INTERCETTIAMOCI: Uno sguardo approfondito sulla recente riforma delle intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Con il d. lgs.. 29.12.2017 n. 216 (pubblicato in G.U. dell’11.1.2018 ed entrato in vigore lo scorso 26 Gennaio) sono state emanate “disposizioni in materia di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 82, 83 e 84, lettere a), b), c), d) ed e), della legge 23 giugno 2017, n. 103”.

Tra le diverse innovazioni normative, si segnala – anzitutto – il novellato art. 267, comma 4, c.p.p. al quale l’art. 2 del d. lgs. 216/2017 ha aggiunto il seguente periodo: “L’ufficiale di polizia giudiziaria provvede a norma dell’articolo 268, comma 2-bis, informando preventivamente il pubblico ministero con annotazione sui contenuti delle comunicazioni e conversazioni”.

Il legislatore delegato ha, così, inteso attribuire un ruolo centrale all’attività svolta dalla Polizia Giudiziaria in punto di preventiva selezione e delibazione circa le conversazioni di effettiva rilevanza da sottoporre al successivo vaglio del Pubblico Ministero.

In tal senso, infatti, viene introdotto l’art. 268, comma 2-bis c.p.p. a tenore del quale è compito della Polizia Giudiziaria individuare e procedere alla trascrizione delle conversazioni ritenute utili ai fini investigativi disponendo, al contempo, per quelle non pertinenti che nel verbale delle operazioni venga indicata “soltanto la data, l’ora e il dispositivo su cui la registrazione è intervenuta”. Il combinato disposto degli artt. 267, comma 4 e 268, comma 2-bis c.p.p. introduce, rispetto alla previgente disciplina, indubbi profili di novità operative destinate a rimodulare gli ambiti tradizionali del preliminare intervento selettivo delle conversazioni originariamente appannaggio del solo Pubblico Ministero. Senza dubbio, la nuova articolazione investigativa richiederà un supplemento di zelo nello scrutinare l’effettiva (ir)rilevanza del materiale acquisito, atteso che – non di rado – l’oggetto dell’intercettazione può disvelare l’esistenza di un più ampio disegno criminoso meritevole di approfondimento proprio attraverso la valorizzazione di quanto, prima facie, ritenuto non pertinente. Brevemente, merita cenno anche l’introduzione del c.d. Trojan di Stato (art. 266, comma 2, c.p.p., come modificato dall’art. 4, comma 1, d. lgs. 216/2017), ossia del captatore informatico – di cui, peraltro, non si rinviene una puntuale definizione – che potrà essere inoculato solo su dispositivi elettronici portatili, al fine di procedere ad intercettazioni ambientali per uno dei delitti previsti dall’art. 51, commi 3-bis e 3-quatet c.p.p. Nei luoghi di c.d. privata dimora, l’utilizzo del Trojan di Stato sarà consentito limitatamente all’ipotesi di flagranza di reato, con puntuale indicazione – nel decreto autorizzativo del Giudice – dei tempi e dei luoghi di captazione.

 

Dott. Roberto Santoro

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