Venditti contro la RAI: la Cassazione riconosce la lesione al diritto all’oblio

Con l’avanzare della tecnologia e l’ideazione di meccanismi sempre più sofisticati di diffusione dell’informazione, è sorta l’ esigenza sempre più impellente di proteggere la propria sfera intima e personale riguardo determinati fatti o vicende che possono distorcere l’immagine e l’idea che il pubblico può farsi di noi stessi.

In tale ambito rileva il c.d. diritto all’oblio, cioè il diritto a non rimanere esposti, per un periodo di tempo indeterminato, alle conseguenze dannose che possono ripercuotersi sul nostro onore o sulla nostra reputazione a causa di accadimenti passati o vicende nelle quali si è rimasti in qualche modo coinvolti, e che sono divenuti all’epoca oggetto di cronaca. Tale diritto dunque, che va di pari passo con il diritto di cronaca, riconosce la possibilità di essere “dimenticati”, salvo il caso in cui gli accadimenti passati tornino di attualità, e facciano conseguentemente sorgere un nuovo ed evidente interesse nella popolazione all’informazione su di essi. Non per niente il fatto, adeguatamente recepito dalla comunità, viene poi riassorbito nella sfera privata del soggetto, per garantire a pieno la sua riservatezza, venendo meno l’interesse pubblico ad una sua conoscenza.

Sul tema si è pronunciata di recente la Suprema Corte in merito ad una controversia sorta a Roma, a seguito di uno spiacevole episodio che ha coinvolto in prima persona Antonio Venditti, meglio conosciuto come “Antonello”. Il cantante aveva citato in giudizio nell’anno 2005 la RAI -Radiotelevisione italiana s.p.a., a seguito della messa in onda sulla trasmissione “La vita in diretta” di un servizio che concerneva una tentata intervista non andata a buon fine a causa del categorico rifiuto di Antonio, già mandato in onda dalla RAI nel 2000.

La Cassazione, con ordinanza n. 6919, depositata in data 20 marzo 2018, in tema di riservatezza, dichiara che dal quadro normativo e giurisprudenziale nazionale ed europeo (artt. 8 e 10 comma 2 CEDU e artt. 7 e 8 della Carta di Nizza) si ricava che il diritto all’oblio “può subire una compressione a favore dell’altrettanto fondamentale diritto di cronaca nel solo caso in cui sussistano determinati presupposti, quali: contributo arrecato dalla diffusione dell’immagine o della notizia ad un dibattito di interesse pubblico; interesse effettivo ed attuale alla diffusione dell’immagine o della notizia; elevato grado di notorietà del soggetto rappresentato, per la peculiare posizione rivestita nella vita pubblica del paese; modalità impiegate per ottenere o dare informazione, che deve essere veritiera, diffusa in modo non eccedente lo scopo informativo, nell’interesse del pubblico, e scevra da insinuazioni o considerazioni personali; la preventiva informazione circa la pubblicazione o trasmissione della notizia o dell’immagine a distanza di tempo , in modo da consentire il diritto di replica prima della sua divulgazione al pubblico.”

Nel caso di specie, la giurisprudenza di legittimità non ha riconosciuto la sussistenza di tali presupposti, e ha accolto i motivi di ricorso avanzati dal cantante. Nel tentativo di intervista difatti, i commenti ironici dei giornalisti, tenuto conto del notevole lasso di tempo trascorso dall’episodio, sono stati ritenuti “chiaramente diretti ad una mera ed ingiustificata denigrazione dell’artista, fatto apparire come una persona costantemente scorbutica ed antipatica”.

Chiara Bellini

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