L’immagine del minore nella legge sul diritto d’autore

La regola generale stabilita dalla legge sul diritto d’autore è che il ritratto di una persona non può essere esposto senza il suo consenso (art. 96 legge n. 633/1941).

Tale regola subisce un’eccezione nel momento in cui la pubblicazione dell’immagine è giustificata dalla notorietà della persona ritratta o quando è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. Il ritratto non può, comunque, essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione od anche al decoro della persona ritratta (art. 97 legge n. 633/1941).

La Corte di Cassazione si è occupata della vicenda di una donna che domandava il risarcimento per la pubblicazione di una foto del figlio su una rivista, la quale lo raffigurava vicino ad una attrice televisiva in topless, nell’atto di quella che era definita dalla ricorrente come una “lotta lasciva” con il padre del minore, all’epoca non ancora separato dalla ricorrente.

La Cassazione ha accolto il ricorso della signora, rinviando ad altra sezione della Corte d’Appello il nuovo esame del fatto, alla luce del principio di diritto che ha dato rilievo al diritto alla riservatezza del minore.

Secondo la ricorrente, la fotografia non solo era stata pubblicata senza il necessario consenso, ma altresì ledeva gravemente il decoro e l’onorabilità del figlio minore, motivi per i quali la donna agiva come titolare della potestà genitoriale sul minore, ai sensi della legge n. 633/1941.

Con il primo motivo di ricorso, accolto dalla Cassazione, veniva specificato che nella fattispecie il necessario consenso era mancato, nè poteva presumersi il consenso implicito del padre, esercente anch’egli la potestà sul figlio.

Non era, inoltre, possibile ravvisare nemmeno l’ipotesi derogatoria prevista dall’art. 97 della legge n. 633/1941.

La circostanza che la compagna del padre fosse all’epoca un’attrice famosa non legittimava, comunque, la riproduzione fotografica del minore, senza il preventivo consenso del genitore, e ciò anche se il minore era stato ritratto in un luogo pubblico ed in compagnia di un personaggio pubblico, “notoriamente soggetto all’interesse dei fotografi”. Nella vicenda in esame, la riproduzione dell’immagine di cui si assumeva l’illiceità non riguardava, infatti, nè la famosa attrice nè il padre del minore, entrambi oggetto dello scoop dei fotografi, bensì il minore medesimo, “ritratto senza particolari cautele per renderlo non riconoscibile”.

Con il secondo motivo, la ricorrente denunciava la violazione e falsa applicazione della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia del 20 novembre 1989, ratificata con legge n. 176/1991, e della normativa a tutela dei minori, con riferimento agli artt. 2 e 31 della Costituzione.

Alla luce delle suddette disposizioni, secondo la Cassazione, laddove non si riscontri alcuna utilità sociale della notizia, nel bilanciamento degli opposti valori costituzionali, e quindi del diritto di cronaca e del diritto alla privacy, la riservatezza del minore è da considerarsi assolutamente preminente. I giudici di appello avrebbero dovuto, quindi, meglio esaminare il contesto nel quale era stata riprodotta l’immagine del minore, al fine di stabilire se il suo diritto alla riservatezza fosse stato effettivamente leso o minacciato.

 

Dott. Alessandro Pagliuca

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