Violazione degli obblighi di assistenza familiare esclusa se l’inadempimento è sporadico?

La VI Sezione Penale della Corte di Cassazione ha statuito, nella sentenza n. 11635 del 2018, che non vi è violazione dell’obbligo di fornire i mezzi di sussistenza se l’inadempimento è sporadico e non doloso.

L’art. 570 c.p. – Violazione degli obblighi di assistenza familiare – punisce “Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori, alla tutela legale, o alla qualità di coniuge”, con la reclusione “fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1032 euro”.

Il comma 2 prescrive inoltre che “le dette pene si applicano congiuntamente a chi: 1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge; 2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.

 

Per ciò che attiene alla condotta illecita di cui all’art. 570 co.2, c.p. la II sezione della Cassazione, con la sentenza del 10 febbraio 2017 n.24050, aveva già deciso che, “nell’ipotesi di versamento parziale dell’assegno stabilito in sede civile per il mantenimento del figlio […] il giudice penale deve accertare se tale condotta abbia inciso in maniera apprezzabile sulla disponibilità dei mezzi economici che il soggetto obbligato è tenuto a fornire ai beneficiari, tenendo conto di tutte le altre circostanze del caso concreto, dovendosi escludere ogni automatica equiparazione dell’inadempimento dell’obbligo stabilito dal giudice civile alla violazione della legge penale”. Perciò l’eventuale inadempimento dovrebbe essere serio e di apprezzabile protrazione temporale, andando ad incidere significativamente sulla disponibilità dei mezzi economici che il soggetto obbligato è tenuto a fornire di modo che il reato non potrebbe configurarsi in modo automatico con l’inadempimento dell’obbligazione civilistica ma potrebbe conseguire solo nel caso in cui il giudice penale valuti  in concreto come grave la condotta dell’agente ossia “l’attitudine oggettiva del comportamento ad integrare la condizione che la norme punisce”.

 

Il decreto legislativo n. 21 del 2018 ha poi introdotto il nuovo articolo 570 bis c.p. – Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio – a norma del quale “le pene previste dall’articolo 570 si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli”; la  nuova norma ha l’obiettivo di ampliare le tutele rispetto a quelle previste  dal precedente articolo il quale limitava la pena al genitore che faceva mancare i mezzi di sussistenza ai propri discendenti (in genere i figli). Adesso la sanzione penale si applica anche  al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, cessazione degli effetti civili o nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione e di affidamento condiviso dei figli.

Se però da una parte la legge è precisa nel delineare una tutela nei confronti delle famiglie fondate sul matrimonio, dall’altra lacunosa è nei confronti delle unioni civili per le coppie omosessuali e per ciò che concerne le spese straordinarie: nel caso di separazione il diritto al mantenimento è garantito sulla base di quanto sancito nel contratto di convivenza il quale però, nel caso di coppie omosessuali, nulla specifica. Resterebbe però il fatto che la norma che estendeva ai genitori non sposati la possibilità di sanzione penale per la mancata corresponsione dell’assegno ai figli è ancora in vigore e va riferita anche alla nuova disposizione sull’assegno di mantenimento. Per ciò che invece attiene alle “spese straordinarie” (es. dentista, palestra, ecc.) l’art. 570-bis c.p. non chiarisce se si configuri o meno il reato anche nel caso in cui il genitore non versi la propria quota.

 

Dott. Mirko Buonasperanza

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