Disposizioni testamentarie sul proprio corpo

Da sempre il corpo umano, inteso come cadavere, è stato oggetto di pietà e rispetto, al punto tale che nel diritto romano era considerato una cosa sacra, da custodire all’interno del sepolcro, ritenuto a sua volta, un luogo sacro al pari di una chiesa o di una basilica.

Nel nostro ordinamento a ciascun soggetto è riconosciuto il diritto di disporre circa le sorti delle proprie spoglie mortali, nel modo che più ritiene opportuno, attraverso disposizioni testamentarie, purché venga rispettato l’ordine pubblico, la sicurezza e il buon costume, dunque non sarà possibile prevedere disposizioni tali da discostarsi eccessivamente dalla normale destinazione che può avere un cadavere.

La destinazione normale e più logica è la sepoltura, in ordine alla quale si riconosce la liceità di disposizioni circa le modalità di tumulazione, rispettando i limiti imposti dalla legge. Da queste disposizioni derivano nuove esigenze che sono state recentemente disciplinate dal legislatore, relative alle modalità di cremazione del cadavere e della dispersione o conservazione delle ceneri.

Al di là di queste ipotesi, che potremmo definire classiche, esistono anche disposizioni più particolari: è possibile, ad esempio, prevedere l’inumazione del proprio cadavere cioè la classica sepoltura, per un periodo massimo di dieci anni, su una fossa scavata a terra, con il cadavere che, generalmente, verrà posto all’interno di una bara in legno. Oppure la cremazione, vale a dire l’incenerimento della salma su forni speciali e la conseguente raccolta delle ceneri, che possono essere a loro volta tumulate in speciali urne o sparse in spazi liberi o in specifiche zone del cimitero. Oppure ancora si può chiedere che il corpo sia messo a disposizione di università o cliniche, affinché possa essere oggetto di studio o possa servire per il prelievo di parti a fine di trapianto.

In sostanza l’ordinamento riconosce la facoltà di ciascun soggetto di manifestare una volontà giuridicamente rilevante circa la destinazione del proprio cadavere e dunque si prevede la titolarità di un vero e proprio diritto in tal senso.

Nel medesimo ambito possono essere racchiuse le disposizioni del cosiddetto, diritto di sepolcro, inteso come diritto sulla cappella funeraria dove tumulare il corpo, da realizzare in muratura, su suolo demaniale previa autorizzazione attraverso provvedimento amministrativo. Il diritto di sepolcro può anche intendersi in diritto primario e secondario: nel primo caso si fa riferimento alla vera e propria tumulazione, considerata non un mero diritto reale, ma un semplice diritto d’uso di natura personale, soddisfatto mediante un singolo atto, vale a dire la sepoltura. Nel secondo caso ci si riferisce al diritto concesso ad altri soggetti, ancora viventi, di poter entrare a visitare il sepolcro: si tratta di un diritto personale di godimento che va riconosciuto a tutti coloro legati da un vincolo familiare o affettivo con le persone ivi sepolte.

Infine, degno di nota, è il diritto di scelta del luogo di sepoltura, vale a dire il diritto, da parte del de cuius, mediante disposizione testamentaria, di scegliere ove andrà seppellito il proprio corpo. Anche in questo caso la scelta sarà sottoposta ai limiti previsti dall’ordinamento giuridico.

Anche per tali disposizioni, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte affermato che la volontà del testatore può essere accertata con ogni mezzo, anche attraverso prove testimoniali o sulla base di fatti concludenti.

Dott. Marcello Cecchino

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