I diritti dimenticati nella produzione di vestiti.

Compri qualcosa in un negozio, paghi, lo indossi. Fin qui tutto bene.

Da qualche giorno, invece, comprare un vestito potrebbe comportare qualche sorpresa. Sono stati ritrovati in alcuni abiti di un noto marchio Spagnolo, acquistati a Istanbul, dei biglietti a dir poco particolari.

I messaggi erano chiari e preoccupanti : richieste disperate di aiuto. “Ho fatto questo prodotto che comprerete, ma non sono stato pagato”.

Gli autori sono gli operai turchi ai quali molti marchi oggi affidano la produzione di abiti. La fabbrica, secondo alcune testimonianze e notizie riportate da inchieste, avrebbe chiuso improvvisamente lasciando i dipendenti senza alcuna fonte di sostentamento e con stipendi arretrati mai pagati.

Da questo episodio sono state molte le testate giornalistiche ad occuparsi della faccenda. Ad andare dritto al cuore della questione e’ stato un servizio delle Iene andato in onda su italia 1. Il servizio, partendo dai bigliettini ritrovati nelle tasche dei vestiti, ha raggiunto l’ India. Qui lo scenario e’ a dir poco spaventoso: luoghi fatiscenti, crolli, morti sul lavoro,  lavoro minorile, gravi incidenti ed ore di lavoro oltre ogni immaginabile limite. Un mercato malato quello che emerge dalle ultime notizie.  Un mercato che svende magliette e vite. Troppi i diritti violati, troppa l’ indifferenza. E’ necessario un intervento urgente in materia.

Ilaria Di Blasio

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