Nuovi reati procedibili a querela ed estinguibili con condotte riparatorie

Il decreto legislativo n. 36 del 2018, rubricato “Disposizioni di modifica della disciplina del regime di procedibilità per taluni reati in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 16, lettere a) e b), e 17, della legge 23 giugno 2017, n. 103”, dispone che, dal 9 maggio 2018, nuovi reati diventino procedibili a querela. Questo istituto è esteso a reati contro la persona e contro il patrimonio caratterizzati dal valore privato dell’offesa o per il suo modesto valore offensivo.

Nell’elenco sono comprese, tra le varie ipotesi di illecito, truffa, appropriazione indebita, frode informatica e  minaccia.

 

Salvo eccezioni la procedibilità a querela di parte è prevista per i reati contro la persona puniti con la sola pena pecuniaria o con la pena detentiva non superiore a quattro anni (ad esclusione del delitto di violenza privata nonché per i reati contro il patrimonio che abbiano una specifica previsione).

 

Vi è procedibilità d’ufficio quando:

  • la persona offesa sia incapace per età o per infermità;
  • ricorrano circostanze aggravanti a effetto speciale ovvero le circostanze aggravanti indicate all’articolo 339 del Codice penale;
  • in caso di reati contro il patrimonio il danno arrecato alla persona offesa sia di rilevante gravità.

Per ciò che attiene i reati che già prevedono la procedibilità a querela nella ipotesi base, viene ridotta la casistica delle circostanze aggravanti che comportano la procedibilità d’ufficio.

 

Reati procedibili a querela estinguibili per condotte riparatorie

Inoltre, al fine di migliorare l’efficienza del sistema, favorendo meccanismi conciliativi nei casi di minore gravità, opererà in collegato anche l’istituto della estinzione del reato per condotte riparatorie, riguardante reati procedibili a querela (rimettibile) aumentando l’efficacia dell’azione repressiva dei reati più gravi.

 

Il nuovo art. 162-ter del codice penale, recante “Estinzione del reato per condotte riparatorie”, prevede che:

1.Nei casi di procedibilità a querela soggetta a remissione, il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato. Il risarcimento del danno può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta reale ai sensi degli articoli 1208 e seguenti del codice civile, formulata dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma offerta a tale titolo.
2.Quando dimostra di non aver potuto adempiere, per fatto a lui non addebitabile, entro il termine di cui al primo comma, l’imputato può chiedere al giudice la fissazione di un ulteriore termine, non superiore a sei mesi, per provvedere al pagamento, anche in forma rateale, di quanto dovuto a titolo di risarcimento; in tal caso il giudice, se accoglie la richiesta, ordina la sospensione del processo e fissa la successiva udienza alla scadenza del termine stabilito e comunque non oltre novanta giorni dalla predetta scadenza, imponendo specifiche prescrizioni. Durante la sospensione del processo, il corso della prescrizione resta sospeso. Si applica l’articolo 240, secondo comma.
3.Il giudice dichiara l’estinzione del reato, di cui al primo comma, all’esito positivo delle condotte riparatorie.

4.Le disposizioni del presente articolo non si applicano nei casi di cui all’art. 612 bis”.

 

Quindi, nei casi di procedibilità a querela remissibile, il giudice dichiarerà estinto il reato qualora il reo abbia interamente riparato, prima dell’apertura del dibattimento, il danno cagionato dal reato mediante le restituzioni o il risarcimento, e abbia eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato (qualora fosse possibile).

 

In aggiunta il risarcimento del danno potrà “essere riconosciuto anche in seguito ad offerta reale ai sensi degli articoli 1208 e seguenti del codice civile, formulata dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma offerta a tale titolo“.

 

Il citato decreto amplia anche le fattispecie di reati riparabili a querela rispetto a quelle originariamente individuate dal Legislatore; l’art. 162-ter è applicabile solo nel caso di reati procedibili a querela rimettibile cioè per delitti e contravvenzioni che offendono interessi individuali nell’esclusiva disponibilità del titolare.

 

La riparazione del danno potrà avvenire mediante risarcimento versando una somma di denaro equivalente al pregiudizio causato  o in alternativa mediante restitutio in integrum ossia reintegrazione dello stato di fatto preesistente alla commissione del reato.

 

L’art. 162-ter, co. 2, precisa che, nel caso l’imputato dimostri di non aver potuto adempiere, per fatto a lui non addebitabile, potrà chiedere al giudice, entro l’apertura del dibattimento, la fissazione di un ulteriore termine (non superiore a sei mesi) per provvedere al pagamento anche rateale.

 

Il giudice, se riterrà di accoglie la richiesta, ordinerà la sospensione del processo fissando la successiva udienza alla scadenza del termine stabilito (non oltre novanta giorni) durante il cui lasso di tempo resterà sospeso anche il corso della prescrizione.

 

Da ultimo il decreto prevede anche una disciplina transitoria per i reati perseguibili a querela in base alle nuove disposizioni: nel caso in cui essi siano stati commessi prima della data di entrata in vigore del decreto, il termine per la presentazione della querela decorrerà dalla predetta data, se la persona offesa ha avuto in precedenza notizia del fatto costituente reato. In caso di pendenza del procedimento precedente a tale data “il pubblico ministero, nel corso delle indagini preliminari, o il giudice, dopo l’esercizio dell’azione penale, anche, se necessario, previa ricerca anagrafica, informa la persona offesa dal reato della facoltà di esercitare il diritto di querela e il termine decorre dal giorno in cui la persona offesa è stata informata“.

 

Dott. Mirko Buonasperanza

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