Rinunzia all’eredità

La rinunzia all’eredità si verifica quando un soggetto chiamato all’eredità, non accetta il lascito ereditario, manifestando un vero e proprio rifiuto che impedisce che le situazioni giuridiche facenti parte l’asse ereditario, che gli sono destinate, possano entrare nel suo patrimonio e confondersi con esso. Si tratta di un atto unilaterale in forma pubblica, dunque da realizzarsi di fronte a pubblico ufficiale, come ad esempio un notaio, da depositarsi presso la Cancelleria del Tribunale competente, vale a dire il Tribunale del luogo di residenza del de cuius, e da trascriversi nel registro delle successioni, per garantire l’opponibilità ai terzi. La rinunzia può essere validamente compiuta nello stesso termine stabilito per l’accettazione, vale a dire dieci anni, che decorrono dall’apertura della successione, per tutti coloro che sono chiamati fin da subito, oppure dal momento in cui si verificano le condizioni affinchè possano essere chiamati, per tutti coloro la cui chiamata è sottoposta a condizione o subordinata al verificarsi di determiati eventi o situazioni di fatto.

Nonostante la rinunzia vi è l’interesse affinchè i beni o i diritti che costiuiscono la quota ereditaria rinunciata non rimangano senza padrone, per questo motivo sono previsti differenti strumenti normativi: prima di tutto la rappresentazione, nel caso in cui il rinunziante è figlio o fratello del de cuius, secondo la quale è previsto che la quota venga devoluta a favore dei discendenti di colui che ha rinunziato. In secondo luogo si può devolvere la quota all’ascendente del de cuius, se il rinunziate era un suo genitore. Se si tratta di un lascito testamentario è possibile che il de cuius abbia previsto un sostituto da far intervenire nel caso in cui il chiamato principale non avesse voluto o potuto accettare. Come ultima ipotesi si potrebbe anche prevedere l’accrescimento delle quote destinate agli altri eredi che hanno accettato. Il rinunziante ha la facoltà di revocare la rinunzia prima che le quote non siano state riassegnate secondo le modalità sopra previste.

La rinunzia può essere concepita anche in favore di qualcuno: sarà rinunzia pura e semplice se non vengono specificati particolari beneficiari (rinunzio all’eredità di mio padre in favore di coloro che subentreranno al mio posto). Se la rinunzia viene fatta non in favore di tutti coloro che potrebbero subentrare con le modalià esposte prima, ma solo in favore di alcuni, specificatamente individuati, (rinunzio all’eredità di mio padre in favore solo di Vanessa e Federica e non anche di Lucrezia) una parte della dottrina, ritenuta la più attendibile, crede che si tratti di accettazione. Infatti in questa ipotesi il rinunziante stà disponendo di diritti che non possiede, a meno che non decida di accettarli per poi ritrasferirli ad altri, quindi la sua è una rinunzia che in realtà nasconde una accettazione con conseguente donazione indiretta.

La rinunzia potrebbe anche essere effettuata dietro corrispettivo: occorre distinguere se viene fatta in favore di tutti o solo di alcuni dei chiamati. Nel primo caso si tratterebbe di una vera e propria rinunzia e il corrispettivo sarebbe da considerarsi come un elemento esterno, nel secondo caso si avrebbe accettazione con conseguente atto traslativo.

Dott. Marcello Cecchino

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