Le liberalità indirette

Lo scopo proprio di una donazione, può essere raggiunto anche mediante la stipulazione di un altro negozio diverso dalla donazione, che, posto in essere per spirito di liberalità, diventerà lo strumento ideale per perseguire lo scopo donativo. Tale negozio sarà sempre sottoposto alla propria disciplina, ma in tema di forma sarà assoggettato alla disciplina sostanziale dettata in tema di donazione, soprattutto per quanto riguarda la tutela della legittima.

La giurisprudenza e la dottrina hanno individuato una serie di ipotesi di donazioni indirette:

  • La rinunzia abdicativa: una rinunzia ad un diritto fatta senza corrispettivo;
  • Il contratto a favore di terzo: un negozio stipulato affinchè i suoi effetti ricadano in favore di un terzo;
  • L’adempimento del terzo: quando si adempie ad una obbligazione altrui rinunciando al regresso;
  • La donazione mista: una vendita a prezzo notevolmente inferiore al valore;
  • Intestazione di beni a nome altrui: che rappresenta una delle ipotesi più comuni.

Prevale sia in dottrina che in giurisprudenza l’opinione che la liberalità indiretta non esporrebbe, in caso di rivendita del bene, il terzo sub acquirente ai rischi dell’azione di restituzione. Nelle donazioni dirette è infatti possibile, che l’erede o il legato, attraverso azione di restituzione, possa ottenere la restituzione del bene dal terzo, bene che verrà considerato come mai uscito dall’asse ereditario. Nella liberalità indiretta ciò non è possibile: oggetto di liberalità infatti è il denaro e non il bene, dunque al beneficiario potrà essere richiesta, al massimo una somma di denaro corrispondente al valore dell’esborso effettuato dal de cuius per consentirgli l’acquisto.

La fattispecie di donazione indiretta più ricorrente è l’intestazione di bene altrui: si tratta di un acquisto di bene immobile con intestazione a favore del beneficiario, utilizzando il denaro del donante. Un esempio classico potrebbe essere l’abitazione comprata dai genitori con i loro soldi ed intestata al figlio. A riguardo le Sezioni Unite della Cassazione hanno ritenuto che oggetto della donazione indiretta non sia il bene acquistato, ma il denaro utilizzato per effettuare tale operazione.

In ipotesi del genere, specialmente nel caso dei genitori e del figlio, il notaio che stipula il rogito deve necessariamente far risultare questa operazione per una moltitudine di ragioni: prima di tutto per motivi di coerenza fiscale, in quanto il figlio difficilmente avrà a disposizione dei redditi, e quindi sarà necessario giustificare pienamente il suo esborso di denaro. In secondo luogo per motivi di successione, infatti il figlio dovrà, in un futuro, imputare il valore del bene alla propria quota ereditaria. In terzo luogo per evitare problemi relativi alla commerciabilità del bene e garantire la completezza dei dati inseriti nell’atto, relativamente alla indicazione analitica delle modalità di pagamento.

Dott. Marcello Cecchino

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