La contestazione generica

Ulteriore questione meritevole di attenzione attiene alla specificità della contestazione; inizialmente si affermò una linea dottrinale e giurisprudenziale che negava alla contestazione generica corrispondesse a non contestazione, mancando del requisito della inequivocabilità1.La lente della giurisprudenza abbandonò tale linea e si focalizzò sul requisito della specificità. Si vuole ricordare, in primo luogo, la lettera dell’art. 115 c.p.c: “il giudice deve porre a fondamento della decisione i fatti «non specificatamente contestati» dalla parte costituita.” La sola analisi letterale conduce a ritenere specifica una contestazione che sia circoscritta ai singoli dati di fatto esposti dalla controparte; una contestazione, cioè, circostanziata, precisa, puntuale, pertinente, univoca. Secondo parte maggioritaria della dottrina, il carattere della specificità della contestazione dovrebbe essere inteso nel senso che la contestazione “non potrà mai limitarsi ad affermare puramente e semplicemente che il fatto non è vero, ma dovrà dettagliare tale negazione”2

La giurisprudenza di legittimità3 si è assestata su tale posizione: la Suprema Corte ha sempre ritenuto insufficiente la negazione pura e semplice del fatto allegato dall’avversario al fine di integrare il requisito della specificità della contestazione.

Giurisprudenza di merito ha, inoltre, chiarito quali caratteristiche debba possedere la contestazione per considerarsi specifica: “Una contestazione per essere specifica deve contrastare il fatto avverso con un altro fatto diverso o logicamente incompatibile oppure con una difesa che appare seria per la puntualità dei riferimenti richiamati”4. Il giudice afferma che il principio della necessaria contestazione specifica dei fatti addotti dalla controparte, come rileva la dottrina, è “di importanza essenziale per non rendere impossibile o comunque eccessivamente difficile l’onere probatorio delle parti ed in specie dell’attore, per evitare il compimento di attività inutili e quindi realizzare esigenze di semplificazione e di economia processuale”5

Nicola Galea

1Cosi, Cass.2.5 2007, n.10098, Cass., 3.5.2007,n.10182.,. DE SANTIS, Riv. dir. proc., 2008, p. 559: nel processo del lavoro, la contestazione meramente generica e formale, da parte del convenuto, dei fatti allegati dall’attore, non equivale a non contestazione, mancando del requisito della inequivocabilità. Nel processo del lavoro la contestazione meramente generica e formale, da parte del convenuto, dei fatti allegati dall’attore, costituisce argomento di prova

2

M. FORNACIARI, Il contraddittorio a seguito di un rilievo ufficioso e la non contestazione, in Rass. Forense, 2011, fasc. ¾ p. 527 p. 27

3 Cassazione civile, sez. lav., 12/02/2016, n. 2832: l’articolo 416 c.p.c. impone al convenuto di prendere posizione in maniera precisa e non limitata a una generica contestazione circa i fatti posti dall’attore a fondamento della propria domanda, anche prima della modifica dell’articolo 115 c.p.c. Ne consegue che quei fatti devono darsi per ammessi, senza necessità di prova, quando il convenuto nella memoria difensiva si limiti ad affermare di avere corrisposto alla lavoratrice tutto quanto le era dovuto per la qualità e la quantità del lavoro prestato e a nulla rilevando ai fini di rendere specifica la contestazione la produzione tardiva delle buste paga.

Cass. civ., sez. III, 13-03-2012, n. 3974: nel rito del lavoro, a norma dell’art. 416, comma 3, c.p.c., il convenuto, nella memoria di costituzione in primo grado, «deve prendere posizione, in maniera precisa e non limitata a una generica contestazione, circa i fatti affermati dall’attore a fondamento della domanda»; pertanto, qualora nel ricorso introduttivo di una controversia agraria sia dedotto che il rapporto ebbe inizio in un certo periodo, agli effetti dell’art. 2 della legge n. 203 del 1982, è onere del convenuto assumere posizione sull’inizio del rapporto, indicando una data differente e offrendo le prove del caso.

Cass. sez. lav. 16-02-2010, n. 3604: in sede di giudizio in materia di lavoro, la parte cui sia stato mosso un addebito riferito a fatti circostanziati non può limitarsi ad una contestazione generica, ma deve rispondere a sua volta in maniera specifica, contrapponendo specifici elementi diversi tali da escludere l’esistenza di quegli posti a base dell’addebito, secondo quanto disposto dall’art. 416 c.p.c., per cui ogni parte “deve prendere posizione, in materia specifica e non limitata ad una generica contestazione”, circa i fatti affermati dalla parte avversaria. Questo obbligo non è a carico soltanto del convenuto, ma anche dell’attore.

4 Tribunale, Catanzaro, sez. II civile, ordinanza 29/09/2009

5 Proto Pisani, La nuova disciplina del processo civile, Napoli, 1991, 158 ss.

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