I PRIMI QUARANT’ANNI DELLA LEGGE 194

Per i primi 40 anni della legge 194  del 1978 sull’interruzione volontaria della gravidanza (IVG), l’Associazione Luca Coscioni pubblica sul proprio sito un articolo[1] in cui evidenzia quelli che, a parere dell’associazione e di chi gravita intorno ad esse come supporter o esperto della questione, sarebbero i prossimi passi da fare in materia di aborto nel nostro paese.

 

  1. Regolamentare l’obiezione di coscienza

In Italia, si legge sul sito, nonostante l’interruzione volontaria della gravidanza sia legale, l’obiezione di struttura, non ammessa dalla legge 194 (solo il 60% degli ospedali con reparto di ostetricia ha un servizio IVG) e la dilagante obiezione di coscienza, aggravano anno dopo anno il disservizio in molte Regioni, limitando di fatto il diritto alle scelte riproduttive e alla salute di molte donne che vivono nel nostro paese.

I dati sull’obiezione di coscienza contenuti nella Relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della Legge 194/78 per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza[2] evidenziano quanto segue:

 

  • Italia Settentrionale: 1541 ginecologi di cui il 63.9% obiettori.
  • Italia Centrale: 688 ginecologi di cui il 70.1% obiettori.
  • Italia Meridionale: 838 ginecologi di cui l’83.5% obiettori.
  • Italia Insulare: 542 ginecologi di cui il 77.7% obiettori.

 

A.i.e.d., Associazione italiana per l’educazione demografica e Associazione A.m.i.c.a. espongono quelle che ritengono essere soluzioni per evitare interruzioni di servizio o ritardi nell’accesso alla 194:

 

  • Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
  • Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
  • Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori e obiettori al 50% per la gestione dei servizi di Interruzione Volontaria di Gravidanza;
  • Utilizzo dei medici ‘gettonati’ per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
  • Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di interruzione volontaria di gravidanza sono scoperti;
  • Previsione della pillola RU486 per IVG farmacologica in regime ambulatoriale.

 

  1. Favorire la Pillola RU 486 al posto dell’intervento chirurgico

L’Associazione Luca Coscioni evidenzia come in Italia, dal 2009, sia possibile interrompere una gravidanza indesiderata con il metodo farmacologico entro la settima settimana di amenorrea. L’art. 15 della legge 194 raccomanda “la promozione delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”: questa tecnica andrebbe favorita in alternativa alla procedura chirurgica poiché sicuro e considerato tra i metodi di scelta per le interruzioni nelle prime settimane di gravidanza da tutte le più importanti linee guida internazionali.

In molti Paesi del mondo le “pillole abortive” vengono dispensate in regime ambulatoriale, in strutture analoghe ai nostri consultori o addirittura dai medici di medicina generale: in Francia ad esempio dal 2004 esiste una rete sanitaria “medico curante-ospedale” pubblica che permette di effettuare una IVG farmacologica al di fuori della struttura ospedaliera.

 

  1. Privilegiare il Day Hospital evitando un ricovero di tre giorni

Questo dovrebbe essere possibile anche in Italia, continua il sito, dove la legge 194 del 1978 prevede, all’art. 8, che: “Nei primi novanta giorni gli interventi di interruzione della gravidanza dovranno altresì poter essere effettuati, dopo la costituzione delle unità socio-sanitarie locali, presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali ed autorizzati dalla regione”. Emilia Romagna, Toscana e Lazio hanno adottato il regime di ricovero in Day Hospital per la procedura farmacologica di IVG che arreca migliore o identico beneficio al paziente con minor impiego di risorse. Il Ministero evidenzia che le donne che si sono sottoposte negli ultimi anni a IVG hanno scelto nella stragrande maggioranza le dimissioni volontarie dall’ospedale, senza che questo abbia comportato un aumento delle complicazioni.

 

  1. Risparmiare risorse da investire in consultori e contraccezione

“Perché dunque in Italia dobbiamo ancora occupare un letto ospedaliero quando non è necessario?” si domandano quelli dell’Associazione Luca Coscioni. L’IVG dovrebbe essere accessibile con il metodo farmacologico nei consultori familiari e nei poliambulatori oppure, quando necessario, in regime di Day Hospital evitando così il ricovero ordinario. “Le risorse finanziarie così risparmiate potrebbero entrare a far parte degli investimenti. Fra tutti, il potenziamento della rete dei consultori e un più facile accesso alla contraccezione, onde evitare le gravidanze indesiderate o l’effettivo ricorso all’aborto” concludono.

 

Dott. Mirko Buonasperanza

[1] Per saperne di più:

https://www.associazionelucacoscioni.it/cosa-facciamo/aborto-e-contraccezione/aborto/

[2] http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2686_allegato.pdf

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