LA PARTICOLARE TENUITA’ NEI REATI TRIBUTARI

Massima:

In materia di reati Iva si applica la non punibilità per particolare tenuità del fatto solo se l’omissione è vicinissima alla soglia di punibilità.

La Terza Sezione Penale della Cassazione, con la sentenza  numero 14595 del 30.03.2018, statuisce che, ai fini della configurazione del reato di cui all’art. 10 ter[1] del D.lgs. n. 74/2000, è necessario e sufficiente che l’IVA non versata sia quella “dovuta in base alla dichiarazione annuale“. Il debito erariale rilevante ai fini dell’illecito penale di omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto è solo quello oggetto della presente dichiarazione e non quello risultante dai registri delle fatture emesse, dalle fatture o dalla contabilità di impresa nonché dal bilancio.

Difatti, la presentazione della dichiarazione “costituisce un presupposto necessario ai fini della consumazione del reato, tant’è che l’autore del reato deve necessariamente rappresentarsi che l’oggetto della condotta omissiva è esattamente […] il debito dichiarato, non quello risultante” in altro modo (cfr. Cass. Pen., S.U., n. 37424 del 28.03.2013).

Di conseguenza, poiché il reato art. 10 ter cit., “presuppone che il debito IVA risulti dalla dichiarazione del contribuente, esso non è integrato qualora nella stessa dichiarazione sia esposto un credito tributario” (cfr. Cass. Pen., Sez. III, n. 38487 del 21.04.2016).

La Corte sottolinea poi, in tema di omissione del versamento IVA, il principio secondo cui la causa di non punibilità della “particolare tenuità del fatto” ex art. 131 bis c.p., sarebbe applicabile solo qualora l’omissione fosse di ammontare vicinissimo alla soglia di punibilità (250.000 euro) poiché solo in questo caso “il grado di offensività che dà luogo a reato è già stato valutato dal legislatore nella determinazione della soglia di rilevanza penale” (cfr. Cass. Pen., Sez. III, n. 13218 del 20.11.2015).

In conclusione occorre, per far rientrare l’offesa nei parametri della particolare tenuità del fatto, che il danno sia esiguo ossia scarso, trascurabile, quasi insignificante. La discrepanza di più di 4.000 euro rispetto alla soglia di punibilità, come nel caso de quo, non è stata giudicata dalla Corte esigua ed ha assorbito il giudizio circa l’altra condizione per poter qualificare il fatto come particolarmente tenue, ossia la non abitualità della condotta del reo.

Dott. Mirko Buonasperanza

[1] Art. 10-ter  Omesso versamento di IVA 

E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo, l’imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a euro duecentocinquantamila per ciascun periodo d’imposta.

 

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