti nel caso Brizzi, se gli strumenti che la legge mette a disposizione delle vittime siano sufficienti per garantirli ed incoraggiarli alla denuncia dei casi di violenza (se non nella deflazione del numero stesso di casi).

Salvatore Vergone

DIPARTIMENTO DI GIURISPRUDENZA DI TORINO: IN ARRIVO LA CONVENZIONE PER L’ANTICIPO DELLA PRATICA NOTARILE GIÀ DALL’UNIVERSITÀ

Chi si iscrive presso il corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza, spesso, ha il sogno di intraprendere una delle tre professioni classiche, viste quasi quale naturale sbocco alla fine del percorso accademico: magistrato, avvocato e notaio. Quest’ultima è senza dubbio la meno preferita, non per la minore nobiltà dell’attività, che invero fornisce ai cittadini una serie di garanzie di legalità nell’ambito dei trasferimenti immobiliari, dei contratti, delle società, dei finanziamenti, del diritto della famiglia, ma proprio per l’incredibile preparazione richiesta per ottenere il sigillo. Continua a leggere “DIPARTIMENTO DI GIURISPRUDENZA DI TORINO: IN ARRIVO LA CONVENZIONE PER L’ANTICIPO DELLA PRATICA NOTARILE GIÀ DALL’UNIVERSITÀ”

Cassazione: inapplicabile l’art.131-bis per i reati di competenza del giudice di pace

Una recente sentenza della Corte Cassazione a Sezioni Unite (Sentenza n. 53683 del 28/11/2017) ha analizzato l’ambito di applicabilità dell’articolo 131-bis del codice penale, ponendo (momentaneamente) la parola “fine” sulla vexata questio relativa al suo utilizzo nel procedimento speciale dinanzi al giudice di pace. Continua a leggere “Cassazione: inapplicabile l’art.131-bis per i reati di competenza del giudice di pace”

Una Margherita con le spine

Petaloso è stata la parola chiave del governo Renzi e petalose saranno le elezioni di quest’anno, quantomeno parlando di simboli elettorali. Nella petalosa diatriba è finita suo malgrado la margherita. L’innocente fiore del “m’ama non m’ama” diventa il simbolo del “mi voti o non mi voti”. La controversia nei fatti è uno scontro fra Francesco Rutelli, che con Enzo Bianco resta ultimo detentore del simbolo della Margherita, importante partito che portò il prof. Prodi a formare il governo nel 2006, poi confluito nel PD nel 2007, e l’attuale ministro della salute Beatrice Lorenzin. La Lorenzin qualche giorno fa aveva infatti annunciato che la sua lista (Civica Popolare) sarebbe stata rappresentata da una margherita. Peccato che l’uso sia stato diffidato dai liquidatori di DL-La Margherita, che, di quel che resta del partito, sono i legali rappresentanti, ritenendo che sia illegittimo perché richiamerebbe l’emblema del soggetto politico.

Secondo Lorenzo Dellai, fondatore della Margherita Trentina nel 1998 “uno spazio politico non può essere brevettato, fermo restando le norme a tutela dei simboli che conosciamo e intendiamo rispettare”.

Toni aspri sono stati usati da Rutelli in una intervista al Corriere della sera dove ha spiegato il motivo di tanta avversione “Perché sarebbe un trucco. Un modo per alludere a una formazione che ha avuto 5 milioni e 400 mila consensi e, nelle proprie fila, gli ultimi tre presidenti del Consiglio e l’attuale presidente della Repubblica. Del resto, nessuno potrebbe presentare l’ Ulivo, o la Quercia… “. E pure sul “giuridico, non si può utilizzare un simbolo senza l’autorizzazione del suo titolare.” Ma quale norma tutela il titolare del simbolo politico? Una sentenza del 2015 del Tribunale di Palermo ha affermato che, quando si parla di nome o di segno distintivo in capo ad un’associazione politica, si rientra nell’ambito dei diritti della personalità e non di diritti di utilizzo economico e commerciale (artt.7 e 8 del codice della proprietà industriale), anche perché sotto il profilo soggettivo la medesima associazione non può essere annoverata tra i soggetti imprenditori di cui all’art. 2082, dal momento che l’attività che la stessa pone in essere esclude lo scopo di lucro e pertanto deve applicarsi l’art. 7 c.c. (Tutela del diritto al nome).

Alla fine Beatrice Lorenzin ha presentato il simbolo con al centro un bel fiore giallo e d ha giurato:”Non è una margherita, è una peonia”

E così il simbolo (da lei stessa definito petaloso in conferenza stampa) sfondo di fucsia, peonia e cinque tondini contenenti i simboli delle liste confluite, sará sufficiente per far avere l’esenzione dalla raccolta firme previste dal Rosatellum bis, almeno per quanto riguarda Alternativa Popolare, ponendo un punto definitivo alla questione”mi firma o non mi firma”.

Salvatore Vergone