CERTIFICATI PENALI: PRIMI TEST PER IL REGISTRO NOTIZIE DI REATO TELEMATICO

Alcune mesi fa il Portale Servizi Telematici (PST) ha comunicato all’utenza i primi test in atto, a cura del “progetto P@ss”, circa il rilascio del certificato penale ex art. 335 c.p.p.[1] in via telematica per ora a uso esclusivo dei Punti di Accesso (PdA) in vista di un futuro iter che consentirà la richiesta e il rilascio dei certificati tramite PST.

 

L’istanza ex art. 335 c.p.p. consente all’indagato, alla persona offesa o ai rispettivi difensori di venire a conoscenza delle iscrizioni di procedimenti a proprio carico nei casi previsti dalla legge; la possibilità è infatti esclusa per i delitti di cui all’art. 407, comma 2, lettera a) c.p.p.[2] oppure qualora il pubblico ministero, per specifiche esigenze attinenti all’attività d’indagine, abbia disposto il segreto sulle iscrizioni per un periodo non superiore a tre mesi e non rinnovabile.

 

La nuova modalità telematica consentirebbe al difensore di ricevere una comunicazione al proprio indirizzo di posta certificata censito sul Reginde, il Registro Generale degli Indirizzi Elettronici gestito dal Ministero della Giustizia e contenente i dati identificativi nonché l’indirizzo di posta elettronica certificata dei soggetti abilitati tra i quali ovviamente anche gli avvocati, con le indicazioni per scaricare, previa autenticazione, il certificato richiesto.

 

I test sono stati predisposti dal 2 gennaio 2018 al fine di implementare le funzionalità per la richiesta di certificati; saranno poi via via comunicati gli uffici presso i quali il servizio sarà attivo al seguente URL: pda.processotelematicotest.giustizia.it/PASSNAZM/PassRichiestePDA.

 

Dott. Mirko Buonasperanza

 

 

[1]Art. 335 c.p.p. – Registro delle notizie di reato.

  1. Il pubblico ministero iscrive immediatamente, nell’apposito registro custodito presso l’ufficio, ogni notizia di reato che gli perviene o che ha acquisito di propria iniziativa nonché, contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome della persona alla quale il reato stesso è attribuito [61].
  2. Se nel corso delle indagini preliminari muta la qualificazione giuridica del fatto ovvero questo risulta diversamente circostanziato, il pubblico ministero cura l’aggiornamento delle iscrizioni previste dal comma 1 senza procedere a nuove iscrizioni.
  3. Ad esclusione dei casi in cui si procede per uno dei delitti di cui all’articolo 407, comma 2, lettera a), le iscrizioni previste dai commi 1 e 2 sono comunicate alla persona alla quale il reato è attribuito, alla persona offesa e ai rispettivi difensori, ove ne facciano richiesta.

3 bis. Se sussistono specifiche esigenze attinenti all’attività di indagine, il pubblico ministero, nel decidere sulla richiesta, può disporre, con decreto motivato, il segreto sulle iscrizioni per un periodo non superiore a tre mesi e non rinnovabile.

3 ter. Senza pregiudizio del segreto investigativo, decorsi sei mesi dalla data di presentazione della denuncia, ovvero della querela, la persona offesa dal reato può chiedere di essere informata dall’autorità che ha in carico il procedimento circa lo stato del medesimo.

[2] Art. 407 comma 2, lettera a) c.p.p. – Termini di durata massima delle indagini preliminari:

  1. La durata massima è tuttavia di due anni se le indagini preliminari riguardano:
  2. a) i delitti appresso indicati:

1) delitti di cui agli articoli 285, 286, 416bis e 422 del codice penale, 291ter, limitatamente alle ipotesi aggravate previste dalle lettere a), d) ed e) del comma 2, e 291quater, comma 4, del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43;

2) delitti consumati o tentati di cui agli articoli 575, 628, terzo comma, 629, secondo comma, e 630 dello stesso Codice penale;

3) delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’articolo 416bis del Codice penale ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo;

4) delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni, nonché delitti di cui agli articoli 270, terzo comma, [270bis, secondo comma], e 306, secondo comma, del codice penale;

5) delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo, escluse quelle previste dall’articolo 2, comma terzo, della legge 18 aprile 1975, n. 110;

6) delitti di cui agli articoli 73, limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell’articolo 80, comma 2, e 74 del Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni;

7) delitto di cui all’articolo 416 del codice penale nei casi in cui è obbligatorio l’arresto in flagranza;

7 bis) dei delitti previsti dagli articoli 600 600bis, comma 1, 600ter, primo e secondo comma, 601, 602, 609bis nelle ipotesi aggravate previste dall’articolo 609ter, 609quater, 609octies del codice penale, nonché dei delitti previsti dall’art. 12, comma 3, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni;

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