Il sovraindebitamento

Soggetti qualificati a richiederla

All’articolo 6 della l.27 gennaio 2012 n.3 vi è la definizione di sovraindebitamento: tale è considerata la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte ed il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente. Può avvalersi di questo anche il professionista in quanto soggetto sottratto alle procedure concorsuali, cosi come anche consumatore tale considerato dalla sentenza 1869/2016 della Suprema Corte in quanto soggetto non fallibile.

Presupposti di ammissibilità

Il debitore in stato di sovraindebitamento può proporre ai creditori un accordi di ristrutturazione dei debiti con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi, con sede nel circondario del tribunale competente, un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti e che deve assicurare un piano di pagamento per crediti impignorabili, e pagamento integrale dei tributi costituenti risorse proprie dell’Unione Europea, dell’IVA e delle ritenute operate e non versate sulla base di un piano che preveda il pagamento dei creditori, con scadenze già fissate ed indichi le eventuali garanzie prestate per poter estinguere il debito. Possibile il pagamento dilazionato. La proposta riguarda anche cessione di crediti futuri: in questo caso se i beni non sono sufficienti a relaizzare la fattibilità dell’accordo la proposta va sottoscritta anche da loro in quanto ne consentono il conferimento, anche in garanzia, di redditi o di beni con una proposta di accordo che preveda il soddisfacimento di tutti i creditori concorsuali, sia pure in misura minima (2,5%). L’accordo omologato è obbligatorio per tutti i creditori (anche non aderenti) che siano anteriori rispetto alla pubblicità della proposta e del decreto di fissazione di udienza. Il quorum per l’accettazione è del 60% dei crediti. Se il creditore non esprime il suo consenso nei dieci giorni antecedenti l’udienza si considera consenziente rispetto alla proposta. Vi è possibilità di pagamento non integrale per i creditori privilegiati allorchè ne sia assicurato il pagamento in misura non inferiore a quella realizzabile in ragione della collocazione preferenziale sul ricavato in caso di liquidazione.

Se la proposta di accordo prevede la prosecuzione dell’attività d’impresa, può essere prevista la moratoria sino ad un anno dell’omologazione in relazione ai crediti privilegiati, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione. Durante questo procedimento può anche essere previsto l’affidamento del patrimonio del debitore proponente ad un gestore (nominato dal giudice e scelto tra i professionisti. Se vengono utilizzati beni pignorati per soddisfare i crediti, o se previsto dall’accordo il giudice delegato nomina un liquidatore che dispone in via esclusiva dei beni pignorati e delle somme incassate. Il piano prevede i termini e le modalità di pagamento dei creditori (anche divisi in classi), le eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento, le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni. Possibilità di applicazione analogica dell’articolo 169 l.f. alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento per i contratti di finanziamento pendenti (quindi scioglimento del contratto con previsione di un indennizzo pari al debito residuo). Idem dicasi per tutti i rapporti giuridici contrattuali la cui funzione economica-sociale non si sia ancora realizzata. Se vi sono pagamenti e atti dispositivi di beni in violazione dell’accordo e del piano sono inefficaci.

 

 

Deposito della proposta

La domanda va proposta con ricorso al tribunale dove il debitore ha la residenza principale, la redazione del piano è affidata dal debitore ad un professionista, prima del deposito della proposta in quanto tale nomina va citata. Inamissibile la proposta formulata dal ricorrente senza l’ausilio dell’organismo di composizione della crisi(OCC),il quale entro tre giorni dal deposito deve presentare il suo piano all’agente di riscossione, ed agli uffici fiscali, inammissibile anche se i beni immonbili sono sottoposti ad esecuzione forzata e non liquidabili. Lo stesso OCC deve presentare un documento dove indica le caue dell’indebitamente e della diligenza impiegata dal consumatore nell’assumere volontariamente le obbligazioni; esposizione delle ragioni dell’inadempimento del debitore; resoconto sulla solvibilità del consumatore negli ultimi cinque anni, indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori, giudizio sulla completezza e attendibilità della documentazione.

Il giudice può concedere ulteriori qiuindici giorni per integrare la proposta.

La domanda è inammissibile se lo stesso abbia già beneficiato degli effetti di una procedura di composizione della crisi oppure sia stato soggetto a precedente luiqdazione patrimonio, chiusa nel quinquennio precedente oppure nell’ipotesi di atti di frode al debitore. La proposta è corredata dall’elenco di tutti i creditori con l’indicazione delle somme dovute, dei beni del debitore, dell’elenco degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni, la dichiarazione dei redditi degli ultimi tre anni, l’attestazione dell’organismo di composizione della crisi sulla fattibilità del piano, e l’elenco delle spese correnti per il sostentamento suo e della famiglia; in caso si tratti di un’impresa anche le scritture contabili. Se manca uno di questi documenti ne viene dichiarata l’inammissibilità.

Il debitore procede o ad una proposta di composizione della crisi oppure ad una domanda di liquidazione del patrimonio, farle cumulativamente è vietato.

Il Contenuto dell’accordo o del piano del consumatore prevede la ristrutturazione dei debiti sotto qualsiasi forma anche mediante cessione di crediti futuri, se i beni insufficienti vi è conferimento di redditi o beni di terzi; nella proposta di accordo sono indicate eventuali limitazioni all’accesso al mercato del credito al consumo, all’utilizzo di prodotti finanziari. Possono prestare le garanzie i consorzi fidi autorizzati da banca d’Italia e intermediari finanziari iscritti all’albo.

Procedimento

Il procedimento è diviso in due fasi: la prima propedeutica all’accordo, la seconda a quella del raggiungimento. L’avvio della procedura si svolge in due fasi: la prima inaudita altera parte, la seconda con pienezza del contraddittorio. Il giudice dopo una prima valutazione dei requisiti fissa udienza disponendo la comunicazione ai creditori della proposta e del decreto almeno trenta giorni prima dell’udienza. Tra deposito del ricorso e udienza intercorre un termine di sessata giorni dall’udienza. Nella stessa udienza il giudice dispone con una misura inibitoria che fino alla definitività del provvedimento di omologazione per non oltre 120 giorni non possano più essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali, né disposti sequestri. Le prescrizioni restano sospese.

Il raggiungimento dell’accordo

I creditori per certificarne l’accordo fanno pervenire all’OCC la dichiarazione sottoscritta del proprio consenso, proposta che può essere modificata dal debitore proponente entro dieci giorni prima dell’udienza fissata dal giudice. L’omologazione dell’accordo lo si ha in percentuale nel 60% dei crediti. Per i creditori privilegiati che prevede il soddisfacimento integrale non è computato ai fini del raggiungiumento della maggioranza. Non possono votare i titolari di crediti impignorabili, coniuge del debitore e suoi parenti fino al quarto grado, i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta.

 

 

Omologazione dell’accordo

Arrivati all’omologazione dell’accordo con il 60% dei crediti, verificata l’idoneità del piano ad assicurare il pagamento integrale dei creditori impignorabili. Il giudice omologa l’accordo con decreto motivato e ne dispone la pubblicità e quindi la trasmissione ai creditori, i quali entro dieci giorni possono far pervenire contestazioni,decorso tale termine l’OCC redige una relazione con le contestazioni nonché un’attestazione sulla fattibilità del piano. L’accordo omologato è obbligatorio per tutti i creditori anteriori al momento della pubblicità della proposta e del decreto di fissazione di udienza. Contro l’omologazione pulò essere proposto reclamo.

Gli effetti dell’omologazione riguardano l’esdebitazione del debitore nei confronti di tutti i creditori per titolo o causa anteriore al deposito della proposta, l’inefficacia dei pagamento e degli atti dispositivi eseguiti in violazione dell’accordo, nonché la prededucibilità, dei crediti sorti in occasione o inf unzione del procedimento. L’omologazione interviene entro sei mesi dall’accordo.

Liquidazione del patrimonio

Questa terza via prescinde dal consenso dei creditori e non risponde ad una finalità di risanamento, e la domanda è proposta al tribunale dove risiede il debitore e quindi è in forma volontaria con la funzione di realizzare il massimo soddisfacimento dei creditori. Il programma di liquidazione de ve avere espressamente una durata minima di quattro anni dal deposito della domanda e viene attta da un liquidatore nominato dal giudice.  Il debitore istante non deve aver fatto ricorso nei precedenti cinque anni e durante questa procedura è preclusa la contestazione di presentazione di una proposta di accordo di composizione della crisi o di una domanda di liquidazione del patrimonio. A designare l’O.C.C. oltre al debitore può essere il Tribunale. Che deve contenere le cause  dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal consumatore nell’assumere volontariamente le obbligazioni; esposizione delle ragioni dell’inadempimento del debitore; resoconto sulla solvibilità del consumatore negli ultimi cinque anni, indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori, giudizio sulla completezza e attendibilità della documentazione.

 

Conversione della procedura di composizione in liquidazione

Il giurice su istanza del debitore o dei creditori dipsone con decreto  la conversione della procedura della crisi di cui alla sezione prima in quella di liquidazione del patrimnio nell’ipotesi di annullamento dell’accordo o di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore. Se la domanda soddisfa i requisiti il giudice dichiara apertea l’apertura della liquidazione nominando un liquidatore; dosèpme che fino a quando il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono sotto pena di nullità essere iniziate azioni cautelari o esecutive, stabilisce la pubblicità della domanda, ordina se i beni sono immobili o mobili la registrazione e la trascrizione, ordina la consegna o il rilascio dei beni facenti parte del patrimonio di liquidazione, provvedimento che è a titolo esecutivo, il decreto va equiparato al pignoramento, la procedura resta aperta sino alla completa esecuzione del programma di liquidazione. La domanda di partecipazione avviene con ricorso, con allegati i documenti che comprovano i diritti fatti valere, il liquidatore poi verifica l’elenco dei creditori ed i loro documenti e predispone un progetto di stato passivo comunicandolo ai creditori, i quali hanno quindici giorni per eventuali osservazioni. In assenza di contestazioni, il liquidatore approva lo stato passivo. Se vi sono contestazioni non superabili, il liquidatore rimette gli atti al giudice che provvede alla definitiva formazione dello stato passivo.

Inventario ed elenco dei creditori

Il liquidatore, quindi terminata la verifica dei creditori e l’attendibilità della loro documentazione forma l’inventario dei beni e lo comunica ai creditori e titolari di diritti reali, personali mobiliari e immobiliari del debitore. Per partecipare devono depositare o trasmettere la domanda anche per PEC, il liquidatore comunica inoltre la data entro cui vanno presentate le domande e la data entro cui sarà comunicata al debitore e ai creditori lo stato passivo.

Domanda di partecipazione alla liquidazione

La domanda presentata con ricorso deve contenere: dati del creditore, determinazione della somma che si vuole far valere, succinta descrizione dei fatti ed elementi di diritto che costituiscono la ragione della domanda, eventuale indicazione di titolo di prelazione, indicazione dell’indiritto di posta elettronica certificata con allegati i documenti che dimostrano tali diritti.

Formazione del passivo

Il liquidatore, esamina le domande e predispone un progetto di staato passivo comunicandolo a chi ha presentato domanda, entro dieci giorni i creditori possono portare osservazioni, se ciò non avviene viene approvato dandone comunicazioni alle parti. Se vengono presentate delle eccezioni fondate entro quindici giorni il liquidatore procede alla modifica dello stato passivo, se le criticità non sono superabili lo stato passivo è rimesso al giudice.

Liquidazione

Il liquidatore entro trenta giorni dalla formazione dell’inventario, elabora un progetto di liquidazione che viene comunicato a debitore e creditori entro trenta giorni dalla formazione dell’inventario. Il liquidatore amministra i beni che compongono il patrimonio di liquidazione. Il liquidatore vende i beni tramite procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati. Prima del completamento dell’operazione di vendita, il liquidatore avverte le parti. Il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformità degli atti dispositivi al programma di liquidazione autorizza lo svincolo delle somme. All’esecuzione completa del programma di liquidazione il giudice decorsi quattro anni decreta la fine della procedura. Il liquidatore esercita ogni azione prevista dalla legge finalizzata a conseguire la disponibilità dei beni compresi nel patrimonio da liquidare, lo stesso liquidatore può esercitare azioni volte al recupero dei crediti compresi nella liquidazione.

Beni e crediti sopravvenuti

I beni sopravvenuti nei quattro anni sucessivi al deposito della domanda di liquidazione costiuiscono oggetto della stessa, dedotte le passività incontrate per l’acquisto e la conservazione dei beni medesimi.

Creditori posteriori

I creditori, con causa o titolo posteriore al momento dell’esecuzione della pubblicità non possono procedere esecutivamente sui beni oggetto di liquidazione. I crediti sorti in occasione o in funzione della liquidazione o di uno dei procedimenti di cui alla precedente sezione sono soddisfatti con precedenza rispetto agli altri.

Organismi di composizione della crisi

Possono essere dichiarati tali gli iscritti agli ordini professionali di avvocati, commercialisti ed esperti contabili e dei notai che sono iscritti di diritto a semplice domanda presso l’apposito registro tenuto presso il ministero della giustizia. L’organismo assume ogni iniziativa funzionale alla predisposizione del piano di ristruttrazione e all’esecuzione dello stesso, esegue le pubblicità a mezzo di posta elettronica certificata. Questa funzione di O.C.C. può essere affidata dal debitore ad un professionista di cui detto prima. I requisti per esserlo sono laurea magistrale in materie economiche o giuridiche con frequenza obbligatoria di almeno sei mesi presso O.C.C., curatori fallimentari commissari giudiziali. L’iter di iscrizione va terminato entro trenta giorni dalla data di ricevimento della domanda.

Sanzioni

Sanzionato il debitore che per ottenere l’accesso alla procedura modifica il passivo; altera o sottrae, occulta o distrugge in tutto o in parte la documentazione relativa alla propria situazione debitoria; effettua pagamenti violando gli accordi; punito anche il componente dell’O.C.C. che falsifica documenti o che cagiona danno ai creditori mettendo o rifiutando senza giustificato motivo un atto del suo ufficio.

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