INTERDITTIVE ANTIMAFIA E APPALTI: RISARCIMENTO ALLE DITTE COLPITE?

L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 3 del 6 aprile 2018, ha chiarito  quali siano gli effetti della informativa interdittiva antimafia di cui agli artt. 84, co. 3 e 91, co. 6, del d.lgs. 159/2011 (cd. Codice Antimafia).

 La questione all’esame dell’Adunanza riguardava la possibilità di erogare da parte di una pubblica amministrazione somme di danaro, a titolo di risarcimento del danno, in favore di un soggetto che sia stato attinto – prima della definizione del giudizio risarcitorio – da un’informativa interdittiva antimafia, conosciuta solo successivamente alla formazione del giudicato e taciuta dal soggetto stesso. Il vaglio del Consiglio di Stato in questo caso verteva, quindi, sugli effetti generali delle informative interdittive antimafia e sull’ostatività degli stessi alla erogazione di denaro a titolo di risarcimento del danno.

In secondo luogo, il Consiglio era chiamato a giudicare su un altro quesito (consequenziale al primo), riguardante,  nel caso concreto, il diritto di credito accertato con sentenza passata in giudicato (e non scalfita neppure da revocazione su ricorso della p.a.). la Sezione remittente  in altre parole si poneva il dubbio se la tutela degli effetti del giudicato potesse rendere doveroso il pagamento delle somme accertate giudizialmente.

Nella sentenza in esame  in Giudice amministrativo d’appello ricorda come “l’interdittiva antimafia è provvedimento amministrativo al quale deve essere riconosciuta natura cautelare e preventiva, in un’ottica di bilanciamento tra la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e la libertà di iniziativa economica riconosciuta dall’art. 41 Cost.” il quale fa sì che un imprenditore possa meritare di essere “titolare di rapporti contrattuali con le predette amministrazioni, ovvero destinatario di titoli abilitativi da queste rilasciati, come individuati dalla legge, ovvero ancora (come ricorre nel caso di specie) essere destinatario di contributi, finanziamenti o mutui agevolati ed altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate”.

Il giudizio di eventuale mancanza di meritevolezza fa derivare una particolare incapacità giuridica “prevista dalla legge a garanzia di valori costituzionalmente garantiti e conseguente all’adozione di un provvedimento adottato all’esito di un procedimento normativamente tipizzato e nei confronti del quale vi è previsione delle indispensabili garanzie di tutela giurisdizionale del soggetto di esso destinatario”. Tale incapacità giuridica è parziale in quanto limitata ai rapporti giuridici con la Pubblica Amministrazione e temporanea poiché può venir meno per il tramite di un successivo provvedimento dell’autorità amministrativa competente  ovvero il Prefetto.

La circostanza che la somma di denaro di cui è titolare la società colpita dal provvedimento amministrativo sia di natura risarcitoria non elide la mancanza di capacità della stessa: l’incapacità di ottenere erogazione di somme di denaro rende non rilevante la circostanza che si tratti di una erogazione a titolo risarcitorio anche qualora il credito fosse stato accertato con sentenza passata in giudicato. L’informativa interdittiva antimafia, infatti, non ha effetto di far venire meno il debito della P.a. ma soltanto la capacità del soggetto colpito dal provvedimento di incassare il credito; capacità che potrà ritornare piena una volta venuto meno il provvedimento stesso.

Il giudicato di conseguenza non viene leso poiché “l’obbligazione risarcitoria della Pubblica Amministrazione, definitivamente accertata in sede giudiziaria, resta intatta ed indiscutibile; né può ipotizzarsi alcuna incisione del provvedimento amministrativo (e dei suoi effetti) sul giudicato”.

Concludendo, l’Adunanza fissa i seguenti principi di diritto:

1) “il provvedimento di cd. interdittiva antimafia determina una particolare forma di incapacità ex lege, parziale (in quanto limitata a specifici rapporti giuridici con la Pubblica Amministrazione) e tendenzialmente temporanea, con la conseguenza che al soggetto – persona fisica o giuridica – è precluso avere con la pubblica amministrazione rapporti riconducibili a quanto disposto dall’art. 67 d. lgs. 6 settembre 2011 n. 159”.

2) “l’art. 67, co. 1, lett. g) del d. lgs. 6 settembre 2011 n. 159, nella parte in cui prevede il divieto di ottenere, da parte del soggetto colpito dall’interdittiva antimafia, contributi, finanziamenti e mutui agevolati ed altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità Europee, per lo svolgimento di attività imprenditoriali, ricomprende anche l’impossibilità di percepire somme dovute a titolo di risarcimento del danno patito in connessione all’attività di impresa”.

Dott. Mirko Buonasperanza

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