Una Margherita con le spine

Petaloso è stata la parola chiave del governo Renzi e petalose saranno le elezioni di quest’anno, quantomeno parlando di simboli elettorali. Nella petalosa diatriba è finita suo malgrado la margherita. L’innocente fiore del “m’ama non m’ama” diventa il simbolo del “mi voti o non mi voti”. La controversia nei fatti è uno scontro fra Francesco Rutelli, che con Enzo Bianco resta ultimo detentore del simbolo della Margherita, importante partito che portò il prof. Prodi a formare il governo nel 2006, poi confluito nel PD nel 2007, e l’attuale ministro della salute Beatrice Lorenzin. La Lorenzin qualche giorno fa aveva infatti annunciato che la sua lista (Civica Popolare) sarebbe stata rappresentata da una margherita. Peccato che l’uso sia stato diffidato dai liquidatori di DL-La Margherita, che, di quel che resta del partito, sono i legali rappresentanti, ritenendo che sia illegittimo perché richiamerebbe l’emblema del soggetto politico.

Secondo Lorenzo Dellai, fondatore della Margherita Trentina nel 1998 “uno spazio politico non può essere brevettato, fermo restando le norme a tutela dei simboli che conosciamo e intendiamo rispettare”.

Toni aspri sono stati usati da Rutelli in una intervista al Corriere della sera dove ha spiegato il motivo di tanta avversione “Perché sarebbe un trucco. Un modo per alludere a una formazione che ha avuto 5 milioni e 400 mila consensi e, nelle proprie fila, gli ultimi tre presidenti del Consiglio e l’attuale presidente della Repubblica. Del resto, nessuno potrebbe presentare l’ Ulivo, o la Quercia… “. E pure sul “giuridico, non si può utilizzare un simbolo senza l’autorizzazione del suo titolare.” Ma quale norma tutela il titolare del simbolo politico? Una sentenza del 2015 del Tribunale di Palermo ha affermato che, quando si parla di nome o di segno distintivo in capo ad un’associazione politica, si rientra nell’ambito dei diritti della personalità e non di diritti di utilizzo economico e commerciale (artt.7 e 8 del codice della proprietà industriale), anche perché sotto il profilo soggettivo la medesima associazione non può essere annoverata tra i soggetti imprenditori di cui all’art. 2082, dal momento che l’attività che la stessa pone in essere esclude lo scopo di lucro e pertanto deve applicarsi l’art. 7 c.c. (Tutela del diritto al nome).

Alla fine Beatrice Lorenzin ha presentato il simbolo con al centro un bel fiore giallo e d ha giurato:”Non è una margherita, è una peonia”

E così il simbolo (da lei stessa definito petaloso in conferenza stampa) sfondo di fucsia, peonia e cinque tondini contenenti i simboli delle liste confluite, sará sufficiente per far avere l’esenzione dalla raccolta firme previste dal Rosatellum bis, almeno per quanto riguarda Alternativa Popolare, ponendo un punto definitivo alla questione”mi firma o non mi firma”.

Salvatore Vergone

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