Cassazione 7 settembre 2018, n. 20888: un’occasione per ribadire le regole d’interpretazione del contratto alla luce della teoria della “causa concreta”.

I recenti approdi ermeneutici concernenti la nozione di causa del contratto quale insieme degli interessi individuali che ciascun contraente intende perseguire, oltre all’adesione ad una visione soggettivistica del rapporto contrattuale, hanno rivitalizzato il dibattito giurisprudenziale intorno alle regole di interpretazione di cui agli articolo 1362 e seguenti del Codice Civile.

L’esercizio dell’autonomia contrattuale sancita dall’articolo 1322 c.c., in virtù della quale è prevista la possibilità di concludere contratti diversi da quelli tipici, fatto salvo il rispetto del limite di meritevolezza degli interessi perseguiti, ha subito una significativa espansione in conseguenza dell’affermazione della teoria della “causa concreta”.

Tale dato, secondo quanto recentemente ribadito dai Giudici di legittimità, ha reso ancor più stringente e necessario il rispetto dell’articolo 1363 c.c. in sede di interpretazione del contratto, qualora quest’ultimo presenti caratteristiche tali da dover essere ricondotto alla categoria del contratto atipico o misto.

Sulla base di tale norma, infatti, “le clausole del contratto si interpretano le une per mezzo delle altre, attribuendo a ciascuna il senso che risulta dal complesso dell’atto” e, secondo la lettura degli Ermellini, ciò imporrebbe di considerare le singole clausole del contratto in maniera concertata e non atomistica.

Il principio di diritto, già consolidato nella giurisprudenza di legittimità, è stato recentemente ribadito in una ordinanza della Sezione I della Corte di Cassazione, concernente l’interpretazione del contenuto di un contratto di leasing immobiliare stipulato tra due società, vertente in particolare l’esame di una espressione con la quale si condizionava l’efficacia del contratto al venir ad esistenza dell’immobile in questione.

Nel caso de quo, la Suprema Corte ribaltava la decisione del Giudice di merito, sulla base del fatto che quest’ultimo avrebbe limitato la propria analisi al mero senso letterale di una frase contenuta nella premessa del contratto, senza considerare l’intero contesto negoziale nel quale l’accordo era stato concluso.

È stato così ribadito il seguente principio: “Nell’interpretazione dei contratti, gli strumenti dell’interpretazione letterale e della individuazione del senso che emerge dal complesso dell’atto sono legati da un rapporto di necessità ed interdipendenza assumendo funzione fondamentale nell’ermeneutica negoziale, onde non è consentito di isolare frammenti letterali della clausola del testo, ma è necessario considerare il negozio nella sua complessità, raffrontare e coordinare tra loro parole e frasi, al fine di ricondurle ad armonica unità e concordanza, in particolare in presenza di un collegamento negoziale, essendo allora necessario ricostruire la concreta funzione economica dell’intera operazione negoziale”.

Gianlorenzo Franceschini

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