TUTELA PENALE DELLA PRIVACY: IN VIGORE IL NUOVO DECRETO 51/2018

Il Governo ha emanato il decreto legislativo n. 51 del 18 maggio 2018  al fine di dare attuazione alla direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla protezione delle persone fisiche con oggetto il trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti in materia penale.

 

La direttiva di cui sopra, che completa il nuovo Regolamento generale sulla privacy (UE) 2016/679 (cd. GDPR), è scaturita dall’esigenza di stabilire norme, in special modo relative all’ambito penale e di pubblica sicurezza, sulla protezione delle persone fisiche nel caso di trattamento dei dati personali da parte della P.A. a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali (inclusa la tutela della pubblica sicurezza).

 

Il decreto, che entrerà in vigore l’8 giugno 2018, ripropone quasi totalmente le disposizioni contenute nella direttiva e sostituisce quasi del tutto i titoli primo e secondo della parte seconda del Codice sul trattamento dei dati personali di cui al d.lgs. n.196 del 2003.

 

Il testo norma le modalità e i tempi di trattamento/conservazione dei dati personali, elenca i diritti del soggetto interessato ed illustra il procedimento per esercitarli fissando le norme per la sicurezza dei dati e per il loro trasferimento prevedendo la designazione di un responsabile per la protezione dei dati e comminando sanzioni amministrative e penali.

 

Ai sensi degli artt. 2 e 37 del decreto, il Garante per la protezione dei dati personali istituito dal d.lgs. n. 196 del 2003 è incaricato di sorvegliare l’applicazione della normativa. I poteri affidatigli dal nuovo statuto sono ampli e  includono poteri informativi, consultivi, di accertamento, collaborazione, vigilanza per garantire l’efficace attuazione delle disposizioni.

 

Anche sul fronte penale il Garante riveste particolare rilevanza: tra i reati previsti dal Capo VI del decreto vi sono il trattamento illecito di dati (ex art. 43), la falsità in atti e dichiarazione al Garante (ex art. 44) e l’inosservanza di provvedimenti del Garante (ex art. 45), tutte fattispecie punite con la reclusione e la pena accessoria della pubblicazione della sentenza (ex art. 36 commi 2 e 3 c.p.).

 

L’ art. 4 del decreto prevede un trattamento dei dati personali differenziato per:

  • persone sottoposte  a  indagine;
  • imputati;
  • persone  sottoposte   a indagine o imputate in procedimento  connesso  o collegato;
  • persone condannate con sentenza definitiva;
  • persone offese dal  reato;
  • parti civili;
  • persone informate sui fatti e testimoni.

 

Per queste categorie specifiche la protezione dei dati personali deve essere attuata in modo conforme al diritto alla presunzione di innocenza come sancito dalla Costituzione e dalla CEDU secondo le interpretazioni giurisprudenziali della Corte di giustizia dell’Unione Europea e della Corte europea dei diritti dell’uomo.

 

Dott. Mirko Buonasperanza

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