Ne bis in idem: lo scenario italiano dopo le recenti pronunce della Corte UE

In data 20 marzo 2018, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata sulla compatibilità del c.d. “doppio binario” sanzionatorio (previsto nel nostro ordinamento per quanto riguarda la doppia pronuncia di una sanzione amministrativa e di una sanzione penale nei confronti della medesima condotta di un soggetto) rispetto al divieto del c.d. ne bis in idem sancito all’art. 50 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, che impedisce la compresenza di due pronunce sanzionatorie. In tale ambito, la Corte UE ha riconosciuto l’impossibilità per un soggetto di essere sanzionato due volte nel solo caso in cui la prima sanzione risulti idonea a reprimere la violazione in modo efficace, proporzionato e dissuasivo. Spetterà al giudice del secondo procedimento stabilire la sussistenza delle condizioni sopraelencate.

Un significativo cambio di orientamento rispetto alla pronuncia del 2014 in merito al caso Grande Stevens si ebbe nel 2016 con il caso A & B contro Norvegia. In questo ambito venivano dettate delle condizioni in presenza delle quali il doppio binario era da considerarsi pienamente legittimo, prevedendo un’ interpretazione decisamente penalizzante per l’indagato: la doppia sanzione veniva considerata legittima nel caso in cui i due procedimenti fossero preordinati ad una risposta sanzionatoria unica, prevedibile e non sproporzionata.

In seguito a tale orientamento, i tribunali italiani si erano espressi in generale per la sostanziale compatibilità del doppio binario per quanto riguarda la contemporanea pendenza del procedimento sanzionatorio Consob e del procedimento penale.

Nel contesto considerato, la Corte UE è stata chiamata a pronunciarsi su tre rinvii pregiudiziali, due dei quali riguardavano proprio la compresenza del procedimento Consob e del procedimento penale per violazioni di market abuse e insider trading a seguito della medesima condotta (C-537/16 e C-596/16); il terzo riguardava invece un procedimento fiscale per mancato pagamento dell’IVA ed un procedimento penale per la medesima condotta (C-597/16). Con una pronuncia che tutela maggiormente il soggetto rispetto a quella sopracitata, la Corte ha affrontato il tema della natura della sanzione amministrativa, per valutarne l’assimilabilità con quella penale. A tal fine, si deve tener conto di tre elementi: qualificazione giuridica dell’illecito, natura dell’illecito e severità della sanzione. Analizzando l’art. 187 ter del TUF in materia di market abuse, alla luce di tali criteri, sarebbe emerso che poiché la norma prevedeva una sanzione di entità potenzialmente molto elevata, presentava una finalità repressiva tale da avere natura sostanzialmente penale.

Alla luce di ciò, la Corte ha stabilito che il principio di ne bis in idem può essere sottoposto a determinate limitazioni, che devono essere proporzionate all’esigenza sanzionatoria nel caso specifico.

I giudici italiani e la Consob dovranno dunque determinare, di volta in volta, la proporzionalità delle diverse sanzioni: se la sanzione penale risulta proporzionata, efficace e dissuasiva, la sanzione amministrativa potrebbe non essere inflitta, applicando così il principio di ne bis in idem.

Chiara Bellini

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