DALL’UNIONE EUROPEA LA NUOVA DIRETTIVA SUL CONTRASTO AL TERRORISMO

La direttiva 2017/541/UE, approvata il 15 marzo 2017 dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea, sostituisce la precedente decisione quadro 2002/475/GAI andando ad individuare tre categorie di fatti, i “reati di terrorismo”, i reati riconducibili a un gruppo terroristico”, e “i reati connessi ad attività terroristiche”, i quali, dovranno essere introdotti, qualora non lo siano già, come fattispecie di reato nei vari ordinamenti degli Stati membri dell’Unione entro l’8 settembre 2018.

La predetta direttiva è articolata in 6 titoli e 30 articoli che seguono ad un ampio preambolo che ribadisce gli obiettivi di prevenzione e repressione del terrorismo internazionale perseguiti dall’Unione Europea, primo fra tutti quello di fronteggiare i fenomeni dei cd. foreign fighters e del finanziamento del terrorismo.

Per quanto riguarda le norme penalistiche disciplinate nel provvedimento, come detto prima, la direttiva distingue tre tipologie di fatti che dovranno essere puniti dagli Stati membri:

  1. Reati di terrorismo (art. 3) i quali comprendono:
  2. a) attentati alla vita di una persona che possono causarne il decesso;
  3. b) attentati all’integrità fisica di una persona;
  4. c) sequestro di persona o cattura di ostaggi;
  5. d) distruzioni di vasta portata di strutture governative o pubbliche, sistemi di trasporto, infrastrutture, compresi i sistemi informatici, piattaforme fisse situate sulla piattaforma continentale ovvero di luoghi pubblici o di proprietà private che possono mettere in pericolo vite umane o causare perdite economiche considerevoli;
  6. e) sequestro di aeromobili o navi o di altri mezzi di trasporto collettivo di passeggeri o di trasporto di merci;
  7. f) fabbricazione, detenzione, acquisto, trasporto, fornitura o uso di esplosivi o armi da fuoco, comprese armi chimiche, biologiche, radiologiche o nucleari, nonché ricerca e sviluppo di armi chimiche, biologiche, radiologiche o nucleari;
  8. g) rilascio di sostanze pericolose, incendi, inondazioni o esplosioni i cui effetti mettano in pericolo vite umane;
  9. h) manomissione o interruzione della fornitura di acqua, energia o altre risorse naturali fondamentali il cui effetto metta in pericolo vite umane;
  10. i) interferenza illecita relativamente ai sistemi di informazione e interferenza illecita relativamente ai dati.

Questa categoria è da ritenersi tassativa e, come prescritto nell’art. 270-sexies c.p., si richiede un requisito di offensività “qualificata” ossia la messa in atto di fatti che “per la loro natura o per il contesto in cui si situano, possono arrecare grave danno a un paese o a un’organizzazione internazionale” integrando la condotta il cui fine è “a) intimidire gravemente la popolazione; b) costringere indebitamente i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto; c) destabilizzare gravemente o distruggere le strutture politiche, costituzionali, economiche o sociali fondamentali di un paese o di un’organizzazione internazionale”.

 

  1. Reati riconducibili a un gruppo terroristico (art. 4)

Vi rientrano, se intenzionali, gli atti di “a) direzione di un gruppo terroristico; b) partecipazione alle attività di un gruppo terroristico”.  Ai fini della punibilità è sufficiente fornire al gruppo informazioni, mezzi materiali o qualsiasi forma di finanziamento, a condizione che via sia consapevolezza che tali sussidi contribuiranno al compimento delle attività criminose del gruppo terroristico. Tali condotte sono disciplinate nel nostro ordinamento all’art. 270-bis e ter c.p.  La direttiva, all’art. 2, n. 3, definisce “gruppo terroristico” l’“associazione strutturata di più di due persone, stabile nel tempo, che agisce in modo concertato allo scopo di commettere reati di terrorismo”. Per “associazione strutturata” deve invece intendersi “l’associazione che non si è costituita per la commissione estemporanea di un reato, pur non richiedendosi necessariamente ruoli formalmente definiti per i suoi membri, continuità nella composizione o struttura articolata”.

 

  1. Reati connessi ad attività terroristiche (Titolo III, art. 5 e ss.)

Questa parte considera quelle attività che non si estrinsecano ancora in atti di terrorismo ma ne costituiscono i prodromi. All’art. 13 della direttiva si prevede che il collegamento con la condotta posta in essere non debba esplicitarsi in un atto terroristico tout court, ma specificamente in un reato di terrorismo di cui all’art. 3 o con un reato riconducibile ad un gruppo terroristico ex art. 4 dir. Vengono quindi previsti i reati di: provocazione (art. 5), reclutamento (art. 6), addestramento attivo (art. 7), addestramento passivo (art. 8), viaggi a fini terroristici (art. 9), organizzazione e agevolazione di viaggi terroristici (art. 10) e altri reati connessi al terrorismo (art.12).

Il nostro ordinamento penale, in relazione all’art. 5 dir., punisce la pubblica istigazione al terrorismo all’art. 414 c.p. mentre misure di controllo della rete e di rimozione di contenuti di matrice terroristica sono dettate dal d.l. n. 7/2015 convertito nella legge 43/2015.

Anche con riferimento alla figura criminosa di cui all’art. 6 dir. (reclutamento), il nostro codice penale fornisce tutela sotto l’art. 302 c.p. punendo l’istigazione alla commissione, tra gli altri, dei delitti di terrorismo. Se invece si intendesse il reato di recruitment nel senso non di istigazione ma di arruolamento, è possibile riferirsi all’art. 270-quater c.p.

Le fattispecie di “fornitura di addestramento a fini terroristici” (art. 7 dir.), vale a dire l’addestramento attivo, e la “ricezione di addestramento a fini terroristici” (art. 8 dir.), detto anche addestramento passivo sono punite entrambe nel nostro paese dall’art. 270-quinquies c.p. recante “addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale”.

Nell’elenco dei “reati connessi al terrorismo” seguono i viaggi con fini terroristici (art. 9), l’organizzazione e l’agevolazione degli stessi (art. 10) e il finanziamento del terrorismo (art. 11).

Come già previsto dalle convenzioni internazionali, l’art. 10 individua quali condotte punibili “gli atti connessi all’organizzazione o agevolazione del viaggio” dei cd. foreign fighter mentre l’art. 11 individua il finanziamento del terrorismo integrato dalla fornitura e dalla raccolta (diretta o indiretta) di capitali affinché gli stessi siano usati o per la commissione o per contribuire alla commissione di un qualsiasi reato tra quelli elencati agli artt. 3-10 dir. Il codice penale italiano punisce questi fatti agli artt. 270-quater comma 2 (arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale), 270-quater.1 (organizzazione di trasferimenti per finalità di terrorismo) e 270-quinquies.1 (finanziamento di condotte con finalità di terrorismo).

L’art. 12 dir., come norma di chiusura, completa l’elenco dei “reati connessi al terrorismo” disponendo che sono tali:

  1. a) il furto;
  2. b) l’estorsione commessi allo scopo di commettere uno dei reati di cui all’art. 3;
  3. c) la produzione o l’utilizzo di falsi documenti amministrativi allo scopo di commettere uno dei reati di cui all’art. 3, 4, e 9.

 

Il Titolo V della direttiva individua a seguire “Disposizioni in materia di protezione e sostegno alle vittime del terrorismo e diritti delle stesse”. Gli artt. 24-26 dir. dettano specifiche norme di tutela delle vittime del terrorismo garantendo i servizi di sostegno da attivarsi a favore delle stesse, ossia:

  1. a) sostegno emotivo e psicologico;
  2. b) consulenza giuridica, pratica o finanziaria, compreso il diritto all’informazione;
  3. c) assistenza per le richieste di indennizzo.

Si aggiungono a queste misure che riguardano la tutela della salute mediante l’accesso a cure mediche adeguate e la partecipazione sicura al processo garantita immediatamente dopo l’attentato terroristico e per tutto il tempo necessario.

A conclusione è da segnalare che l’art. 26 dir., recita che: “1. Gli Stati membri dispongono che le vittime del terrorismo residenti in uno Stato membro diverso da quello in cui è stato commesso il reato di terrorismo abbiano accesso a informazioni sui loro diritti, sui servizi di sostegno disponibili e sui regimi di indennizzo nello Stato membro in cui il reato di terrorismo è stato commesso. A tal fine, gli Stati membri interessati adottano misure adeguate per agevolare la cooperazione tra le loro autorità competenti o le rispettive strutture che offrono sostegno specialistico per garantire alle vittime del terrorismo l’effettivo accesso a tali informazioni. 2. Gli Stati membri provvedono affinché tutte le vittime del terrorismo abbiano accesso, nel territorio dello Stato membro di residenza, all’assistenza e ai servizi di sostegno di cui all’articolo 24, paragrafo 3, lettere a) e b), anche se il reato di terrorismo è stato commesso in un altro Stato membro” assicurando così la massima omogeneità della tutela di chi venisse colpito da un atto di terrorismo.

 

Dott. Mirko Buonasperanza

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