NUOVE PRECISAZIONI SULLA CONDOTTA NEL REATO DI STALKING.

Con il termine stalking si fa riferimento a dei comportamenti reiterati di tipo persecutorio, realizzati da un soggetto nei confronti della sua vittima come recita l’art. 612 bis c.p. a norma del quale “salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

 

Perché la fattispecie possa integrarsi occorre che le condotte vessatorie sfocino in minaccia, molestia ovvero in atti lesivi continuati e tali da indurre nella persona che le subisce un disagio psichico e fisico oltre che un ragionevole senso di timore.

 

In ogni caso è essenziale che il contegno dell’agente cagioni alla vittima un grave disagio psichico ovvero determini un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o, comunque, pregiudichi in maniera rilevante il suo modo di vivere.

 

Importante però è che la condotta, per essere ritenuta penalmente rilevante, sia reiterata nel tempo, dovendo essere connotata da abitualità e continuità.

 

Con la riforma del processo penale ex legge n.103 del 2017 è stato introdotto il nuovo art. 162-ter (“Estinzione del reato per condotte riparatorie”), col quale si è previsto che “nei casi di procedibilità a querela soggetta a remissione, il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato“. Il risarcimento del danno “può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta reale ai sensi degli articoli 1208 e seguenti del codice civile, formulata dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma offerta a tale titolo“.

 

A seguito di forti critiche dovute alla nuova causa di estinzione del reato per condotte riparatorie in relazione allo stalking il Parlamento ha pubblicato la legge n. 172 del 2017 la quale converte, con modificazioni, il D.L.  n. 148 del 2017 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili oltre alla modifica alla disciplina dell’estinzione del reato per condotte riparatorie) il cui art. 1 comma 2 introduce un nuovo comma all’art. 162-ter c.p., in base al quale “le disposizioni del presente articolo non si applicano nei casi di cui all’art. 612-bis c.p“. si evita così che un delitto che desta forte allarme sociale possa essere estinto tramite condotte riparatorie.

 

Quanto poi alla giurisprudenza è necessario sottolineare che la V sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 104 del 2018, ha affermato che “è configurabile il delitto di atti persecutori allorché vi siano dei comportamenti invasivi della libertà personale tradottisi in appostamenti, pedinamenti, avvicinamenti anche fisici in grado di determinare nella persona offesa uno stato di timore e di ansia, costringendola a modificare le proprie abitudini” precisando che, ai fini dell’integrazione dello stalking, “non si richieda l’accertamento di uno stato patologico, ma è sufficiente la produzione di un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima , confermando quanto già statuito in una precedente pronunzia” [n.d.r. Cass. Pen., Sez. V, sentenza n. 18646 del 2017].

 

Per concludere, in aggiunta a quanto statuito dalla Suprema Corte, la stessa ha infine riconosciuto che, ai fini della penale responsabilità, “non rilevi il breve arco temporale in cui si sono estrinsecate le condotte, potendo configurarsi il delitto in esame anche quando i comportamenti siano ripetuti nell’arco di una sola giornata, o, come nel caso trattato nella sentenza in commento in tre giorni, a condizione che tali atti siano la causa di uno degli eventi previsti dalla norma incriminatrice” (Cass. 2018 cit.). Il breve arco temporale nel quale le condotte sono state poste in essere è stato più volte evidenziato come punto focale: fra le altre si veda la sentenza n. 38306/2016 la quale sottolinea “come sia configurabile il delitto di atti persecutori anche quando le singole condotte sono reiterate in un arco di tempo molto ristretto (anche nell’arco di una sola giornata), a condizione che si tratti di atti autonomi e che la reiterazione di questi, pur concentrata in un brevissimo arco temporale, sia la causa effettiva di uno degli eventi considerati dalla norma incriminatrice“.

 

Dott. Mirko Buonasperanza

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