La riforma delle impugnazioni nel processo penale: cosa cambia?

La scorsa settimana il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo attuativo della riforma che modifica la disciplina sui giudizi di impugnazione così come da delega inserita nella legge numero 103 del 2017 (“Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario”). Le novità introdotte andranno a circoscrivere l’area delle impugnazioni sia da parte del pubblico ministero sia da parte dell’imputato.

 

Il decreto modifica la disciplina processuale penale in materia di giudizi di impugnazione, inserendosi nel “più ampio programma sotteso alla riforma, volto alla semplificazione e velocizzazione dei processi, in modo da garantire l’attuazione del principio della ragionevole durata del processo“, così come enuncia il Ministero della Giustizia in un comunicato ufficiale.

 

Il traguardo da raggiungere è la deflazione del carico giudiziario “mediante la semplificazione dei procedimenti di appello e di cassazione” continua il comunicato. A tal proposito la norma contenuta nella delega modifica il procedimento davanti al giudice di pace, individua gli uffici del pubblico ministero legittimati a proporre appello, riduce i casi di appello e limita l’appello incidentale al solo imputato.

 

Più in particolare il decreto legislativo limita i poteri di appello sia del pm che dell’imputato circoscrivendo la facoltà di impugnazione nei limiti in cui “le pretese delle parti, legate all’esercizio dell’azione penale per il pubblico ministero e al diritto di difesa per l’imputato, risultino soddisfatte“.

 

È ridotta quindi la legittimazione all’impugnazione nel merito:

 

  1. al pubblico ministero con preclusione dell’appello delle sentenze di condanna (sentenze che hanno riconosciuto la fondatezza della pretesa punitiva) salvo alcuni casi specifici come ad esempio la sentenza modificante il titolo di reato o escludente l’esistenza di aggravanti ad effetto speciale.

 

  1. all’imputato con preclusione dell’appello delle sentenze di proscioglimento pronunciate con le più ampie formule liberatorie ovvero perché il fatto non sussiste o perché non l’imputato non lo ha commesso.

 

Viene poi ad essere introdotta una novella in materia di appello incidentale la quale dà attuazione alla riforma della disciplina delle impugnazioni con riferimento ai procedimenti avanti al giudice di pace.

 

Da ultimo il Consiglio dei Ministri ha anche approvato, in via preliminare, il decreto attuativo della direttiva dell’Unione Europea che disciplina l’accesso da parte delle autorità fiscali alle informazioni in materia di antiriciclaggio con lo scopo di garantire una più efficiente cooperazione amministrativa tra gli Stati membri.

 

Nello specifico viene previsto che “i servizi di collegamento designati a fornire alle autorità richiedenti degli altri Stati membri gli elementi utili per lo scambio di informazioni e la cooperazione amministrativa, oltre a utilizzare i dati e le notizie contenuti nell’anagrafe tributaria o acquisiti dall’Agenzie delle entrate nel corso dei propri accertamenti hanno accesso anche ai dati e alle informazioni sulla titolarità effettiva di trust e di persone giuridiche, contenuti nell’apposita sezione del registro delle imprese“.

 

 

Dott. Mirko Buonasperanza

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