Arriva a sentenza il processo sulla Trattativa Stato-mafia

 

 

Il 20 aprile 2018 la seconda sezione della Corte di Assise di Palermo presieduta dal dott. Alfredo Montalto, dopo cinque giorni di camera di consiglio, ha dato lettura del dispositivo della sentenza nel processo sulla “Trattativa Stato-mafia”.

La Corte ha deciso per la condanna degli imputati Leoluca Biagio Bagarella (pena di 28 anni), Antonino Cinà (pena di 12 anni), Marcello Dell’Utri (pena di 12 anni), Mario Mori (pena di 12 anni), Antonio Subranni (pena di 12 anni), Giuseppe De Donno (pena di 8 anni) e Massimo Ciancimino (pena di 8 anni). È stato invece assolto l’ex ministro Nicola Mancino, imputato per il reato di falsa testimonianza.

 

La Procura di Palermo ha proceduto per l’imputazione ex art. 338 c.p. rubricato “Violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti”, il quale recita: “Chiunque usa violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario, ai singoli componenti o ad una rappresentanza di esso o ad una qualsiasi pubblica autorità costituita in collegio o ai suoi singoli componenti, per impedirne, in tutto o in parte, anche temporaneamente, o per turbarne comunque l’attività, è punito con la reclusione da uno a sette anni.

Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto per ottenere, ostacolare o impedire il rilascio o l’adozione di un qualsiasi provvedimento, anche legislativo, ovvero a causa dell’avvenuto rilascio o adozione dello stesso.

Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto per influire sulle deliberazioni collegiali di imprese che esercitano servizi pubblici o di pubblica necessità, qualora tali deliberazioni abbiano per oggetto l’organizzazione o l’esecuzione dei servizi”.

 

Il reato, aggravato ex art. 339 c.p. e ex art. 7 D.L. 152 del 1991, viene ricostruito (nell’imputazione) dalla pubblica accusa individuando una condotta nella quale i soggetti attivi “per turbare la regolare attività di corpi politici dello Stato italiano ed in particolare il Governo della Repubblica, usavano minaccia – consistita nel prospettare l’organizzazione e l’esecuzione di stragi, omicidi e altri gravi delitti (alcuni dei quali connessi e realizzati) ai danni di esponenti politici e delle istituzioni – a rappresentanti di detto corpo politico, per impedirne o comunque turbarne l’attività (fatti commessi a Roma, Palermo e altrove a partire dal 1992)».

 

 

Diversamente dagli altri imputati, l’ex ministro Calogero Mannino, il quale scelse di essere giudicato tramite rito abbreviato venne assolto nel novembre 2015 “per non aver commesso il fatto”.

Resta ora da attendere la pubblicazione delle motivazioni da parte della Corte d’Assise per avere un quadro più completo su una vicenda assai rilevante per la storia, giudiziaria e non, del nostro Paese.

 

Dott. Mirko Buonasperanza

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