Sostituzione fedecommissaria

La sostituzione fedecommissaria in un testamento si ha quando un genitore, oppure entrambi in accordo, ognuno nel proprio testamento, oppure ancora altri soggetti legittimati, come ad esempio gli ascendenti, decidano di istituire come erede o legatario un figlio, un discendente o il coniuge interdetto, affidandolo ad una casa di cura o ad un terzo, con l’obbligo a carico di quest’ultimo di lasciare quelli che saranno i beni residui di tale lascito alla sua morte, all’ente o al terzo che si sono presi cura di lui. Tale disposizione sarà possibile anche con riferimento a soggetti minorenni, in abituale infermità di mente, tale da lasciar presupporre che possa esserci a loro carico una sentenza di interdizione, raggiunta la maggiore età.

Caratteristica di tale istituto è quella di prevedere un doppio lascito degli stessi beni, in favore di un beneficiario che poi alla sua morte dovrà lasciarli ad un altro soggetto od ente designato. Non sembra esserci, come elemento costitutivo di tale istituto, il necessario obbligo di cura dell’incapace: infatti si tratta di un elemento estraneo alla volontà del testatore per l’attuazione di tale fattispecie, come ribadito dalla disciplina maggioritaria che ha sempre ritenuto la cura dell’interdetto come una speranza del de cuius e non come un vero obbligo a carico del terzo o della casa di cura a cui è affidato il soggetto.

Il fedecommesso garantisce un vincolo di inalienabilità relativamente ai beni che lo comprendono: i creditori del de cuius, infatti, potranno rivalersi solo sui frutti dei relativi beni, senza in alcun modo poter intaccare tale patrimonio, dato il vincolo previsto dalla scheda testamentaria. Nel caso in cui il fedecommesso sia istituito a titolo di legato e non come istituzione di eredità sarà comunque valido, verrà infatti considerato come un doppio legato collegato, uno a termine finale e l’altro a termine iniziale. Se si tratta, invece, di fedecommesso con istituzione di erede, questo si considera ad effetto immediato relativamente al primo lascito e subordinato alla morte del beneficiario, con riferimento al secondo: infatti non è possibile prevedere alcun tipo di termine per le istituzioni di eredi. Nel caso in cui i soggetti o gli enti che si siano presi cura del soggetto interdetto siano stati più di uno, la legge prevede che tutti possano beneficiare di tali beni, al momento della morte del soggetto che avevano in cura, in misura proporzionale ai giorni di presa in cura dell’individuo.

Dott. Marcello Cecchino

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