LE NUOVE INCOMPATIBILITÀ DEGLI AMMINISTRATORI GIUDIZIARI

Il 25 giugno 2018 entrerà in vigore il Decreto legislativo, 18/05/2018 n. 54 che introduce nuove incompatibilità per gli amministratori giudiziari, i loro coadiutori, i curatori fallimentari nonché altri organi delle procedure concorsuali al fine di assicurare la trasparenza effettiva nel conferimento degli incarichi agli ausiliari del giudice verificando le cause di eventuali incompatibilità in essere.

L’art. 33, co. 2, della Legge n. 161 del 2017 ha delegato il Governo ad adottare un decreto legislativo per disciplinare le incompatibilità relative ai soggetti prima richiamati fissando i seguenti princìpi e criteri direttivi:

  1. a) prevedere l’incompatibilità per rapporti di parentela, affinità, convivenza e, comunque, assidua frequentazione con magistrati addetti all’ufficio giudiziario al quale appartiene il magistrato che conferisce l’incarico;
  2. b) prevedere che il presidente della Corte di appello eserciti la vigilanza sulle nomine ai predetti incarichi conferite a soggetti che abbiano con i magistrati del distretto giudiziario, in cui ha sede l’ufficio titolare del procedimento, gli indicati rapporti di parentela, affinità, coniugio o frequentazione assidua, in modo tale da evitare indebite commistioni e compromissione della credibilità della funzione giudiziaria.

Ai sensi all’art. 35 del D.lgs. n. 159 del 2011 (cd. Codice antimafia), con il provvedimento con il quale dispone il sequestro, il Tribunale nomina il giudice delegato (g.d.) alla procedura e uno o più amministratori giudiziari (a seconda della complessità del caso) che, nel caso di beni immobili sequestrati, devono essere scelti,” nell’ambito degli iscritti all’apposito albo, secondo criteri di trasparenza, di rotazione degli incarichi e di corrispondenza tra i profili professionali del professionista individuato e la tipologia e l’entità dei beni appresi in via cautelare”; per quanto attiene invece gli amministratori di aziende sequestrate, gli stessi devono essere scelti “fra i soggetti iscritti nell’apposita sezione di esperti in gestione aziendale dell’Albo nazionale degli amministratori giudiziari” (potendo essere individuati anche tra il personale dipendente dell’Agenzia Nazionale).

L’amministratore giudiziario, al momento della nomina, è tenuto a comunicare al Tribunale l’eventuale titolarità di altri incarichi di analoga natura potendo chiedere al g.d. di essere autorizzato, ove necessario, a farsi coadiuvare da tecnici o da altri soggetti qualificati.

Il comma 3 dello stesso articolo definisce le cause che ostano all’assunzione dell’incarico di amministratore giudiziario: non possono essere nominate le persone nei cui confronti il provvedimento è stato disposto, il

coniuge, i parenti, gli affini e le persone con esse conviventi, né le persone condannate a una pena che

importi l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o le pene accessorie previste dal r.d. 267 del 1942 o coloro cui sia stata irrogata una misura di prevenzione o nei confronti dei quali sia stato disposto il rinvio a giudizio per i reati di cui all’articolo 4 del D.lgs. n. 159/2011 o per uno dei delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione o dei delitti contro l’attività giudiziaria.

In aggiunta, non possono essere nominate le persone che abbiano svolto attività lavorativa o professionale in favore del proposto o delle imprese a lui riconducibili oppure persone che non possono svolgere le funzioni di coadiutore o di diretto collaboratore dell’amministratore giudiziario nell’attività di gestione.

Il comma 3 prosegue citando le cause ostative riguardanti il magistrato delegato; riguardo a ciò non possono assumere l’ufficio di amministratore giudiziario (o le altre figure equiparate):

  • il coniuge, i parenti fino al quarto grado, gli affini entro il secondo grado, i conviventi o commensali abituali;
  • i creditori o debitori del magistrato, del coniuge o dei figli del magistrato, né le persone legate da uno stabile rapporto di collaborazione professionale con il coniuge o i figli del magistrato;
  • i prossimi congiunti, i conviventi, i creditori o debitori del dirigente di cancelleria che assiste il magistrato.

Da ultimo l’art. 1, lett. a), del D.lgs. n. 54 del 2018 integra con un nuovo comma 4 bis l’art. 35 del Codice antimafia

introducendo nei procedimenti di prevenzione un sistema di incompatibilità alla nomina di amministratore e simili derivante da legami di parentela, rapporti amicali e/o affettivi con magistrati addetti all’ufficio giudiziario cui appartiene il giudice che conferisce l’incarico. Risultano perciò ostativi il rapporto di coniugio, di unione civile o convivenza di fatto; la parentela entro il terzo grado; l’affinità entro il secondo grado e  il rapporto di assidua frequentazione ,definito dal comma 4 bis, come derivante a) da una relazione sentimentale; b) da un rapporto di amicizia stabilmente protrattosi nel tempo e connotato da reciproca confidenza; c) dal rapporto di frequentazione tra commensali abituali.

Dott.  Mirko Buonasperanza

 

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