CORTE COSTITUZIONALE: INAPPLICABILE LA “REGOLA TARICCO” DELLA CGUE SULLA PRESCRIZIONE

Ultima novità sull’annosa diatriba fra Corte di Giustizia e Corte costituzionale Italiana legata alla sentenza Taricco e sulla conseguente c.d. “regola Taricco”. Di seguito un brevissimo excursus della questione. La ben nota vicenda, originata da una ordinanza di rinvio del Tribunale di Cuneo alla corte di Giustizia Europea nel 2014, verteva sulla possibilità che l’applicabilità della norma interna sulla prescrizione potesse violare le norme comunitarie (art.325 TFUE, che impone agli Stati membri di predisporre misure idonee per combattere le frodi e le altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell’Unione) nel momento in cui non consenta la persecuzione di reati fiscali legati all’IVA.

In estrema sintesi, la Corte di Giustizia, ricalcando la posizione del Tribunale di Cuneo, confermò l’interpretazione e impose ai giudici nazionali di disapplicare il diritto interno in materia di prescrizione a favore del diritto europeo (c.d. regola Taricco).

La risposta della Consulta non si fece attendere e oppose all’interpretazione del giudice europeo numerosi profili di incompatibilità della decisione col diritto interno italiano, specialmente con riferimento ai principi costituzionali di riserva di legge ed irretroattività della legge penale ed rielaborò la c.d. teoria dei controlimiti, di origine dottrinale; l’occasione si propose allorchè la Corte di Appello di Milano e la Corte di Cassazione sollevarono, con riferimento agli articoli 3, 11, 24, 25, comma secondo, 27, comma terzo, e 101, comma secondo, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 2 della legge 2 agosto 2008, n. 130 (la legge ordinante l’esecuzione nell’ordinamento italiano del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea) nella parte in cui impone di applicare la disposizione di cui all’art. 325 §§ 1 e 2 TFUE da cui – nell’interpretazione fornitane dalla Corte di Giustizia nella (prima) sentenza Taricco – discende l’obbligo per il giudice nazionale di disapplicare gli artt. 160 ultimo comma e 161 secondo comma c.p., relativi agli effetti dell’interruzione della prescrizione. Dunque, con l’ordinanza n. 24 del 2017, la Corte costituzionale rimise la questione in via pregiudiziale alla Corte di Giustizia, sollecitando un nuovo chiarimento sul significato da attribuire all’art. 325 TFUE.

Con il rinvio fu dunque chiesto alla Corte di Giustizia di pronunciarsi nuovamente in merito e lo fece con sentenza del 5 dicembre del 2017, ove ha rielaborato la regola della prima sentenza Taricco, rendendola più morbida e discrezionale. In particolare ha concluso che la disapplicazione non può avere luogo quando dalla stessa derivi una violazione del principio di legalità dei reati e delle pene a causa dell’insufficiente determinatezza nella legge applicabile o dell’applicazione retroattiva di una normativa che impone un regime di punibilità più severo di quello vigente al momento della commissione del fatto.

In data 10 aprile 2018, dunque, la Corte costituzionale, recependo la risposta dei giudici europei, ha scritto il capitolo conclusivo della saga emettendo un comunicato stampa, nel quale enunciava la propria posizione in merito alla questione di legittimità costituzionale. Di seguito il comunicato integrale:

I giudici non sono tenuti ad applicare la “regola Taricco” sul calcolo della prescrizione, stabilita dalla Corte di Giustizia Ue con la sentenza dell’8 settembre 2015 per i reati in materia di Iva. Pertanto, anche per questi reati, rimangono applicabili gli articoli 160, ultimo comma, e 161 del Codice penale.

La Corte costituzionale, riunita oggi in camera di consiglio, ha infatti dichiarato infondate le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 2 della legge di autorizzazione alla ratifica del Trattato di Lisbona (n. 130/2008), là dove dà esecuzione all’articolo 325 del Trattato sul funzionamento dell’Ue (TFUE) come interpretato dalla Corte di Giustizia con la “sentenza Taricco”.Le questioni erano state sollevate dalla Cassazione e dalla Corte d’appello di Milano sul presupposto che la “regola Taricco” fosse senz’altro applicabile nei giudizi in corso, in contrasto con i principi supremi dell’ordinamento costituzionale, in particolare con il principio di legalità in materia penale (articolo 25 della Costituzione).

Secondo i giudici costituzionali, però, questo presupposto è caduto con la sentenza “Taricco bis” del 5 dicembre 2017, in base alla quale l’articolo 325 TFUE (come interpretato dalla Corte di Giustizia nel 2015) non è applicabile né ai fatti anteriori all’8 settembre 2015 (e dunque nei giudizi a quibus) né quando il giudice nazionale ravvisi un contrasto con il principio di legalità in materia penale.

Che sia davvero la parola fine sullo scontro fra il Giudice delle leggi e la Corte di Giustizia europea?

Salvatore Vergone

 

Per la consultazione della versione originale del comunicato stampa: https://www.cortecostituzionale.it/documenti/comunicatistampa/CC_CS_20180410195603.pdf

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