LA CONDOTTA DI DAZIONE O PROMESSA DI DANARO NON INTEGRA IL REATO DI PROSTITUZIONE MINORILE SE RIENTRA NEL PIANO DI ADESCAMENTO DEL MINORE

La condotta di dazione o promessa di danaro nei confronti di un minore di età compresa tra i quindici e i diciotto anni in cambio di prestazioni sessuali, integra nel nostro ordinamento il reato di prostituzione minorile, disciplinato all’art. 600-bis comma 2 c.p.

Nelle ipotesi tuttavia in cui tale condotta non rientri nel preciso schema “do ut des”, nel quale il danaro è il mezzo di ottenimento del consenso del minore, la fattispecie criminosa cambia volto. Si pensi ad un uomo che si apposta all’uscita di una scuola per poi avvicinare un ragazzo ed invitarlo a salire in macchina; durante il viaggio inizia a parlare di sé, in modo accattivante e scherzoso, passando progressivamente alla raccolta di informazioni sul ragazzo e introducendo argomenti sempre più intimi, accennando tra le altre cose al pagamento di somme di danaro in cambio di “massaggi”. Arrivati in un parcheggio, l’uomo convince il ragazzo a compiere un atto sessuale. In questo preciso caso, è sempre applicabile il 600-bis comma 2?

La Suprema Corte, individuando il diverso e più specifico contesto in cui tale condotta si palesa, prevede che “condotte caratterizzate da modalità induttive, ovvero da comportamenti positivi, consistenti nell’esercizio di una subdola attività di persuasione e di pressione, realizzate approfittando di una condizione di inferiorità psichica o fisica tale da viziare il consenso prestato dalla persona offesa, integrano la fattispecie di cui all’art. 609-bis comma 2 n. 1.” (Sent.Cass. n. 38787/2015)

La Cassazione dunque, invitata a pronunciarsi sul caso, ed avendo tenuto in considerazione che, al termine dell’incontro l’uomo offre nuovamente venti euro al ragazzo, il quale li rifiuta, esclude che la condotta integri il reato di cui all’art. 600-bis. La promessa di danaro, rientrando nel subdolo piano di adescamento, integra invece la più grave fattispecie di reato di violenza sessuale, disciplinata all’art. 609-bis comma 2 n. 1 c.p.

La giurisprudenza di legittimità inoltre, ha recentemente ricostruito le condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto, definendola in termini di “una situazione personale riferibile ad una condizione particolare di vulnerabilità connessa ad una situazione ambientale, familiare o relazionale tale da incidere sulla formazione del consenso”. (Sent. Cass. n. 52041/2016).

La presenza di una situazione personale di inferiorità psichica tale da rappresentare terreno fertile per l’espletamento di una pedante azione persuasiva finalizzata a viziare il consenso del minore dunque, integra la violenza sessuale, ed assorbe la condotta di dazione o promessa di danaro, che entra in questo ambito a far parte del più ampio progetto criminoso.

Chiara Bellini

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