IL TESTAMENTO BIOLOGICO

Il 14 dicembre scorso il Senato della Repubblica ha approvato la legge sul testamento biologico, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 16 gennaio 2018. La neo-legge che detta “norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” entrerà in vigore il prossimo 31 gennaio. Da molti definita legge di civiltà, essa è stata da molti anni attesa dal nostro ordinamento, scosso, di frequente, da casi come Englaro e Welby che mostrano con chiarezza l’intimo confine esistente tra diritto, morale e medicina.

Tanti sono i contenuti della legge che si compone di appena 8 articoli. Intanto essa si pone a tutela della “vita, della salute, della dignità e dell’autodeterminazione della persona” e ribadisce il fondamentale diritto della persona a non subire trattamenti sanitari che non siano conseguenza del “proprio libero e informato consenso” collocandosi così in perfetta linea con i principi fondamentali che la nostra Costituzione sancisce a tutela della libertà personale e della salute (artt. 2, 13 e 32) oltre che dei principi previsti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Punto centrale del testamento biologico è segnato poi dalle “dichiarazioni anticipate di trattamento” (DAT) attraverso le quali “ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere” può autodeterminarsi circa le scelte diagnostiche o terapeutiche e ai singoli trattamenti sanitari da ricevere o meno in previsione di “un’eventuale futura incapacità”. È prevista poi la nomina di un “fiduciario” con la funzione di rappresentare il disponente nelle relazioni con il medico e la struttura sanitaria. Costui accetta tale nomina attraverso la sottoscrizione delle DAT o con atto ad esse allegato.

Il medico è tenuto al rispetto delle DAT e può disattenderle soltanto ove, d’accordo con il fiduciario, “esse appaiano palesemente incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente ovvero sussistano terapie non prevedibili all’atto della sottoscrizione, capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita”.

La legge prevede, poi, la specifica forma giuridica che tali dichiarazioni devono assumere per poter produrre effetti. In particolare è prevista la possibilità, se le condizioni fisiche del paziente lo consentono, di esprimerle attraverso “videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare”.

Infine, al comma 5, si dispone la “pianificazione condivisa delle cure” tra medico e paziente alla quale l’équipe sanitaria deve attenersi “qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità”.

Gianni Capobianco

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