IL NUOVO REATO DI INDEBITO UTILIZZO E FALSIFICAZIONE DI CARTE DI CREDITO.

Il d.lgs.  n. 21/ 2018 (entrato in vigore il 06 aprile del 2018) ha modificato il codice penale introducendo nuove figure criminose tra le quali il nuovo art. 493 ter c.p., rubricato “Indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento“.

La norma prevede che “chiunque, al fine di trarne profitto per sé o per altri, indebitamente utilizza, non essendone titolare, carte di credito o di pagamento, ovvero qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 310 euro a 1550 euro. Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto per sé o per altri, falsifica o altera carte di credito o di pagamento o qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi, ovvero possiede, cede o acquisisce tali carte o documenti di provenienza illecita o comunque falsificati o alterati, nonché ordini di pagamento prodotti con essi“.

Viene poi introdotta una fattispecie di confisca speciale delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato nonché del profitto o del prodotto, sempre che non appartengano a persona estranea al reato. Inoltre è possibile disporre la confisca per equivalente di beni, somme di denaro o altre utilità rientranti nella disponibilità del reo per un valore corrispondente al profitto o al prodotto del reato.

La fattispecie di reato in esame rientra tra i reati comuni finalizzati a tutelare il mercato finanziario ed in particolare la fede pubblica. Per questo motivo il bene giuridico tutelato, la fede pubblica appunto, è inteso come la fiducia riposta dalla collettività in un determinato simbolo, atto giuridico o oggetto su cui si ripone il massimo affidamento per ipotizzare la certezza, sicurezza e rapidità dei traffici giuridici.

Circa l’elemento soggettivo, per integrare il delitto è richiesto il dolo specifico (al pari dei delitti di falso) il quale non si può identificare nella mera coscienza e volontà della falsificazione ma richiede anche la consapevolezza di arrecare ad altri un danno.

La disposizione, prevedendo come pena la reclusione da uno a cinque anni, consente l’arresto facoltativo in flagranza di reato.

Da ultimo, il nuovo reato, richiama espressamente la precedente norma che regolarizzava le ipotesi di utilizzo illecito degli strumenti di pagamento di cui all’art. 55 del d.lgs. 231/2007 non comportando quindi una forma di abolitio criminis ma un caso di successione di leggi.

Dott. Mirko Buonasperanza

 

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