LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

 

  1. Concetti preliminari: distinzione tra corruzione e concussione.

Il reato di corruzione ex art. 318 e ss. c.p. è un reato a concorso necessario in cui fulcro della fattispecie è l’accordo tra un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio ed un privato; nel reato di concussione di cui all’art. 317 c.p. invece la condotta illecita attiva è esercitata dal pubblico ufficiale (o incaricato di pubblico servizio) che provoca uno stato di soggezione nel privato.

Elementi costitutivi che caratterizzano il reato di corruzione sono:

  • Violazione del bene giuridico identificato nella correttezza, nel buon andamento e nella imparzialità della pubblica amministrazione;
  • Soggetto attivo è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio (col concorso del privato corruttore ex art. 321 c.p.);
  • Il soggetto passivo è la pubblica amministrazione danneggiata;
  • La condotta consiste nell’azione illegale di ricevere per sé o per un terzo denaro od altra utilità o accettarne la promessa e in cambio di compiere o omettere un atto contrario ai doveri d’ufficio;
  • L’elemento soggettivo si configura quando il pubblico ufficiale riceve il denaro o altra utilità o ne accetta la promessa per compiere un atto contrario ai doveri d’ufficio (dolo generico) oppure quando il funzionario riceve un compenso o ne accetta la promessa per aver compiuto un atto contrario ai doveri d’ufficio.

 

  1. Perché introdurre una disciplina sulla prevenzione dei fenomeni corruttivi.

La necessità di introdurre nell’ordinamento giuridico una specifica disciplina sulla prevenzione e repressione della corruzione in relazione alla Pubblica amministrazione deriva da numerose segnalazioni ricevute da dirigenti pubblici circa anomalie incorrenti nelle procedure burocratiche rivolte all’utenza nonché da querele e denunce formali sporte presso organi di polizia giudiziaria in ordine alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione che, negli ultimi anni, hanno visto un vertiginoso incremento. Per ciò che concerne i predetti reati, è necessario rammentare che gli stessi possono essere consumati sia da soggetti appartenenti alla amministrazione pubblica sia da soggetti esterni alla stessa, elemento questo incide sulla modalità con cui si cerca di prevenire la commissione di illeciti di tal fatta.

 

  1. La legge n. 190 del 2012.

La legge 190/2012 rubricata “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella P.A.” è composta da un unico articolo a cui si aggiungono 83 commi che vanno a trattare l’intero ambito della prevenzione dei danni derivanti da corruzione. Alle regioni viene concesso il potere di disciplinare piani territoriali di prevenzione della corruzione e di individuare i punti di criticità di tale fenomeno.

A tale scopo, ogni tre anni, le regioni e le P.A., rinnovano tali piani sia dal punto di vista degli obiettivi da tutelare, sia dal punto di vista della gestione del personale, facendo turnare coloro i quali sono preposti al controllo gerarchico all’ interno degli uffici.

 

Il punto nodale del sistema di prevenzione della corruzione è incentrato sul cd. codice di comportamento[1] che costituisce una tra le principali misure poste in essere a livello decentrato, contenendo norme che regolano il corretto comportamento dei dipendenti e dell’ azione amministrativa stabilendo che coloro i quali dovessero violare tali norme sarebbero soggetti a risoluzione del rapporto lavorativo con l’amministrazione. La legge individua un codice generale nazionale di comportamento valido per tutte le P.A. ed un codice obbligatorio per ciascuna amministrazione i cui effetti sono la sanzioni disciplinari cui si aggiungono le misure di prevenzione dei danni da corruzione di natura penale[2].

 

Le misure di prevenzione contenute nella legge sono:

 

  • Misure obbligatorie, previste dalla legge o da altre fonti normative;
  • Misure ulteriori che, pur non essendo obbligatorie per legge, ogni P.A. ritenga necessarie per gestire i rischi eventualmente identificati in concreto;
  • Misure di carattere trasversale, obbligatorie e/o ulteriori, come ad esempio l’informatizzazione dei processi, il monitoraggio, la trasparenza ecc. ecc.

Da ultimo è necessario mettere in luce l’art. 54-bis. (Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti) il quale statuisce che:

“1. Fuori dei casi di responsabilità a titolo di calunnia o diffamazione, ovvero per lo stesso titolo ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, il pubblico dipendente che denuncia all’autorita’ giudiziaria o alla Corte dei conti, ovvero riferisce al proprio superiore gerarchico condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, non puo’ essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia.

  1. Nell’ambito del procedimento disciplinare, l’identita’ del segnalante non puo’ essere rivelata, senza il suo consenso, sempre che la contestazione dell’addebito disciplinare sia fondata su accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione. Qualora la contestazione sia fondata, in tutto o in parte, sulla segnalazione, l’identita’ puo’ essere rivelata ove la sua conoscenza sia assolutamente indispensabile per la difesa dell’incolpato.
  2. L’adozione di misure discriminatorie e’ segnalata al Dipartimento della funzione pubblica, per i provvedimenti di competenza, dall’interessato o dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nell’amministrazione nella quale le stesse sono state poste in essere.
  3. La denuncia e’ sottratta all’accesso previsto dagli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni»”.

Dott. Mirko Buonasperanza

 

[1] Art. 54. – (Codice di comportamento). – 1. Il Governo definisce un codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni al fine di assicurare la qualita’ dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealta’, imparzialita’ e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico. Il codice contiene una specifica sezione dedicata ai doveri dei dirigenti, articolati in relazione alle funzioni attribuite, e comunque prevede per tutti i dipendenti pubblici il divieto di chiedere o di accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilita’, in connessione con l’espletamento delle proprie funzioni o dei compiti affidati, fatti salvi i regali d’uso, purche’ di modico valore e nei limiti delle normali relazioni di cortesia.

[2] Art. 54 comma 3 –  La violazione dei doveri contenuti nel codice di comportamento, compresi quelli relativi all’attuazione del Piano di prevenzione della corruzione, e’ fonte di responsabilita’ disciplinare. La violazione dei doveri e’ altresi’ rilevante ai fini della responsabilita’ civile, amministrativa e contabile ogniqualvolta le stesse responsabilita’ siano collegate alla violazione di doveri, obblighi, leggi o regolamenti. Violazioni gravi o reiterate del codice comportano l’applicazione della sanzione di cui all’articolo 55-quater, comma 1.

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