Contestazione specifica a fronte di allegazione generica?

Abbiamo affermato che la “non contestazione” si concretizza in un comportamento processuale che rileva esclusivamente sul piano della prova dei fatti. A fronte della non contestazione il fatto non necessita di prova.1
La non contestazione, però, non vincola il giudice nel senso di escludere il suo potere di vagliare la compatibilità del fatto non contestato con il quadro probatorio. Naturalmente la non contestazione ha effetto solo se l’allegazione avversaria è specifica ma non quando è generica; in caso contrario non vi sarebbe coerenza logica con l’art. 115 c.p.c. che prevede una contestazione specifica, sottintendendo che anche l’allegazione lo debba essere. La giurisprudenza di legittimità
2 e non3 si è attestata confermando il principio generale di equivalenza probatoria tra allegazione e contestazione. Cassazione 10860/2011, ponendosi in linea di continuità con le SS.UU. del 2002, affronta il tema delle caratteristiche che deve avere il fatto allegato dall’attore. Secondo la S.C., qualora l’attore abbia genericamente allegato fatti costitutivi del diritto che siano individuati dalla legge, il convenuto avrà l’onere di contestarli specificamente, e non in modo generico, proprio per evitare che essi siano valutati incontestati dal giudice. A fronte di una specifica allegazione, come è pacifico, parte convenuta dovrà fornire una specifica contestazione. A fronte di una generica allegazione di fatti costitutivi non individuati dalla legge, l’attore correrebbe il rischio di veder rigettata la sua domanda ed inoltre, qualora non venisse rigettata, la contestazione del convenuto potrebbe limitarsi ai fatti allegati dall’attore. Quanto esposto, ha come presupposto il fatto che la circolarità tra onere di allegazione e onere di contestazione funge da assicurazione per il contraddittorio.

Nicola Galea

1

Così Cassazione n.22837/2010: “L’esigenza di provarlo insorge se sia contestato: se cioè il convenuto neghi che la donna si sarebbe determinata all’interruzione volontaria della gravidanza, o che avrebbe potuto farlo se lo avesse deciso. Se tanto non sia avvenuto, l’esigenza probatoria non sorge, non essendovi bisogno di provare il fatto non contestato”.

2Cassazione civile, sez. III, 18/05/2011 n. 10860: “Il potere di contestazione, concorrendo con quello di allegazione nell’individuazione del thema decidendum e probandum, soggiace agli stessi limiti preclusivi di quest’ultimo, costituiti dall’udienza di trattazione, di cui agli artt. 183 e 420, per il processo del lavoro. […] i fatti costitutivi del diritto siano individuati dalla legge, il convenuto avrà l’onere di contestarli specificamente, e non genericamente con una clausola di stile, per evitare che gli stessi siano ritenuti incontestati; solo in presenza di tale condizione l’attore dovrà provarli, atteso che la circolarità tra oneri di allegazione e oneri di contestazione assolve in pieno e senza discrasie la propria funzione di assicurare il contraddittorio, ai fini della conoscibilità dei fatti costitutivi del diritto azionato rispetto al convenuto, solo quando questi non siano già previsti dalla legge; mentre, comporterebbe distorsioni in presenza di fatti costitutivi conoscibili, perchè legislativamente previsti.”

Se fosse sufficiente una contestazione generica e di stile affinché l’attore sia tenuto a provare tutti i fatti costitutivi della domanda, dovremmo concludere che, in questo caso, non opererebbe l’onere di contestazione tempestiva. Onere che si fonda su tutto il sistema processuale. A tal fine rilevano: il carattere dispositivo del processo, che comporta una struttura dialettica a catena; il sistema di preclusioni, che comporta per entrambe le parti l’onere di collaborare, fin dalle prime battute processuali, a circoscrivere la materia controversa; i principi di lealtà e probità posti a carico delle parti; il generale principio di economia che deve informare il processo, avuto riguardo al novellato art. 111 Cost. (Cass. 13 giugno 2005, n. 12636). Inoltre, l’attore che non volesse correre il concreto rischio del rigetto della domanda allegherebbe la sussistenza di tutti i requisiti e articolerebbe sugli stessi le relative prove, con conseguente incidenza sulla rapida definizione del giudizio, indipendentemente da una effettiva contestazione della controparte.

3 Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 24 Aprile 2012: “Il paziente che agisce in giudizio facendo valere la responsabilità contrattuale del medico e/o della struttura sanitaria è tenuto ad allegare non un qualsiasi inadempimento, ma quell’inadempimento specifico che costituisce causa (o concausa) efficiente del danno.”

L’onere di allegazione da parte del paziente dev’essere specifico anche alla luce dell’operatività nel nostro ordinamento del principio di non contestazione codificato dall’art. 115 c.p.c.”

Così anche Tribunale Catanzaro, 29 Marzo 2012:La domanda proposta dal danneggiato per ottenere il ristoro delle spese mediche sopportate in conseguenza di un sinistro, là dove il richiedente versi in atti una congerie eterogenea di documenti di spesa, presuppone che l’attore alleghi (e provi) il motivo per cui siffatte spese siano state sopportate e soprattutto indichi l’ammontare complessivo degli esborsi resisi necessari in conseguenza del sinistro stesso. In difetto la domanda va respinta per difetto assoluto di allegazione, che evidentemente non può essere ovviato dall’esame, da parte del giudicante, del materiale prodotto, nel tentativo di identificare la funzione della spesa sostenuta a la sua connessione con l’incidente subito. Sta infatti all’attore, ai sensi dell’art. 163 c.p.c., specificare la domanda formulata ed indicarne le ragioni giustificative, a garanzia del diritto di difesa di controparte ed al fine di porre il giudice nelle condizioni di valutare correttamente se ed in quale misura la pretesa agitata sia fondata.”
“L’omessa allegazione dei fatti posti a supporto della domanda fa venir meno il possibile oggetto di una contestazione da parte del convenuto.”


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